Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

PADRE VINCENZO MATRANGOLO

Maestro e testimone del nostro tempo

di Giovanni Giuseppe Capparelli

 

Così ogni albero buono dà frutti buoni (Mt. 7,17)

Il 18 novembre 2004, ad Acquaformosa, è morto padre Vincenzo Matrangolo.

Come San Paolo, padre Matrangolo ha potuto dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede».

Padre Vincenzo, Zoti (Signore; così sono chiamati i sacerdoti presso le comunità italo-albanesi di rito greco-bizantino), era nato ad Acquaformosa il 6 dicembre 1913, ordinato sacerdote il 14 giugno 1936 era stato nominato parroco, del suo paese natio, il giorno 11 novembre 1939.

Tutta la sua vita, padre Matrangolo, l’ha vissuta a gloria di Dio e al servizio degli uomini.

Mancherebbe il tempo e lo spazio se si volesse raccontare la sua storia; per avere una tenue idea di chi è stato questo straordinario uomo di Dio, basti qualche episodio.

Nel 1939, appena nominato parroco, decise di rendere la chiesa matrice di Acquaformosa conforme alle prescrizioni architettoniche del rito greco-bizantino. La chiesa di San Giovanni Battista, patrono del piccolo paese, era sprovvista finanche dell’iconostasi (la parete, dipinta o mosaicata con icone di Cristo e di Santi, che divide l’altare dal resto della chiesa). Padre Matrangolo chiese ad uno dei maggiori iconografi del tempo, Giambattista Conti, un preventivo per realizzare le icone. 12.000 lire, fu la risposta.

Troppi soldi per la povera parrocchia del piccolo villaggio montano della Calabria del 1939.

Un gruppo di parrocchiani, d’accordo con il sacerdote, decise di chiedere un contributo a tutti i cittadini di Acquaformosa.

Così fecero. Alla fine dell’operazione contarono il denaro raccolto: 600 lire.

Troppo poco. I pragmatici cittadini di Acquaformosa trassero l’unica conclusione umanamente comprensibile: «Non possiamo permetterci icone dipinte, sull’iconostasi mettiamo icone stampate su carta».

Padre Matrangolo, che allora aveva 26 anni, si oppose alla soluzione proposta, e (pre)disse: «Come la casa del Signore a Roma è fatta di marmi e oro, la casa del Signore ad Acquaformosa dovrà essere fatta di marmi e oro».

Altro episodio. Negli anni 40 e 50 del secolo scorso, a Zoti si rivolgevano genitori che, dovendo emigrare, non avevano nessuno a cui affidare i loro piccoli; si rivolgevano vedove o  vedovi che non avevano nessuno che potesse accudire i loro figli mentre loro dovevano andare a lavorare;  ed ancora, si rivolgevano madri e padri poveri che non avevano il necessario per sfamare i loro bambini. Padre Matrangolo, per rispondere a queste invocazioni di aiuto non si mise alla ricerca di un posto dove ricoverare i bambini bisognosi, decise di realizzare lui stesso una struttura dove accogliere questi minori.

L’idea di costruire un grande istituto per i minori fu ritenuta irrealizzabile dal popolo, le stesse autorità ecclesiastiche non condivisero l’iniziativa. In tanti cercarono di dissuadere padre Matrangolo dal realizzare il «suo» progetto, ma nessuno si accorse che lui non era altro che lo strumento in mano al Signore per compiere il disegno della Provvidenza.

I primi avevano paure umanamente comprensibili, il secondo aveva idee chiare e grande fede.

L’educazione dei ragazzi e dei giovani fu uno degli scopi principali della sua vita.

Sul finire degli anni 40 del secolo scorso, padre Matrangolo sistemò un pezzo di terreno di sua proprietà e ne fece un campo di calcio.

I poveri contadini di Acquaformosa, che avevano piccole porzioni di aridi terreni lontani dal centro abitato, non comprendevano come una persona seria potesse destinare un grande campo fertile, all’interno del paese, per far giocare i ragazzi e sottrarlo alla coltivazione. Le mamme erano preoccupate perchè sapevano che i loro figli, nella maggior parte dei casi, non avevano neppure le scarpe per camminare, figuriamoci per giocare.

Contadini e mamme facevano discorsi apparentemente sensati, Zoti li comprendeva, ma perseguiva altre mete.

Nel 1981, il Papa lo nomina vescovo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi.

In tanti furono contenti per il nuovo importante incarico dato allo zelante sacerdote: ma padre Matrangolo pensava ad altro.

Ora padre Vincenzo non c’è più, ci chiediamo se i «suoi» sogni si sono realizzati, se le «sue» idee hanno trovato compimento, se le «sue» scelte hanno avuto un senso.

Vorrei rispondere a queste domande così, semplicemente: venite e vedrete.

Qualcuno mi risponderà: Cosa mai potremmo vedere ad Acquaformosa? Qualcun altro: Può venire qualcosa di buono da Acquaformosa?

Venite e vedrete ... le meraviglie compiute dal Signore. Venite e vedrete i miracoli fatti dal Signore per mezzo di padre Matrangolo, suo umile servo.

Qui dovrei fermarmi, perchè tutti dovreste venire ad Acquaformosa a vedere, però, ci sono persone che fin qui non possono arrivare, continuo per loro.

