ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

BESA - CIRCOLO ITALO-ALBANESE DI ROMA

 

NUOVO STUDIO

SULLA STORIA DEL COLLEGIO DEGLI ALBANESI DI CALABRIA

E’ apparso, di recente, un documentato studio di Maria Franca Cucci, sul Collegio Corsini, pubblicato da Brenner editore ed inserito nella Collana specialistica “Biblioteca degli Albanesi d’Italia” diretta dal prof. Italo Costante Fortino dell’Università l’Orientale di Napoli.

In esso si ricostruisce l’evoluzione storica di questa importante istituzione per gli albanesi di Calabria, si sottolinea l’efficace contributo offerto alla cultura, si pone specialmente l’accento sugli aspetti ecclesiali, ma si rilevano anche le numerose motivazioni interne ed esterne (politiche, storiche, sociali e culturali) che segnarono il suo processo di laicizzazione, tanto da divenire un generico liceo-ginnasio statale (Maria Franca Cucci, Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria – Evoluzione storica e processo di laicizzazione, Brenner editore, Cosenza 2008, pp. 424).

Il “Pontificio Collegio Corsini” fu fondato da Papa Clemente XII (Lorenzo Corsini) nel xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" / 1732 a S. Benedetto Ullano (CS) allo scopo di formare, educare ed istruire il clero delle comunità italo-albanesi di Calabria di tradizione religiosa bizantina e di tramandare così quel ricco patrimonio liturgico, canonico e teologico, compromesso da una latente latinizzazione.

Sei le Bolle di erezione:

1) Inter multiplices (1732) con la quale veniva fondato il seminario italo-greco nel palazzo abbadiale di S. Benedetto Ullano;

2) Dum ea quae (1734), con la quale il Collegio fu chiamato Corsini dal nome gentilizio del Pontefice e con cui furono attribuite le rendite;

3) Ex iniuncto (1736) con la quale si decretarono le “Regole e Costituzioni” del Collegio, circa i requisiti per ricevere gli alunni nell’Istituto, circa gli esercizi di pietà, gli obblighi e disciplina degli alunni, lo studio delle lettere e delle scienze, gli obblighi dei superiori;

4) Superna disposizione (1735) con la quale si stabilì l’elezione di un vescovo greco ordinante in Calabria, con l’obbligo di risiedere nel Collegio di cui sarebbe stato il presidente;

5) Provvida pastoralis (1737) con la quale si assegnavano al primo vescovo ordinante Felice Samuele Rodotà vari obblighi, tra cui: l’insegnamento delle cerimonie sacre secondo il rito greco, l’ammissione o l’espulsione dei collegiali, la nomina di un sacerdote idoneo a svolgere la funzione di curato nella chiesa parrocchiale, il conferimento agli alunni degli ordini sacri; 

6) Preclara Romanorum (1739), con la quale il rettore poteva conferire la laurea in filosofia e teologia a tutti quegli alunni che avessero frequentato per cinque anni un corso di filosofia e teologia e assistito negli ultimi due anni alle lezioni di Sacre Scrittura.

All’Istituto il Pontefice attribuì grande importanza poiché ad esso furono concessi gli stessi privilegi dei Collegi Pontifici ed anche la laurea fu equiparata a qualunque altra conseguita negli Atenei pontifici Romani.

L’intera storia del Collegio, nelle sue due fasi, a S. Benedetto Ullano prima (1732-1794) e a S. Demetrio Corone dove poi fu trasferito (1794-1923), viene scandita principalmente attraverso l’operato dei dieci vescovi-presidenti che lo governarono: Felice Samuele Rodotà (1736-1740); Nicolò De Marchis (1742-1757); Giacinto Archiopoli ((1757-1789); Francesco Bugliari (1792-1806); Domenico Bellusci (1807-1833): Gabriele De Marchis (1833-1858); Agostino Franco (1858-1859); Giuseppe Bugliari (1875-1888); Giuseppe Schirò (1889-1896); Giovanni Barcia (1902-1912).

