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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

L'archimandrita mons. Eleuterio F. Fortino (Chiesa S. ATANASIO Comunità Cattolica Bizantina - Via dei Greci 46 - 00187 Roma) ci manda qualche notizia ed una meditazione sul Natale. Lo ringrazio e saluto.
 

L'ANTICA MELURGIA BIZANTINA



Il 12 novembre 2005 è stata presentata a Grottaferrata la ristampa
fotostatica dell'opera di P. Lorenzo Tardo: "L'Antica Melurgia Bizantina
nell'interpretazione della Scuola Monastica di Grottaferrata", Grottaferrata
1938. La relatrice, prof. Sandra Martani  della Facoltà di Musicologia di
Cremona, ha messo in rilievo che l'Opera di p. Tardo rimane "dopo oltre 70
anni "l'unico manuale sulla musica bizantina in lingua italiana". Per
ricordarlo, riportiamo alcuni brani del primo capitolo:

Nel principio era ben naturale che la Chiesa, nata a Gerusalemme,
continuando a servirsi degli stessi inni della Sinagoga, li cantasse anche
con le stesse melodie che per secoli risuonarono nel tempio (.).

Le Costituzioni pseudo-apostoliche così ci descrivono la forma con cui quei
canti venivano eseguiti: "Sopra un posto elevato l' Anaghnosta legga la
pericope - già stabilita - di Mosè, di Gesù di Navì, dei Giudici, dei Re,
dei Paralipomeni e quelli del Ritorno (dalla cattività di Babilonia), oltre
a queste, anche quelle di Giobbe e di Salomone e dei profeti; al termine di
ogni due letture, un altro Anaghnosta canti gli inni di Davide e il popolo
subentri a cantare l'ultima parte dello sticho". Questa forma col tempo
diventa generale nelle riunioni ecclesiastiche. S. Atanasio scrive che,
mentre sedeva al trono, il suo diacono cantava il salmo 135, a cui il popolo
rispondeva ad ogni versetto: "Poiché la sua misericordia vive in eterno"
(..).

Il Crisostomo col suo linguaggio, che non conosce ambiguità o mezzi termini,
ordina di far tacere le voci incomposte e i movimenti disordinati delle
mani, le quali invece si devono sollevare a Dio supplichevoli e congiunte in
atto di preghiera. Pastore vigilante, non lascia occasione per mostrare il
suo zelo per la restaurazione della musica sacra, che deve piegarsi alle
esigenze della religione. Inveisce contro quei maestruccoli, che compongono
senza ispirazione, infarcendo le loro musiche con reminiscenze profane e
lasciano il cuore arido e freddo. "Si trovano qui alcuni, dice il Dottore, i
quali con disprezzo di Dio, ritengono le parole dello Spirito Santo (cioè i
Salmi) come una cosa qualunque; li accompagnano con voci scomposte e in
nulla si differenziano (nella esecuzione) dagli energumeni: si agitano, si
esaltano in guisa da mostrare modi affatto indegni delle sacre adunanze.Tu,
ripieno di ciò che vedi  e ascolti nei teatri, (nei quali allora prevaleva
il mimo e il pantomimo) ne trasporti le forme in chiesa, e perciò con voci
inarticolate manifesti il disordine dell'anima tua". I lamenti dei santi
Dottori erano logici; non solo i ritmi, ma anche i canti, come si è visto,
erano modellati sulle forme e sui tipi pagani. La musica sacra dietro le
direttive dei Concili e dei Padri si andò spogliando delle forme profane,
rivestendo uno stile, un'arte nuova, un tipo speciale più grave, più nobile,
più elevato, quale appunto si conviene alla casa di Dio.

S. Atanasio nella lettera a Marcellino insegna sapientemente con quale
spirito bisogna cantare gl'inni e i salmi, affinché questi siano accetti a
Dio, di giovamento allo spirito e di edificazione ai fedeli.

Lorenzo Tardo jeromonaco
 


IL SINODO INTEREPARCHIALE VERSO LA CONCLUSIONE
 

Durante l'estate la Commissione Centrale di Coordinamento ha riletto gli
schemi per valutare l'esattezza del modo in cui gli emendamenti votati
durante la celebrazione sinodale  sono stati introdotti negli schemi.

In tal modo i testi stabiliti come risultato della Consultazione sinodale,
sono stati presentati  agli Ordinari per la loro valutazione.

