INTERVENTO TECNICO
SULLA FRANA
Nella giornata di
ieri, con il sole ad irradiare di luce i monti, si è colto qualche sorriso
tra le lacrime versate in questi giorni, ma con l’intensa luce, si è
potuto osservare meglio le dimensioni della frana e le case che stanno in
piedi su un sottile fazzoletto di terra, con il precipizio pronto ad
inghiottirle. In queste occasioni così speciali, si capisce bene che non
vale la pena dare priorità a cose futili nella vita, che sembrano di
vitale importanza, poi ti accorgi assistendo a questa delicata emergenza,
che tutto è relativo, che non avere una casa pone una serie di
interrogativi che hanno bisogno di risposte immediate, che ti catapultano
in una dimensione irreale per chi osserva, mentre per chi la vive giorno
dopo giorno diventa una realtà amara da sopportare. In questa vicenda, con
effetto domino sta coinvolgendo tutto il comprensorio di valle Crati.
Motivo in più di
coalizzarsi, di vincere alcuni pregiudizi radicati che sembrano non
scomparire mai, lasciare il posto all’opportunità di vincere il
campanilismo, con la piena consapevolezza che aiutare significa anche
creare dei fili invisibili che in futuro sappiano restare attivi e
diventare baluardi di civiltà da condividere assieme per motivare le basi
di un futuro migliore. In questa direzione così affettuosa, semplice e
moralmente efficace, registriamo la presenza del presidente del Consiglio
della Provincia di Cosenza, Cecchino Principe, che ha visitato nella
mattinata di ieri gli uffici della Cisa, in cui si è stabilità l’unità di
crisi, perché presenta maggiore spazio d’operatività, lasciando alla sede
comunale di svolgere le normali mansioni. Il presidente Principe ha
affermato: “La situazione è molto drammatica. I servizi di emergenza
stanno facendo il loro dovere. La protezione civile nella direzione del
pronto intervento hanno fatto ciò che era nelle possibilità. L’unica cosa
da valutare subito la scelta del terreno per far sorgere le abitazioni
provvisorie”.
Il presidente
accompagnato dal parlamentare Mimmo Pappaterra, è rimasto colpito dalla
tragedia che riguarda non solo i nuclei familiari sfollati da
Cavallerizzo, ma che tocca da vicino il problema di dissesto idrogeologico
in provincia, specie in quest’area circoscritta in cui si trovano altri
comuni come San Martino di Finita, Mongrassano e Cervicati, che sulle
mappe sono segnate con R3 e R4, cioè il massimo del rischio frana. Proprio
per conoscere più nei dettagli il lavoro intenso H24 della Protezione
civile, abbiamo incontrato l’ingegnere D’Andrea e i direttore generale
regionale della protezione civile, Rosario Calvano, che ha precisato:
“Stiamo valutando i danni della prima frana. C’è un interessamento per
l’acquedotto che passa proprio su questa zona per assicurare la continuità
idrica ai paesi vicini compreso Montalto Uffugo. Non corre alcun pericolo
la condotta principale dell’Abatemarco di cui si approvvigiona la città di
Cosenza – prosegue Calvano – Ci sono più corpi della frana, i tecnici del
Cnr, dei lavori pubblici, della protezione civile, del dipartimento,
esterni, stanno lavorando da giorni, c’è un movimento di lavoro notevole
anche in questa sede super affollata, ci rammarichiamo di chi sbaglia
paese e non trova tutta questa attività. Non siamo in grado di dare una
casa in due giorni, ma abbiamo individuato il suolo dove costruire gli
alloggi provvisori per chi sceglie questa sistemazione, oppure può godere
di un sussidio del Governo per chi trova una sistemazione per suo conto –
conclude Calvano – La protezione civile ha un compito molto ingrato in
questa circostanza, soprattutto coordinare il lavoro un po’ di tutti.
tutti ci danno atto di un lavoro notevolissimo che si sta svolgendo con
grande professionalità. Questo è il dato che ci interessa di più. Non
scartiamo aprioristicamente di recuperare una parte di Cavallerizzo.
La storia di questo
borgo non s’inventa costruendone uno nuovo. Abbiamo esperienza non molto
felice a Laino e nel Reggino, con trasferimenti dolorosi e traumatiche per
la gente, ma se le possibilità tecniche non ci saranno dobbiamo fare un
trasferimento definitivo al campo sportivo, costruendo i servizi
necessari”.
Ermanno Arcuri