Viene considerato come il Collegio ha richiamato l’attenzione sulle esigenze spirituali degli italo-albanesi che hanno potuto così conservare la loro tradizione religiosa; infatti, pur tra carenze e difficoltà, esso ha garantito la formazione del clero italo-greco di Calabria, il quale è stato sempre difensore convinto dei valori spirituali ed umani della minoranza albanese in Italia.

Viene messo inoltre in rilievo il contributo particolare dell’Istituto sia alla formazione della letteratura italo-albanese ed ai suoi influssi su quella albanese, sia alle lotte risorgimentali per l’unità d’Italia. Figure di poeti, letterati e cultori della lingua albanese come G. Variboba, G. Serembe, P. Camodeca, G. De Rada, nomi illustri di statisti e patrioti come D. Mauro, P. Scura, A. Milano, D. Damis provenirono proprio da quel Collegio. Né va dimenticata la sua azione specifica come Istituto Internazionale (1903), che aprì nuovi orizzonti culturali: in esso furono ospitati numerosi giovani – cattolici, ortodossi e musulmani – provenienti dall’Albania come A. Xuvani, cultore della lingua albanese, K. Kamsi, studioso del lessico e delle problematiche culturali degli Albanesi d’Italia e L. Gurakuqi, uno dei maggiori esponenti del risorgimento albanese. Tutto ciò favorì le relazioni culturali e diplomatiche dell’Italia con l’oriente. Se il “Pontificio Collegio Corsini” aveva esaurito nel tempo la sua funzione di seminario, come istituto laico aveva segnato per le comunità italo-albanesi una nuova presa di coscienza della propria identità etnico-culturale nella totalità dei suoi valori.

L’ultimo capitolo è dedicato alla erezione della diocesi di Lungro (1919), dopo lunghe trattative col governo italiano tra numerose tensioni per la transazione dei beni del Collegio. Per la prima volta gli italo-albanesi di tradizione bizantina, potevano contare su un vescovo ordinario, nella figura di Giovanni Mele, con giurisdizione propria, non più soggetta ai vescovi latini locali. La svolta era stata decisamente positiva anche per la vigile presenza e l’appoggio della Santa Sede.

La pubblicazione è corredata di molteplici e puntuali note e di un’ampia appendice di documenti nella maggior parte inediti – in tutto 125 – frutto della ricerca in vari archivi ecclesiastici (Propaganda Fide e Congregazione per le Chiese Orientali) e civili (Archivio Centrale dello Stato, Archivio di Stato di Napoli, Archivio storico-diplomatico del Ministero degli Esteri, Archivio di Stato di Cosenza).

Nell’esporre le vicende storiche, l’autore si è basato principalmente sui numerosi documenti consultati, dei quali solo una piccola parte è stata selezionata e posta in appendice. Di ognuno, durante la trattazione, sono stati indicati, con considerazioni critiche, i contenuti e tutti quegli elementi utili per una più obiettiva valutazione del ruolo del Collegio, ed è stata citata in nota la loro collocazione.

La presente pubblicazione va a completare due opere fondamentali di recente ristampa, inserite nella citata collana “Biblioteca degli Albanesi d’Italia”: la “Storia del rito greco in Italia” di P. P. Rodotà, scrittore greco della Biblioteca Apostolica Vaticana, in tre volumi (Roma 1758, 1760, 1763 – ristampa nel 1984, arricchita da un ampio studio introduttivo di aggiornamento di Vittorio Peri anche lui scrittore greco della stessa Biblioteca Vaticana), e la “Storia dell’erezione del Pontificio Collegio Corsini italo-greco di Ullano e dell’istituzione del Vescovo titolare di rito greco per l’istruzione degli Italo-albanesi del medesimo rito e per la promozione ai Sacri Ordini” dello storico calabrese A. Zavarroni (Napoli 1750 – ristampa nel 2001, corredata da una prefazione dello storico F. Russo e da una postfazione del curatore D. Morelli).

Il volume può essere richiesto a Brenner editore – V. Adige 41 – Cosenza – tel. 098474537 (Besa/Roma)

 

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