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PUBBLICATA LA RICERCA:

IL FRIULI: UNA ETNIA SUI PASSI DI  Pier Paolo PASOLINI

 “Pier Paolo Pasolini  e il Friuli. Un’etnia sulla pelle di un poeta”

a cura di PIERFRANCO BRUNI 

      È in distribuzione la nuova ricerca del Comitato Minoranze etnico – linguistiche del MiBAC dedicata a Pier Paolo Pasolini e il Friuli. Un titolo abbastanza suggestivo: “Pier Paolo Pasolini  e il Friuli. Un’etnia sulla pelle di un poeta”, (Luigi Pellegrini Editore). Una significativa proposta  che pone all’attenzione il valore della cultura popolare nel raccordo tra etnie, letteratura  e minoranze linguistiche. La minoranza etnico – linguistica friulana è stata contestualizzata attraverso una indagine a tutto tondo. Già il titolo è una chiave di lettura di un rapporto che resta attuale e importante. Titolo che è stato “mutuato” dallo studio di Gerardo Picardo che recita: “PASOLINI E IL FRIULI, UN’ETNIA CUCITA SULLA PELLE DI UN POETA”. La geografia e i luoghi nei saggi di Picardo, di Ciliberti e di Guarnirei focalizzano un dialogo mai interrotto tra Pasolini (1922 – 1975) e le realtà etniche del Friuli non solo in una lettura storica ma anche contemporanea.

      Il lavoro, dedicato all’etnia friulana (e in modo particolare alle “Poesie a Casarsa”,  poesie in lingua friulana)  nel rapporto con Pier Paolo Pisolini, offre all’attenzione una chiave di lettura non solo letteraria ma soprattutto linguistica, filologica, antropologica in una comparazione con la realtà territoriale del Friuli, dove la lingua è parte integrante del progetto di tutela e valorizzazione. Lo studio, infatti, rientra nelle attività del Comitato Minoranze etnico - linguistiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e si pone come utile riflessione per un confronto a tutto tondo tra l’ “etnia” friulana e gli scritti di Pasolini.

      “Si è cercato di meditare sul rapporto tra Pasolini e il Friuli e tra lingua e tradizione. Un raccordo che resta significativo, sottolinea Pierfranco Bruni, Presidente del Comitato Minoranze Etnico – Linguistiche del MiBAC, che ha curato la ricerca e scritto il saggio introduttivo, proprio alla luce del lavoro che per anni abbiamo condotto con lo scopo di promuovere la cultura delle presenze minoritarie in Italia”.

      Hanno lavorato alla ricerca su "Pasolini e l'etnia friulana"  gli studiosi: Gerardo Picardo, saggista, giornalista e attento studioso delle realtà letterarie della cultura popolare, Teresina Ciliberti, docente, e storica della letteratura, Alberigo Guarnieri, docente, filologo e  ricercatore di fenomeni legati ai linguaggi. Gli studiosi hanno analizzato il rapporto tra lingua, etnie e appartenenza nelle opere in lingua friulana di Pasolini. In virtù di ciò gli approfondimenti di Gerardo Picardo, di Teresina Ciliberti e di Alberigo Guarnirei definiscono un vero e proprio viaggio in quell’anima friulana nell’opera di un poeta come Pier Paolo Pasolini, che ha saputo tratteggiare l'anima di una civiltà e di una eredità di linguaggi e di tradizioni.

      È su questi aspetti che si sofferma, in modo particolare, la riflessione di Gerardo Picardo: “Il centro del viaggio è Casarsa, anzi ‘Casam arsam cum curte’, cerchio il cui diametro porta scritto l’andare e venire del fiume Tagliamento, antico nome celtico che indica ‘tilia tiglio’, fiume che unisce più che dividere. Ci si incammina con speranza e l’energia dei ribelli lungo i salici del fiume, fra i paesi costruiti con i sassi spezzati a metà del greto e le metafore dell’incontro che raccontano il destino di etnie silenziose e sempre fiere”.     

      Un poeta, Pasolini, che ha scavato nella complessità della parola portando alla luce le radici comunicative di un popolo all’interno di una temperie regionale e nazionale. Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro insistenza in un rapporto tra prosa e verso. L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità.

      “È messo ben in evidenza, aggiunge Pierfranco Bruni, il costante dialogo tra lingua e valenza etnica, tra antropologia e letteratura. Questo studio è parte viva di un progetto che ha toccato i vari aspetti culturali delle presenze minoritarie in Italia. Un progetto ben articolato che ha coinvolto studiosi e giovani contribuendo a capire di più le problematiche relative al rapporto tra cultura, territorio, beni culturali delle realtà minoritarie in Italia attraverso metodologie didattiche e scientifiche. Una testimonianza che resterà come documento e come modello di fare cultura all’interno di una visione che ha permesso di realizzare confronti con le culturali delle varie comunità. I contributi che gli studiosi hanno offerto si inquadrano in una dimensione di ricerca sia letteraria che etno – antrologica”. 

      Pasolini proprio attraverso il suo affermare i codici della realtà etnica friulana come identità è riuscito a contestualizzare una dimensione geografica e quindi anche storica. Scavando nella lingua e riportando sullo scenario quotidiano una realtà demo - antropologica i cui risultati rappresentano un dialogo costante tra tradizione e letteratura.

      Il recupero della lingua nella tradizione delle etnie è un elemento che chiama in causa modelli linguistici e fattori antropologici. Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro insistenza in un rapporto tra prosa e verso.     

      Pasolini friulano è dentro un processo etno-storico-letterario, nel quale si evincono risultati di straordinaria estetica. Nella visione estetica campeggia comunque la dimensione della nostalgia. Casarsa resta il fulcro intorno al quale si mobilitano le sensazioni lirico - esistenziali. Nel paesaggio casarsese vive “una carica accorante di nostalgia” (Pasolini). Ed è su questi aspetti e nello sviluppo di tali problematiche che gli scritti di Picardo, Ciliberi e Guarnirei centralizzano il ruolo che Pasolini ha avuto nella tutela e nella valorizzazione della lingua friulana.

      L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità. Recuperando una lingua Pasolini non ha fatto altro che ripristinare un dialogo tra popolo e territorio. Un dialogo che ha significato, e significa tuttora, uno scavo in quell’etnos che si porta dentro i segni di un radicamento che è sentimento della memoria. Memoria – paese. È qui che si stabilisce uno iato fondamentale.

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