Il sommario del volume risulta così strutturato:


1.       Prologo: Sinodo, Evento di Grazia - Opera di Dio per la
santificazione dell'uomo;

2.        La Sacra Scrittura nella Chiesa locale;

3.       Catechesi e Mistagogia;

4.       Liturgia;

5.       Formazione del clero e dei membri degli Istituti di vita
consacrata;

6.       Diritto Canonico Particolare;

7.       Rapporti Interrituali;

8.       Ecumenismo - Dialogo Interreligioso - Sette - Nuovi Movimenti;

9.       Rievangelizzazione;

10.   Missione;

11.   Epilogo: "Chiamati ad essere santi" (Rom 1,7).



Dopo la loro valutazione gli Ordinari presenteranno il risultato alla Santa
Sede per l'approvazione canonica.



Il Sinodo Intereparchiale per le tre Circoscrizioni Bizantine in Italia,
come recita il titolo del prologo, votato nell'Assemblea sinodale, è "Evento
di Grazia - Opera di Dio per la santificazione dell'uomo (Inter - Sinodo).



IL NATALE: EPIFANIA DI DIO E LUCE DELLA CONOSCENZA



"Il 25 di questo mese di dicembre, Natività secondo la carne del Signore,
Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo".

Così recita il Synaxàrion, il libro dell'assemblea, della Chiesa bizantina.

Nell'Orthros, nell'ufficio dell'Aurora del giorno si canta il canone di
Cosma che nel suo irmòs - il primo tropario che determina il ritmo poetico e
musicale delle otto odi - invita all'incontro con il Signore che viene ed
esorta alla sua glorificazione:

"Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, andategli incontro;
Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra, e con
letizia celebratelo, o popoli, perché è glorificato".

Il canone espone in poesia il mistero del Natale, nelle sue maggiori
dimensioni: l'incarnazione del Verbo di Dio, l'effetto nell'uomo col
restaurarlo ad immagine e somiglianza di Dio, l'invito alla glorificazione
nella liturgia e nella propria esistenza.

Dio immutabile

L'acrostico del canone - frase che si ottiene mettendo insieme le prime
lettere di ciascun tropario dell'intero canone - costituisce una espressione
(Christòs brototheìs en hòper Theòs mene) che tradotta in italiano manifesta
il significato profondo dell'incarnazione del Verbo di Dio che si fa uomo
senza mutare (atreptos enanthropesas) la sua natura divina: "Cristo fatto
mortale rimane Dio qual era". Questo elemento della fede cristiana viene
ribadito diverse volte, nell'esplicitazione dell'essere theàntropos, vero
Dio e vero uomo, ribadendo le dichiarazioni del Simbolo
niceno-costantinopolitano delle due nature di Gesù Cristo.

Da una parte si proclama che Gesù Cristo unico Signore è "Dio vero da Dio
vero, generato non creato della stessa natura del Padre (homooùsion to
Patrì)".

L'irmòs giambico dell'ode prima afferma che "Lui, per essenza è uguale al
Padre ed ai mortali" (ison Patrì kai brotòis).

 

Si incarnò e si fece uomo

Dall'altra parte, infatti la nostra professione di fede afferma che "per
opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è
fatto uomo (sarkothènta kai enanthropesanta). E ciò nella prospettiva
dell'economia della salvezza perché "per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dai cieli".

L'irmòs della terza ode, riassume cantando: "Il Figlio che prima dei secoli,
immutabilmente dal Padre è stato generato e negli ultimi tempi dalla
Vergine, senza seme, si è incarnato", "prendendo veramente carne" (terzo
tropario della prima ode).

Gli ultimi tempi vengono precisati storicamente, ricordando l'editto di
Cesare Augusto in un artificio poetico di contrapposizione tra la
registrazione segno di sudditanza e la liberazione apportata da Cristo.

Il secondo tropario della quinta ode canta: "Per ubbidire al decreto di
Cesare, sei stato registrato tra gli schiavi, e hai liberato noi, schiavi
del nemico e del peccato, o Cristo, divenendo del tutto povero come noi e
divinizzando ciò che era di terra, con questa stessa unione e comunione" (ex
autes henoseos kai koinonìas hetheoùrgesas).

Della circostanza storica del periodo in cui è nato Gesù - la pax romana -
il doxastikòn del vespro, inno di Kasia, si serve per aprire la visione del
cristiano alla dimensione universale degli effetti della Nascita di Cristo.

Rialza la decaduta immagine dell'uomo

Il tropario della pre - vigilia svolge il tema della divinizzazione
dell'uomo. I Padri da S. Atanasio in poi hanno espresso l'evento con la
formula "Dio si è fatto uomo perché l'uomo divenga Dio":

"Sì, Cristo nasce per rialzare (anasteson) l'icona decaduta", l'umanità che
era stata creata ad immagine di Dio e caduta nel peccato era decaduta dalla
sua elevata situazione.

Il secondo tropario della prima ode mette a fuoco il tema: "Colui che fatto
ad immagine di Dio era perito per la trasgressione, divenendo del tutto
preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il
sapiente Artefice di nuovo lo plasma".

