PRESERVARE LA LINGUA ARBERESHE
Si è svolto un interessante
convegno su come è indispensabile non disperdere il patrimonio linguistico
della lingua arbereshe, che più d’ogni altra cosa distingue l’identità di
un popolo.

L’incontro con i cittadini,
organizzato dall’Amministrazione Comunale, erano presenti il sindaco
Teodoro Santoro e l’assessore Tocci, si è svolto presso le scuole Medie;
relatori l’assessore provinciale alle minoranze, Donatella Laudario,
l’ispettore Francesco Fusca del provveditorato e il docente universitario
Franco Altimari.
La discussione ha messo in
evidenza che bisogna tutelare l’appartenenza, che la lingua madre l’arbereshe
deve tornare ad essere un patrimonio delle generazioni future e per questo
è indispensabile che si possa insegnare nelle scuole, anche vincendo la
ritrosia di qualche dirigente scolastico. La legge 482/99 che protegge,
tutela e valorizza le minoranze linguistiche non deve ritenersi un punto
d’arrivo, ma deve essere l’inizio di un progetto ancora più ampio.
L’amministrazione a guida
Santoro in tal senso si sta attivando e per questo è stata annunciata la
prossima seduta di coordinamento delle minoranze, organizzata dalla
Provincia che si terrà proprio a San Martino. Con la lingua scompare un
pezzo d’identità, così come sta avvenendo con la tragedia di Cavallerizzo,
in cui ogni casa rappresenta, soprattutto per gli anziani ciò che li
collegava con il passato.
E’ quindi necessario
preservare la memoria, attivando tutti i canali possibili, è ciò che è
emerso dalla discussione. La Laudadio ha parlato di aree tematiche come
quella istituzionale, coinvolgendo tutti gli strumenti indispensabili,
perché con la scomparsa degli anziani, finisce anche una storia che è
difficile comprendere. Un ottimo risultato si sta dimostrando lavorare in
rete, superando alcune divergenze sostenute da parte dei sindaci delle
comunità arbereshe in Calabria, che a loro volta stanno prendendo
coscienza dell’importanza dell’insegnamento della lingua che equivale a un
patrimonio d’identità di un popolo, che è differente imparare l’inglese.
Se in passato, spesso si è registrato violenza psicologica verso i bambini
a cui si vietava di parlare e scrivere in arbershe, oggi i canali
culturali ed intellettuali devono farsi portavoce non di un hobby,
nonostante si debba a queste personalità la conservazione di un bene così
prezioso che è il bilinguismo, ma di un impegno quotidiano per difendere
la diversità di una cultura che ha più radici.
E’ stato ricordato anche il
prezzo della vita di molti italo-albanesi per la patria Italia, una storia
che ci accomuna. La Provincia istituirà l’osservatorio per seguire i
flussi delle minoranze, si dedicherà ai progetti europei per gli antichi
mestieri come la tessitura, privilegiando un marchio protetto “Arberia”.
Un logo unico per promuovere turismo culturale. La nascita, quindi, della
città dell’Arberia, l’aquila come simbolo di libertà. Tra le 12 minoranze
linguistiche in Italia, l’arbereshe è l’unica ad esprimere una
letteratura, una lingua che affonda le sue radici scientificamente.
E’ opportuno, quindi,
convincere i genitori che insegnare ai propri figli la madre lingua è un
tesoro inestimabile. E’ indispensabile anche dare vita ad un coordinamento
interregionale, seguendo alcune priorità con la scuola che deve
considerarsi centrale, non più un volontariato, ma percorsi progettuali
ben definiti. C’è bisogno di una politica globale nuova, nuovi linguaggi
tematici, come l’utilizzo di fumetti per valorizzare la lingua
minoritaria. “L’ironia è sempre l’arma più efficace” ha concluso Altimari.
Ermanno Arcuri