CERZETO E LA
FORESTAZIONE
La frana di Cavallerizzo che ha causato la
perdita di un intero assetto urbano di ben 85 famiglie e più di 300
persone, impone una attenta riflessione a riguardo degli interventi di
sistemazione del territorio.
Per capire cosa è necessario fare per prevenire
il non ripetersi di tali sciagure, abbiamo sentito il parere del
presidente regionale degli Agronomi Forestali della Calabria Giovanni
Perri.

Inquadrare i consistenti movimenti franosi che si
sono verificati recentemente nella provincia di Cosenza ci obbliga a
pensare che necessitano ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, una
attenta politica di sistemazione del territorio e possibilmente, come
suggerisce il dottore Perri, con tecniche innovative di ingegneria
naturalistica.
“L’attività franosa di questo periodo –
afferma il presidente Perri - che ha assunto aspetti veramente
preoccupanti ed allarmanti nel territorio di Cerzeto, impone urgenti
provvedimenti finanziari ed amministrativi a contenuto tecnico, al fine di
alleviare le sofferenze della popolazione che ha perso la casa, pur di
ripristinare i danni subiti e per mettere in sicurezza la stabilità fisica
del territorio. Per arrestare i movimenti franosi che ancora oggi
sconvolgono il territorio che continua a scendere verso valle in diversi
comuni della provincia di Cosenza e del territorio regionale è dunque
necessario intervenire prontamente, incominciando con la sistemazione
delle pendici collinari e montane con l’impiego di tecniche agronomiche e
di ingegneria naturalistica, al fine di limitare i danni che, per incuria
e non solamente per fatalità, incombono tutt’ora, grazie anche
all’aggressività climatica, in diverse parte della Calabria – precisa
Giovanni Perri - Nel caso specifico della frana di Cavallerizzo è proprio
il caso di effettuare interventi basati su tecniche agronomiche e di
ingegneria naturalistica che prevedono l’utilizzo di materiale vegetale
vivo, nonché materiale da costruzione, unitamente all’impiego di materiale
inerte non cementizio e più specificatamente pietrame, massi, legname,
materiale ferroso e acciaioso ed infine gabbionate, materiale vario
costituito da fibre vegetali e sintetiche, che non vanno mai ad
appesantire il terreno e provocare conseguentemente, o comunque favorire,
ulteriori movimenti franosi allorché dovesse piovere per diverse settimane
e mesi così come è capitato in questo lungo e freddo inverno 2005”.
“Se si dovesse intervenire – aggiunge il
presidente degli agronomi regionale - con metodi tradizionali e con la
costruzione di imponenti muri di sostegno o con ardite opere di
ingegneria che facciano massiccio uso del cemento la situazione attuale di
Cerzeto non migliorerebbe sicuramente dal punto di vista della stabilità e
dell’equilibrio idrogeologico del territorio. Il sistema scolante dei
fossi per la raccolta delle acque sorgive e di scorrimento superficiale e
sotto-superficiale, nonché una efficiente rete di canali di bonifica deve
sempre funzionare, diversamente si verificheranno movimenti franosi e
smottamenti, compromettendo così anche la funzionalità delle opere
strutturali ed infrastrutturali, stradali, le vie di comunicazione e la
stessa stabilità fisica del territorio e delle pendici collinari”.
E’ il caso di affermare che senza una attenta
opera di prevenzione, la prospettiva della zona sarebbe inquietante di
fronte alla quale il Comune deve necessariamente intervenire. Alla luce
di tutto ciò è necessario una più organica disciplina dell’uso del suolo e
del sottostante sottosuolo, accompagnati da un organico programma di
manutenzione idraulica, e per questo conclude Perri: “La realizzazione di
interventi innovativi vegetazionali e di difesa attiva delle aree cui si
sono verificati e possono ancora verificarsi frane e smottamenti
consigliano, invece, di programmare bene gli interventi in sintonia
appunto con la caratteristiche fisiche del territorio, utilizzando
materiale biologico rinnovabile, peraltro disponibile sul posto, in modo
sapiente ed intelligente affinché si possa procedere con immediatezza al
risanamento e alla ricostruzione del manto vegetazionale, al
consolidamento delle aree tutt’ora soggette a frane, alla stabilità delle
pendici terrose, al trattenimento del suolo, alla razionale regimazione
delle acque di scorrimento superficiale e sotto-superficiale.
Tutto ciò, in definitiva, potrà contribuire
notevolmente alla sistemazione del territorio, al ripristino
dell’equilibrio idrogeologico, al risanamento ambientale e paesaggistico,
non trascurando mai l’uso razionale del suolo e la sua normale
fruibilità”.
Ermanno Arcuri