Si fa riferimento alla creazione di Adamo, al peccato, alla donna Eva e di
converso a Maria. Adamo che aveva partecipato a "quel soffio superiore", era
caduto nella corruzione "sedotto dalla donna", ora egli vedendo il Cristo
"nato da donna", divenendo uomo e rimanendo Dio", egli ha "sollevato la
nostra fronte". L'uomo nuovo può stare dritto senza vergogna davanti a Dio.
Infatti "partecipando della realtà inferiore della carne, ci è dato di
comunicare alla natura divina" (Ode terza).

L'irmòs giambico dell'ode quarta  ricorda il profeta Abacuc che "prediceva
la riplasmazione, la nuova creazione, della stirpe umana".

All'idea radicale di nuova creatura, vari tropari aggiungono aspetti
complementari come quello della redenzione, del riscatto.

"Il Cristo Dio, fatto uomo, ci ha riacquistati" (prima ode, quarto
tropario).

La luce della conoscenza

Il Dio della pace ci ha inviato l'angelo del suo gran Consiglio. Siamo in
tal modo, secondo l'irmòs della quinta ode che si ispira al Cantico di
Isaia, "guidati alla luce della conoscenza di Dio" (theognosìas pros phos).
L'apolytìkion del giorno è incentrato proprio sul tema della luce. Del resto
la Nascita di Gesù è l'epifania di Dio tra gli uomini, la vera luce che
illumina ogni uomo che viene al mondo. "La tua nascita o Cristo nostro Dio,
ha fatto sorgere per il mondo la luce della conoscenza. Con essa, gli
adoratori degli astri, sono stati ammaestrati da una stella ad adorare te,
sole di Giustizia, e a conoscere te, Oriente dall'alto". Questo
apolylitìkion che si canta già dal vespro e continua per l'intero periodo
post-festivo è comunemente diffuso e riassume il significato del Natale nel
popolo bizantino.

"Gloria alla tua potenza, Signore"

Questo è il ritornello dell'ode quarta sul Cantico di Abacuc. "I potenti di
tutta la terra, si sono prostrati davanti a te, o Salvatore" e danno gloria
alla potenza di Dio.

Gli inni menzionano e rielaborano il tema dell'attesa, la veglia dei
pastori, la venerazione dei magi venuti da lontano guidati dalla luce della
stella, il canto degli angeli: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli".

Già dal vespro la liturgia invita all'esultanza e alla celebrazione del
mistero che rivela il Natale: "Venite, esultiamo per il Signore, esponendo
questo mistero. Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto".

E' stata ristabilita la comunione tra Dio e l'uomo. A questo evento di
grazia partecipano i popoli, la natura, gli astri.

L'Oìkos invita: "Affrettiamoci verso il luogo dove è stato partorito il
piccolo bimbo, il Dio che è prima dei secoli". E attraverso espressioni
simboliche e poetiche suggerisce le ragioni dell'invito che si fondano sul
significato dell'Evento: "Betlemme ha aperto l'Eden .Venite riceviamo nella
grotta le gioie del paradiso.  Là è apparsa la radice che ha germogliato il
perdono. Là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo
aveva desiderato bere".

Cosa offrire al Signore - Dio tra noi?

"Che ti offriremo, o Cristo"?, chiede il quarto idiòmelon del vespro di
Natale. L'inno di Germano risponde: "Ciascuna delle creature da te fatte ti
offre il rendimento di grazie: gli angeli l'inno, i cieli la stella, i magi
i doni, i pastori lo stupore, la terra la grotta, il deserto la mangiatoia.
Ma noi ti offriamo la Madre Vergine".

Exapostilàrion -Inno di congedo

L'inno di congedo riassume un aspetto essenziale del significato del Natale
e accompagna il fedele al di fuori del luogo di culto per le vie del mondo
con il viatico della verità e della salvezza.

L'exapostilàrion canta:

"Ci ha visitati dall'alto il nostro Salvatore, Oriente degli orienti, e noi
che eravamo nelle tenebre e nell'ombra, abbiamo trovato la verità, perché
dalla Vergine è nato il Signore".

 

CELEBRATA LA FESTA NAZIONALE DI ALBANIA 2005


La comunità arbëreshe di Roma ha celebrato la festa nazionale di Albania,
nel suo modo tradizionale, con una manifestazione culturale e la
celebrazione della Divina Liturgia in lingua albanese.

  1.. L'Albania sulla via della democrazia
Sabato 26 novembre nella sede del Circolo Besa ha avuto luogo una
conferenza-dibattito sul tema "L'Albania sulla via della democrazia" con due
esperti: il Dr. Rando Devole, sociologo albanese-operatore CISL e il Dr.
Roland Seiko, direttore del quindicinale "Bota Shqiptare - Il mondo
albanese - Il giornale degli Albanesi in Italia". Due giovani albanesi,
viventi in Italia,  impegnati professionalmente nel campo culturale e
sociale. I due principali argomenti sono stati:  La nuova situazione sociale
e le istituzioni democratiche nell'Albania di oggi.

