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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

SI POTEVA EVITARE LA TRAGICA FINE DI CAVALLERIZZO ?

Quinto giorno. Gli abitanti di Cerzeto, San Giacomo e gli sfollati di Cavallerizzo, cominciano a contare i giorni dalla sciagura che si è abbattuta sul comune arbereshe. Sono tanti i curiosi che il sole di questi giorni e le immagini televisive hanno invogliato a raggiungere il muretto che vicino al comune si può osservare la fine di un paese.

Sono in tanti però a sentirsi spaesati, proprio perché da queste parti si parla l’arberesh, poi l’inglese, al terzo posto l’italiano e poco il dialetto calabrese. Infatti, la popolazione colpita ha già conosciuto diverse tappe dell’emigrazione, quella di 500 anni fa, per scappare dai turchi e trovare un po’ di pace nell’Italia Meridionale, specie nel cosentino.

Si ricordano anche gli anni ’50 con i viaggi della speranza, questa volta in compagnia dei calabresi con la valigia di cartone, per trovare in altre nazioni un avvenire migliore. Per questo durante l’estate, nei due ristoranti di Cavallerizzo, sotto un pergolato al fresco, respirando aria pura, tra la gioia di sentirsi a casa, chi proveniva da Chicago, da Toronto da Sidney, tantissimi giovani che con i loro genitori assaggiando i prodotti locali dialogavano in inglese.

Calabresi della valle e della regione, ignoravano questi piccoli agglomerati, la vita tranquilla che vi regna e che oggi scoprono come tragedia nazionale. In queste zone l’avvenire è costituito dalla forza di volontà che anima la popolazione, vincendo anche i pregiudizi, sconfiggendo i denigratori, convivendo con la natura e la sua metamorfosi.

Sappiamo bene che gli italo-albanesi hanno dovuto faticare molto per emergere, per farsi comprendere, lo hanno fatto riuscendo a coltivare terreni impervi, a costruire ed avviare attività dove nessuno mai avrebbe investito. I tempi cambiano, l’integrazione universale fa il suo corso nel mondo, quindi, figuriamoci in Calabria, regione in cui la povertà non manca, ma dall’animo umano per eccellenza. Anche la politica fa il suo corso: “Si doveva intervenire prima con il drenaggio” afferma il geologo Vincenzo Rizzo del Cnr, istituto che per anni, grazie ad una convenzione stipulata con l’amministrazione comunale a guida Peppino Golemme, non metteva al riparo la comunità da possibile calamità, ma ne controllava l’andamento della frana che faceva sempre paura.

Già nel ’54 si parlava di Cavallerizzo a rischio, con il candidato a sindaco Giuseppe Amantea, sonoramente sconfitto perché avanzava l’ipotesi di trasferimento in altro sito della frazione, oggi al centro degli aiuti, della considerazione di tutti, ma anche delle critiche di cosa si doveva fare e non si è fatto. Sembra anche che la costiera paolana spinta dal mare possa provocare queste tragedie, se questa ipotesi ha del fondamento, sono altre comunità a rischiare tragedie simili che ci auguriamo non succedano mai. Ieri il sole ha scaldato un po’ tutti anche gli animi più esagitati, perché in situazioni così gravi ci sono sempre momenti di tensione.

La gente racconta le proprie pene, mentre la macchina organizzativa va avanti. Cerzeto sembra una città viva come non mai, mezzi della protezione civile, elicotteri, fuoristrada, uomini che sorvegliano, tecnici che analizzano, politici che cercano di rimediare con finanziamenti adeguati per far fronte a questa urgenza.

Proprio oggi il Governo dovrà decidere per un decreto pro Cavallerizzo. Un lungo percorso attende, comunque, la popolazione colpita, che si augura che dopo tanta infinita tristezza possa risorgere la speranza, ringraziando Dio che sono state risparmiate, in questa tragedia, tante vite umane.

Ermanno Arcuri

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