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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Cristoj anesth - Krishti u ngjall – Cristo è risorto!
Durante le celebrazioni della Grande e Santa Settimana
Vi ricorderò al Signore
e per le gioiose feste pasquali vi presento il mio augurio più cordiale
Eleuterio F. Fortino
Pasqua 2005

 

LA RESURREZIONE

CARDINE DELLA VITA CRISTIANA

 

“Cristo è risorto dai morti, con la morte ha calpestato la morte

e ai morti nei sepolcri ha elargito la vita”.

La resurrezione è il cardine della fede e della vita cristiana. Tutti i cristiani, che proclamano il simbolo niceno-costantinopolitano, confessano che il Cristo “il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture”. La liturgia bizantina prevede una celebrazione che, attraverso il ciclo dell’oktoichos delle domeniche con inizio nel giorno di Pasqua, dà unità e coerenza all’intero anno liturgico e determina l’orientamento etico quotidiano.

Il teologo Gregorio Palamas (1296-1359), santo della Chiesa ortodossa, nella sua omelia sul sabato santo, ha messo in rilievo tre dimensioni: la fede nella risurrezione di Cristo, l’attesa della risurrezione di tutti gli uomini, la risurrezione a vita nuova di ogni credente, che per il battesimo partecipa già alla morte e alla risurrezione di Cristo. L’insieme viene visto dal Palamas nella prospettiva della redenzione, nell’economia di salvezza. Il Cristo “apertamente dimostra la sua onnipotente potenza vincendo la morte del corpo, risuscitando dopo tre giorni dai morti, salendo al cielo dove siede alla destra del Padre con quella carne che per noi portò e secondo la quale morì. Così ci diede fiducia anche nella risurrezione dai morti, nella apocatastasi in cielo e nell’eredità nel Regno” (PG;151, Omelia 16, n.19).

Dal sepolcro vuoto di Cristo all’alba di “quel” primo giorno della settimana sgorga una luce che illumina l’intera concezione della vita cristiana: il senso della vita, il significato della morte, il valore delle opere della luce. Il tutto è visto nella prospettiva di un orizzonte nuovo senza confini. E senza esclusioni. Il Palamas cita la prima lettera di S. Pietro: “E darà la vita anche ai corpi di tutti nel giorno in cui ha stabilito di risuscitare e giudicare tutto il genere umano come il capo degli apostoli ci ha insegnato: Cristo morì una volta per tutte per i peccatori, giusto per gli ingiusti, per presentarci a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo. E in spirito andò a portare l’annuncio anche alle anime incarcerate (1Pt 3, 18-19), cioè alle anime dei morti a partire dall’inizio del tempo” (PG, Ibidem, n. 17).

La risurrezione quotidiana della “vita intermedia” – come il Palamas chiama lo stadio di vita sulla terra – è determinata dal battesimo. Si fonda sulla lettera di S. Paolo ai Romani che cita: “Se infatti siamo divenuti partecipi della sua natura con una morte simile alla sua, lo saremo anche della sua resurrezione” (Rom 6,5).

Ciò implica, secondo l’espressione palamita, “la vita secondo l’evangelo di Cristo” (Ibidem). Essa si sviluppa in un rinnovamento che “di giorno in giorno” progredisce verso la conoscenza di Dio, la giustizia e la santificazione con uno scardinamento dell’inclinazione alle passioni e un trasferimento del desiderio sui “beni intellegibili”.

Eleuterio F. Fortino

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