L'incontro è stato articolato come uno scambio di vedute tra i due relatori
su ciascun argomento a cui erano invitati ad intervenire anche i presenti,
nel corso della conversazione stessa, con interrogazioni o con osservazioni
critiche, emergendo così una riflessione più completa, vivace e partecipata.

La situazione politica è strutturata sul pluralismo democratico, con una
moltiplicazione di partiti (nelle ultime elezioni se ne sono presentati 72),
ma raggruppati in due poli. Nel governo si è cercato di applicare il
criterio rappresentativo delle forze in campo. Il criterio del clan risulta
ormai sbiadito e in regressione pratica. Le istituzioni sono state
costituite secondo principi moderni sperimentati negli altri paesi europei,
per sé in ottime prospettive. Esse però sono in rodaggio e spesso lo scarto
fra l'impostazione teorica e l'applicazione pratica è notevole. La
situazione sociale è certamente migliorata, ma si constata ancora una forte
disuguaglianza dei beni e dei servizi sociali. La coscienza civile si è
risvegliata e diventa lentamente più attiva. La letteratura esiste e si
esprime in una grande massa di pubblicazioni con due problemi: non tutta è
di qualità e vi è assenza di esercizio adeguato della critica per orientare
i lettori, i quali di fatti leggono poco. Ci sono però gruppi di nuovi poeti
e scrittori emergenti che danno speranza per l'avvenire.

L'impressione che si traeva dall'insieme era abbastanza positiva e fiduciosa
per il futuro dell'Albania.

La manifestazione è stata coordinata dal prof. Domenico Morelli del Circolo
Besa. Mons. Eleuterio F. Fortino, ringraziando i due specialisti, ha
sottolineato proprio la prospettiva positiva del dibattito e la fiducia
espressa verso l'avvenire, auspicio degno della celebrazione della festa
nazionale.


  2.. La preghiera per tutti gli albanesi
Domenica 27 novembre, nella Chiesa di S. Atanasio (Via del Babuino 149) è
stata celebrata la Divina Liturgia di S. Giovanni Crisostomo in lingua
albanese, in cui si è pregato per tutti gli albanesi viventi in patria o
dispersi nel mondo. Per tutti si è chiesto a Dio la sua assistenza e la
"pace che viene dall'alto".

Nell'omelia Mons. Eleuterio F. Fortino, commentando la pericope evangelica
del giorno, ha sottolineato la risposta che Gesù ha dato alla domanda
postagli da un uomo socialmente distinto: "Cosa devo fare per ereditare la
vita eterna"? La risposta era stata: "Osserva i comandamenti". E i
comandamenti ricordati sono tra quelli dati a Mosé sul Sinai, ma si
riferiscono anche a quelli della legge naturale: non uccidere, non rubare,
non commettere adulterio, non fare falsa testimonianza, onorare il padre e
la madre. I principi  etici sono alla base del comportamento personale, ma
anche di ogni società che vuole essere sorretta dalla giustizia per tutti,
dal rispetto reciproco, dalla equità per una convivenza armoniosa e
dinamica.

La celebrazione liturgica quest'anno è stata presieduta dal Rev. Papàs
Ignazio Ceffalia dell'Eparchia di Piana degli Albanesi coadiuvato dal Rev.
Paolo Gionfriddo, diacono della Martorana di Palerno, concattedrale
dell'Eparchia di Piana degli Albanesi.

Ha cantato la liturgia il coro della Comunità arbëreshe di Roma, diretto dal
Prof. Nicolino Corduano, dell'Eparchia di Lungro per gli Albanesi di
Calabria e dell'Italia Continentale, sul testo musicale composto da p. Nilo
Somma, italo-alnaese, ieromanaco di Grottaferrata (Besa/Roma).


3. Albania, un mosaico di religioni

P. Costantin Simon s.j. ha pubblicato su "La Civiltà Cattolica" (19 novembre
2005) un accurato studio sulla storia e la situazione attuale delle comunità
religiose in Albania (Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa, Islam, Bektashi e
altre). Ha sottolineato "il tradizionale rispetto che vige tra i credenti
albanesi" con la constatazione di "alcuni incidenti inquietanti" senza
alcuna certezza a chi attribuirli, se "ai fondamentalisti religiosi  o ai
nostalgici neocomunisti". Ha anche rilevato: "L'Albania dei nostri giorni
rimane una società profondamente dominata dal secolarismo" (Besa/Roma).

Natale 2005


 

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