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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

GRECIA. KORONE. LUGLIO 2006. IL RICERCATORE STORICO DEMETRIO ARVANITIS PRESTO REALIZZERA’ UN LIBRO SUI PAESI ARBERESHE DEL SUD ITALIA

Nei giorni scorsi, per motivi culturali e turistici, abbiamo incontrato a Korone, in Grecia, nel sud del Peloponneso, un ricercatore storico, appassionato di avvenimenti storici e  di cultura, Demetrio Arvanitis. Nativo di Korone, centro distrettuale della Messenia, con capoluogo Kalamata, vive ad Atene, parla bene l’italiano, dove ha un negozio di libri antichi e moderni, sposato con una insegnante di letteratura greca, prof.ssa Manto Dimacopuli. Della cultura fa la sua ragion di vita, a differenza dei tanti amici e concittadini che dal turismo traggono fonti di guadagno.

 La Grecia, come si sa, è stata  conquistata da romani, franchi, genovesi, veneziani, spagnoli, turchi ed albanesi. Ed a Korone, le sue fortezze testimoniano come in questo luogo si sono concentrate, accampate, preparate, assediate, difese, combattute, per terra e per mare, scontri cruenti. Posta nell’estremità sud-occidentale del Peloponneso, Korone nel 1500, sotto il dominio veneziano, fu assediata dai Turchi che nel 1534 la conquistarono. Gli abitanti di questo piccolo centro abbandonarono Korone per trasferirsi nell’Italia Meridionale, dando luogo a centri come Castroregio, San Demetrio Corone ( Cs) ed insediandosi in altri centri arbereshe come San Giorgio Albanese, San Benedetto Ullano, Lungo, Acquaformosa, Firmo, Plataci in Calabria,  Piana degli Albanesi, Palazzo Adriano, Mezzoiuso, Santa Cristina Gella in Sicilia, Barile, Ginestra, Brindisi di Montagna, San Paolo, San Costantino Albanese e Maschito in Basilicata.

“La certezza di questo- riferisce Arvanitis- in un italiano perfetto, è testimoniata dal fatto che molti cognomi, tutt’ora esistenti, in questi centri del Sud Italia, sono di origine greca, come i Marchianò ed i Perrotta di Ginestra, i Nastasia, i Parnofiello e i De Marco di Barile, i Barbano, i Maulà ed i Musacchio di Maschito. Così come alcune indicazioni di insegne come Eiaoliopolio ( vendita di olio) o di vie toponomastiche: via Coronei a Barile, via Morea a Ginestra o di alcuni termini in uso nel linguaggio arbereshe corrente: Parafire = Finestra, Chiarimit = tegola.   Purtroppo, nel mio paese, non ci sono fonti storiche scritte, così come in tutta la Grecia non è rimasto niente, vuoi per colpa delle invasioni straniere, distruggevano o si portavano via tutto, vuoi per l’ignoranza, evidente in quell’epoca. Solo negli archivi italiani di Venezia, del Vaticano e di Spagna si può ricavare qualcosa ed attingere notizie certe.

Finora, dalle ricerche fatte, so con certezza che i Coronei, i più nobili si sono insediati a Napoli, Palermo e Messina, mentre gli altri hanno posto la loro dimora nei centri arbereshe della Sicilia, Calabria e Basilicata, specie dopo il matrimonio di Erina Castriota Skanderbeg, pronipote di Giorgio Skanderbeg, che aveva dei feudi in Puglia. Koroni, trovandosi all’estremo  sud della Grecia, è stata l’ultima roccaforte che ha resistito all’invasione turca, ecco spiegato come i profughi albanesi hanno anticipato la fuga dal loro Paese per l’Italia Meridionale”.

Demetrio Arvanitis è già stato nel passato in Italia, nei paesi arbereshe della Sicilia, Calabria e Basilicata  per ricavare notizie sui profughi greci insediatisi in questi centri, accompagnato dalla moglie Manto Dimacopuli, insegnante di letteratura greca in un Liceo Classico di Atene. Prima di lasciarci ci ha detto: “ ritornerò sicuramente il prossimo anno, nel periodo pasquale, quando nei vostri centri si svolgeranno tradizioni popolari che mi aiuteranno a realizzare un libro sulla fortuna avuta dai profughi di Corone e per assaggiare un buon bicchiere di vino aglianico doc del Vulture”.

Questa è la storia di questo greco che impiega il suo tempo libero in lavori di ricerca e che i suoi concittadini lo considerano un folle. Tutto ciò è spiegabile, in considerazione del fatto che tutta l’Italia Meridionale aveva legami con l’allora Magna Grecia.

Lorenzo Zolfo

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