Oggi, ad Acquaformosa, la casa del Signore, eretta a lode del Dio Altissimo, come a Roma, è costruita con marmi e oro. Non solo nel 1939 si trovarono subito i soldi per l’iconostasi, ma, nel 1987, a quasi cinquant’anni dalla predizione, nella chiesa di San Giovanni Battista hanno avuto inizio i lavori per la realizzazione di icone in mosaico, che alla fine copriranno tutte le pareti della casa del Signore.

La casa di Dio, solo, marmi e oro.

Il “miracolo”, come lo chiamava Zoti, non è ancora completo, una parte della casa di Dio deve ancora essere ultimata con marmi e oro ...

L’opera di carità per ospitare i minori, con famiglie in momentanea difficoltà, è stata anch’essa realizzata. Non padre Matrangolo l’ha realizzata, ma Dio, creatore di quei bambini.

Diceva Zoti: Dio ha voluto, Dio ha potuto, Dio ha realizzato.

Nel centro di assistenza preventiva giovanile, dal 1963 ad oggi, sono stati ospitati più di 1100 ragazzi, recuperati alla vita, alla dignità, e l’Opera continua.

Nel campo di calcio i bambini, i ragazzi, i giovani giocavano scalzi, ma giocavano. Poi la vita è cambiata, un giorno hanno potuto permettersi di giocare con le scarpe, e anche Zoti ha giocato con loro, fin quando ha avuto 85 anni ed anche più; tonaca, poi tuta, scarpe da calcio e un solo obiettivo: vincere, lealmente, la squadra avversaria.

Con la scusa del gioco del calcio, padre Matrangolo ha insegnato molto, il primo insegnamento era indirizzato ai genitori: i bambini, per crescere sani, devono anche giocare. E ciò lo diceva subito dopo la seconda guerra mondiale, quando i bambini di Acquaformosa, prima di andare a scuola, e alcuni, invece di andare a scuola, dovevano pascolare capre e porci.

Ovviamente padre Matrangolo aveva a cuore la sorte spirituale dei suoi parrocchiani. Così, per quasi settant’anni ha insegnato loro a pregare, ad aiutare gli altri, ad avere fiducia nel Signore misericordioso. E ciò lo faceva non solo con le prediche o al catechismo, ma sempre. Ogni occasione era buona: in chiesa, all’oratorio, a scuola, per strada, al bar, al campo di calcio, al teatro, al cinema. Oltre 400 i film proiettati nel cinema parrocchiale, tante le recite allestite nel piccolo teatro parrocchiale.

Nel 1981, padre Matrangolo è stato nominato vescovo. Per tanti sarebbe stato il coronamento di una “carriera”, non per lui.

Due furono i motivi che lo spinsero a non accettare il prestigioso incarico. Il primo motivo: appena ordinato sacerdote, quando poteva scegliere se diventare monaco o proseguire negli studi per insegnare nelle università vaticane, il Signore gli “chiese” di tornare ad Acquaformosa. Avvenne così: a Roma, un giorno del 1936, padre Matrangolo, mentre sopra un ponte guardava scorrere il fiume Tevere, sentì una voce: «Se non vai tu ad Acquaformosa, non posso mandarci un altro». E, lui venne. Il secondo motivo: appena ricevuta la nomina, Zoti stette qualche giorno in attesa di discernere la volontà di Dio. In questo periodo, ogni notte si svegliava di soprassalto, ed aveva sempre davanti a se i ragazzi, ospiti delle sue strutture sociali, che piangevano per essere stati da lui abbandonati. E, lui non li abbandonò.

Padre Vincenzo ha scelto di proseguire sulla strada che, direttamente il Signore, gli aveva indicato mezzo secolo prima.

Si potrebbe pensare, umanamente, che un sacerdote così impegnato avesse poco tempo da dedicare alla preghiera. Invece, padre Matrangolo era soprattutto un uomo di preghiera (preghiera continua, sia liturgica che personale), di studio (professore all’Istituto di Teologia ecumenica di Bari e conferenziere ricercato), di contemplazione.

Lui stesso diceva che la contemplazione paradisiaca pura e continua è naturale nell’uomo.

Questa naturale tendenza alla contemplazione ha spinto padre Matrangolo a studiare, a meditare, a scrivere su infiniti argomenti. In vita ha pubblicato due opere teologiche: La venerazione a Maria nella tradizione della Chiesa bizantina e A sua immagine. Soprattutto la prima opera, unanimemente apprezzata, è stata ritenuta da padre Giuseppe Dossetti come il più bel libro che sia mai stato scritto sulla Madre di Dio.

Negli ultimi giorni della sua vita terrena padre Matrangolo scriveva su Acquaformosa: «Dio ha posato il suo occhio di predilezione su di essa, nei suoi tempi, nei suoi progetti, nei suoi detti, nei suoi interventi, nei suoi servi – suoi strumenti, nelle sue persone lungo la storia».

Noi siamo testimoni che tutto ciò è vero, meravigliosamente vero.

Rri mirë Zo, dhe parkales për ne.

Eterna sia la tua memoria, fratello [maestro] nostro indimenticabile.

Giovanni Giuseppe Capparelli

priru / torna