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RRENJAT E ARBERISE
LE RADICI DELL'ARBERIA
IL NUOVO RECITAL DI PINO CACOZZA
Dopo il CD dal titolo HISTORIA, che
contiene testi poetici musicati dallo stesso Autore, che ha riscosso
un vasto successo tra le comunitą albanesi del Cosentino, il
Cantautore e poeta Pino Cacozza ha ideato e realizzato un Recital
dal titolo Le radici dell’Arbėria.
Il Recital che si compone di 13 titoli, con testi cantati o recitati
su sfondo musicale, č un percorso attraverso la cultura arbėreshe,
dalle origini ad oggi.
L’Autore parte dal testo popolare Vdekja e Skanderbekut
(“Rapsodie d’un poerma albanese raccolte nelle Colonie del
Napoletano a cura di G. De Rada, del 1866), che riporta alle
origine della drammatica emigrazione degli Albanesi dalle sponde
d’Oltre Adriatico nel Regno di Napoli dopo la morte del Principe
Giorgio Castriota; per soffermarsi su momenti che hanno tratteggiato
fasi significative dell’esperienza umana degli Arbėreshė,
sviluppatasi in pił di 500 anni nell’Italia meridionale.
Risuonano gli echi del peso del lavoro, affrontato con passione
perché ritenuto una potente fonte di riscatto e di creazione di
benessere; gli echi del percorso culturale con il De Rada, che dą
consapevolezza della lingua e della letteratura albanese; con il
Collegio Corsini - S. Adriano, che diventa fucina
politico-culturale, con i papąs che si rabbattano a interpretare il
rito come identitą religiosa ed etnica, con numerosi patrioti e
politici distintisi nella storia d’Italia: A. Milano, A. Dramis, D.
Mauro, F. Crispi, C. Mortati.
All’orizzonte del processo di integrazione – al di lą del miracolo
di resistenza per pił di 500 anni di una cultura in un contetso
culturale diverso dall’originario – si affaccia oggi con prepotenza
il fenomeno, finora inedito, della globalizzazione. Questo con i
suoi mille multiformi tentacoli, con la straordinaria velocitą dei
mutamenti e delle innovazioni, sta per causare una nuova visione
della vita, dove il concetto di “tradizione” perde valore e diventa
una minuscola oasi “murata”, giusto per essere ammirata per la sua
arcaicitą, quale immagine residua di un mondo ormai inesistente.
I
giovanissimi, emigranti per il mondo, riconoscono appena la “madre”,
per nulla mėmėdheun – la “madre” terra – simboli delle
radici, della cultura di appartenenza.
Il Recital di Pino Cacozza, gią nelle sue prime esibizioni (avvalse
delle presentazioni di I. C. Fortino, K. Zuccaro, F. Fusca, Vincenzo
La Vena, Pasquale de Marco), che hanno avuto luogo a Roma
(Ambasciata d’Albania) e in diversi paesi arbėreshė della Calabria
(S. Demetrio Corone, Firmo, Vaccarizzo Albanese, Civita,
Acquaformosa), ha attirato l’attenzione di un pubblico qualificato.
Il Recital
pone il problema delle varietą delle culture che meriterebbero di
sopravvivere anche di fronte alle ragioni della globalizzazione.
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L’opera, che si inserisce nel filone del “teatro-canzone”, č
un percorso attraverso la cultura arbėreshe, dalle origini ad oggi.
L’attore unico in scena parte dall’annuncio della morte di
Giorgio Castriota Skanderbeg ed arriva ai giorni nostri,
ripercorrendo le tappe dell’esistenza e della presenza in Italia
della cultura etnica arbėreshe: 500 anni di storia raccontati con
forza, con decisione, con arte.
Dalle radici potenti del periodo di Skanderbeg, si passa alle
radici calpestate ed offese dalla dominazione turca, all’emigrazione
nell’Italia Centro Meridionale, un’emigrazione alla ricerca di
“nuovi spazi vitali” proprio come quella contemporanea, di “povera
gente” alla ricerca di una nuova radificazione, nella pił arida ed
impervia terra, nelle montagne abbandonate, nelle colline ostili, ma
tutte lģ…di fronte al sole nascente.
Da queste radici nasce e fiorisce la nuova cultura
italo-albanese, dove le contaminazioni sono forza e prospettiva di
arricchimento e sopravvivenza.
Il recital č un
viaggio, una rivisitazione dell’esistenza arbėreshe in Italia. |