CAVALLERIZZO
- LA FESTA DI SAN GIORGIO

Perché parlare ancora di Cavallerizzo e della
frana che ha causato una trasformazione di vita quotidiana, sradicando
dalle proprie abitudini e dalla vita quotidiana l’intera comunità?
Perché ancora l’emergenza non si è conclusa,
spengere i riflettori, non significa per questa popolazione, nonostante
tanta solidarietà, che tutto è passato e si ricomincia a sognare. Certo,
una vita diversa senz’altro è in atto, ma per i sogni di un futuro
migliore c’è ancora tempo, mentre il pensiero va al passato e cioè alla
festa di San Giorgio.
Proprio in questi giorni si consumava la festa in
onore del santo patrono della comunità di Cavallerizzo, l’occasione di
ritrovarsi tutti assieme in un momento di allegria collettiva.
La statua del santo con il suo cavallo bianco
portata a spalla per il centro cittadino che ora, purtroppo, non c’è più,
era un momento in cui ritrovarsi uniti sotto la protezione sacra senza
distinzione di classe sociale o di ideologia politica, una grande festa da
condividere assieme agli abitanti di Cerzeto a pochi chilometri di
distanza e con quelli di Mongrassano, mentre, da più lontano,
dall’Australia, Stati Uniti e Canadà, il ritorno di tanti emigrati che
sceglievano questa data per rientrare al paesello natio.
Riparlare di Cavallerizzo, significa anche
ricordare questa elevata manifestazione che da tanto tempo si ripete
ininterrottamente, toccando l’apice nell’ultimo sabato di marzo. Le
bancarelle ad affollare ogni punto della strada, la banda e musica a
chiusura di serata. Un iter che, purtroppo, si è interrotto, quelle strade
in cui si portava il santo sono crollate assieme alle case attorno alla
piazzetta principale.
La chiesa non ha subito danni gravi, ma tutto si
è fermato a lunedì 7 scorso alle 5.30 del mattino.
Con un occhio al passato vogliamo ricordare anche
l’aspetto religioso di questa comunità, che al solito si accingeva ad
organizzare la festa più sentita e più importante, ma per la prima volta,
succede che nonostante la mancanza di questo avvenimento, è praticamente
impossibile far rivivere qualcosa d’entusiasmante per la mancanza stessa
del paese in parte crollato.
La commozione della gente in questi giorni è
maggiore, specie per gli anziani, è questa una dimostrazione di cosa manca
realmente per far rivivere la popolazione, con la paura che possa sparire
una fetta indispensabile della propria cultura e della propria identità.
Non sarà così perché la gente è molto forte e
motivata, resta aggrappata alle proprie tradizioni anche se soffre molto
in situazioni che li vede impossibilitati a rispettare impegni che
contraddistinguevano la stessa comunità arbereshe.
Alle lacrime si aggiungono altre lacrime, non
resta che rispolverare le foto dell’anno scorso, è un peregrinare in un
mondo che sembra così lontano e che invece è così vicino, dai più giovani
il chiaro intento di riprendere al più presto il folclore che ha sempre
differenziato Cavallerizzo ripristinando la memoria
Ermanno Arcuri