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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

CAVALLERIZZO LA FRANA ANNUNCIATA

Un pallido sole illumina la contrada di Cavallerizzo, è quasi giorno, per tutta la notte la pioggia battente ed intensa ha picchiato sui tetti, ciò che a valle sembrava un normale temporale di  stagione, con il tepore primaverile che si lascia attendere da un bel pezzo, sul colle di Cavallerizzo frazione di Cerzeto si consumava un drammatico evento annunciato e vissuto in diretta.

Man mano che le luci del giorno squarciavano il cielo plumbeo, ciò che si sperava non avvenisse mai, invece, iniziava in quel momento, con tutta la disperazione ed il dramma che ne consegue, vissuto dalle trecento e passa abitanti che in fretta e furia hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni, perché la frana già in movimento da tempo, a causa dell’ultima  pioggia, è scesa di quattro centimetri e quindi il panico è stato totale. Il costone su cui poggiava l’abitato viene giù inesorabilmente, la strada provinciale che collega i comuni di Cerzeto e Mongrassano, in pochi secondi viene inghiottita dalla voragine che si è aperta proprio in quel punto, per un chilometro di estensione.

Ciò che nei giorni scorsi avevamo documentato, cioè i primi segnali di infiltrazione d’acqua, di spaccature sull’asfalto e in campagna, non lasciavano dormire tranquilli gli abitanti, i soli a vegliare sulla propria incolumità, difatti, a dare la sveglia suonando le campane della chiesa è stato Domenico Golemme, che tra le lacrime ha dovuto abbandonare la propria abitazione e avvisare la gente del posto che la situazione stava precipitando.

Mentre le case si stavano incurvando sin dalle fondamenta, la gente ha iniziato a sfollare, particolarmente difficile fare in fretta con più di metà degli abitanti anziani e che tra l’incredulità e la paura, ma anche l’attaccamento alle cose personali, non sapeva decidersi se effettivamente scappare oppure restare con i propri affetti. Fatto sta, che la lungimiranza di persone che hanno preferito non dormire ha permesso lo sgombero dei propri cari, perché in paese si conoscono tutti e la maggior parte sono parenti, si sono allontanati in tempo dal luogo della sciagura.

Durante la mattinata, da Cerzeto tutti a guardare in direzione di Cavallerizzo, in qualche momento si è avvertito un rumore assordante, erano delle abitazioni che nel centro della frazione venivano giù inesorabilmente, il fumo che si sprigionava trasmetteva ulteriore drammaticità degli eventi. Sono accorsi sin dalle prime ore del mattino gli uomini della protezione civile e i carabinieri, che si sono adoperati per sfollare tutta la gente rimasta, alloggiarla temporaneamente in locali comunali sia a Cerzeto che Mongrassano, vigilando su possibili sciacallaggi visto che la maggior parte degli abitanti hanno lasciato tutto i loro averi in casa. Il palazzo municipale è diventato sede di unità di crisi, con gli impiegati comunali  a censire gli abitanti sfollati e le famiglie di San Giacomo e Cerzeto pronte ad ospitare chi è rimasto senza casa, ma anche le strutture alberghiere presenti nella valle del Crati. In questo primo momento di grande caos generale, sono intervenuti tutti i politici locali in attesa delle istituzioni sovracomunali, che nel prosieguo della giornata sono giunti sul posto. Una fetta di storia sparisce letteralmente dalla geografia etnica arbbereshe e calabrese, un dolore immenso difficilmente contenibile.

Nel frattempo, la pioggia e in certi momenti il nevischio ci ricordano che l’inverno non è finito, nessuno lascia la propria postazione per guardare al di là assicurandosi cosa possa ancora succedere nell’inferno reale che si sta consumando, non ci sono curiosi, è tanta gente disperatamente attaccata alle proprie tradizioni, a tutto ciò che aveva, dopo aver impiegato una vita di duro sacrificio a costruire le basi per un futuro migliore.

Ermanno Arcuri

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