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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

A CERZETO FRANA E LACRIME

Il piccolo borgo arbereshe è oggi conosciuto in tutta la nazione a causa della frana che ha inghiottito la frazione di Cavallerizzo.

La popolazione non intendeva finire così sulle prime pagine dei giornali, seguiva laboriosamente una vita tranquilla ricca di mestieri dimenticati, per offrire ai visitatori, ai probabili turisti, la propria tradizione assieme ai paesaggi boschivi unici e all’accoglienza amichevole della gente.

La frana di Cavallerizzo, ha assunto dimensioni tali che il mondo intero si accorge di questa frazione di trecento anime.

Si sprecano le telefonate dal Canadà, dagli Stati Uniti, dall’Australia, sono i figli che in quelle nazioni così lontane sono andati per lavoro, lasciando a casa non solo i propri ricordi dell’infanzia, ma anche gli anziani genitori, con incredulità guardano le immagini per tv della propria casa che non c’è più.

La tragedia, perché di tragedia si tratta, nasce tantissimi anni fa, dopo che gli enti preposti hanno stabilito il rischio della frana, altri nel periodo più recente si sono fatti portavoce del problema, istituzionalmente organizzando convegni come ha fatto l’ex sindaco Golemme, convenzionando con il Cnr il monitoraggio degli spostamenti della montagna che sovrasta il paese.

Lasciamo ad altri documentare l’operatività della protezione civile nazionale con Marcello Fiori che ha sorvolato in elicottero l’intera zona per rendersi conto della gravità della situazione, ma anche il pellegrinaggio, che di questi tempi non guasta mai, delle varie autorità regionali e provinciali, candidati presidenti alla Regione: Loiero ed Abramo; Roberto Occhiuto, ma anche altri esponenti politici nazionali attesi per la prossima settimana come Gasparri. Ai nostri lettori vogliamo raccontare storie vere, di gente comune che hanno perso ogni cosa, con la quale solo qualche sera fa eravamo assieme a sperare che tutto questo non avvenisse, gustando salame del posto e buon bicchiere di vino.

Nessuna avrebbe mai creduto ad una catastrofe così grave ed irreversibile. Domenico Golemme, dopo una vita spesa in America, dal ’75 ha fatto ritorno a Cavallerizzo, troppo forte il legame con quella terra che l’ha visto nascere. In sei mesi di duro lavoro costruisce la prima casa per la famiglia che lo segue in Calabria.

Da allora ha costruito altre due case in cemento armato, ha avviato l’attività di impresa ed allestito magazzini come artigiano che piace conservare oggetti antichi che raccontano la storia della sua gente.

Domenico, è l’eroe, che da circa un mese segnalava che le cose stavano precipitando, solo qualche giorno prima che la frana cancellasse Cavallerizzo, si era recato in Municipio per richiamare le dovute attenzioni che mancavano, senza contare che assieme a suo fratello hanno allertato la comunità, suonando le campane e personalmente si sono recati casa per casa per avvisare che la frana era iniziata e solo così delle vite umane sono state risparmiate.

Era in prima linea venerdì 4 proprio su quella strada che non c’è più, sensibilizzando i politici locali perché in maniera alquanto artigianale, proprio nella sua abitazione c’era una crepa che misurava in continuazione e che segnalava l’evolversi della spaccatura nel pavimento che tanto lo preoccupava. 

Piange a dirotto Domenico, non dorme e non mangia da giorni, non si è preoccupato di salvare i propri averi, ha pensato subito alla comunità a cui appartiene, a lui e solo a questa persona lungimirante si deve ringraziare per come sono andati gli eventi ad iniziare dalle 3 del mattino di lunedì scorso sino alla fatidica ora delle 5,30, ora in cui è iniziata a crollare la strada e in contemporanea delle abitazioni.

Nell’arco di mezz’ora il segnalatore rudimentale presentava un aumento della lesione di mezzo metro, era il momento di avvisare la popolazione che da lì a poco sarebbe avvenuto l’irreparabile: “Uscite fuori, Cavallerizzo è partito - Domenico si è portato ad ogni uscio delle 85 famiglie gridando a squarciagola – Ringraziamo il Signore che ci ha dato tempo a farci scappare.

Ho perduto tutto, dopo 24 anni di emigrazione della mia famiglia”. Gli occhi si fanno sempre più lucidi, Domenico singhiozza, non riesce più a contenere la propria disperazione che lo pervade. A nulla servono le pacche sulle spalle per rincuorarlo, non ha vergogna di piangere come un bambino, perché nei momenti più difficili ha rappresentato la provvidenza mandata da Dio per salvare donne e bambini, ma anche uomini che di questa terra sono e resteranno nel cuore di tutti.

Una storia triste come altre che si raccontano in questo momento a Cavallerizzo.

Gente fiera del proprio impegno lavorativo, che con dignità affronta questa situazione, c’è anche chi è venuto da Milano per riportare al nord i genitori, che a loro volta sperano in un arrivederci e non nell’addio.

Ermanno Arcuri

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