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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

ESCURSIONE SULLA FRANA CON L’EROE DOMENICO GOLEMME 

Sono trascorsi 11 giorni da quella mattina fredda che dopo la pioggia incessante notturna, ha diviso in due tronconi la frazione di Cavallerizzo. Il lavoro quotidiano e senza sosta di tutte le associazioni di volontariato e dai tecnici professionisti della protezione civile, è ormai diventato l’unica realtà che rassicura il tranquillo paesino sulla sinistra del Crati. Ci rechiamo alla sede Cisa dove sono dislocati gli uffici operativi, con il pass, possiamo accedere nella zona quasi rossa, per portarci sulla frana e vedere da vicino ciò che è accaduto. La giornata è soleggiata, la primavera, finalmente, ha deciso di mandare via l’inverno, che quest’anno è stato particolarmente rigido.

Assieme al responsabile della protezione civile, il geologo Pasquale Caruso, assessore alla cultura al comune di Cervicati, volontario, che non ha esitato a dare una mano alla popolazione colpita con la sua competenza professionale e con l’umanità che lo contraddistingue, due guide speciali: Domenico Golemme e Carmine Bruno. Entrambi abitanti di Cavallerizzo, con due storie diverse da raccontare e due esperienze a confronto in questa tragedia che ha colpito materialmente la gente di Cavallerizzo e nel cuore, nei sentimenti, sicuramente tutti i calabresi e la nazione intera. Non è giusto perdere tutto ciò che è stato realizzato in anni di sacrifici, ma con il sorriso sulle labbra per sdrammatizzare l’accaduto e la ferita nel cuore mai chiusa, che sanguina profondamente, abbiamo percorso la strada oltre la quale non si può andare.

L’immagine è subito terrificante. Chissà quante volte quella via di collegamento è stata frequentata dai nostri due amici, ora non c’è più, al suo posto un sentiero per oltrepassare. Mentre ci avviciniamo alle case un vuoto pervade la coscienza, le emozioni sono infinite, come testimoniano le nostre guide, che ci indicano la loro casa: quella di Golemme precipitata nel burrone, l’altra lesionata e sul punto del baratro; mentre quella di Bruno resiste saldamente alla frana.

Si dirà poi che in quella zona c’è roccia e non argilla, comunque, fa un senso di sgomento vedere un paese inanimato, dove si odono solo le voci delle persone che hanno avuto il permesso di recuperare alcuni effetti personali. Mentre Domenico Golemme ci spiega cosa realmente è successo quella mattina, sarà, forse, la centesima volta che lo racconta, la versione è sempre la stessa, purtroppo spettrale, Carmine Bruno accarezza amorevolmente il suo cane che non vuole saperne di lasciare quella casa e l’attende tutti i giorni.

Domenico ci fa vedere la feritoia della propria casa utilizzata per misurare e tenere sotto controllo lo spostamento della terra sottostante, ci racconta con gli occhi lucidi che in poco tempo lunedì 7 alle 5,30 di mattina lo spostamento era di mezzo metro, con la strada principale che cominciava a franare, c’è rimasto solo il tempo di svegliare la gente delle abitazioni più interessate che poi sono state inghiottite dalla frana e gli altri più a monte del paese per scappare al più presto.

Oggi, quello che era un ridente borgo con terrazza con vista mozzafiato sulla valle del Crati, non è altro che un mucchio di macerie. Tante case ristrutturate di recente che sono state sventrate, altre crollate e fa veramente paura.

Ci colpisce l’immobilismo, ciò che non ha subito danni è stato abbandonato velocemente, ci sono ancora le serrande dei balconi aperti, s’intravedono la cucina, i letti, una tragedia che è difficile descrivere.

 Ritornando sui nostri passi, allontanandoci dallo squallore, la speranza di un futuro per questa gente, che in mezzo ai monti aveva tutto ed ora non ha più nulla. “Grazie Domenico”, si ode la voce di una donna, perché la nostra guida una medaglia la merita per davvero dopo aver salvato tanta gente.

Ermanno Arcuri

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