Mirė se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

Omnia Santori

Letteratura d’Arbėria

Le vertiginose balze del luogo natio traboccanti di copiose sorgive che repentinamente scendevano a dissetare le dolci colline sulle quali si ergeva la minuscola Picilia, popolata in passato da illustri signori consacrati allo studio dei classici latini e greci e da pastori attenti alle greggi e dediti alle sommosse antiborboniche per Francesco Antonio Santori, uno dei pił insigni scrittori della letteratura albanese, costituirono un’attrazione lunga una vita e stimolarono continuamente il suo fecondo e prorompente genio letterario. La sua penna bagnata della fresca primordialitą dell’idioma arbėreshe, precorrendo i tortuosi sentieri dei neologismi, si distinse per un originale ibridismo linguistico alimentato da una straordinaria ricchezza lessicale, fonte di uno stile a volte frammentario ma non certo scevro delle tracce di una disordinata fantasia letteraria.

I suoi lavori pubblicati in maniera disorganica nella seconda metą del XIX secolo nell’Antologia Albanese e nella rivista Fjamuri i Arbėrit, entrambe dirette dal vate della letteratura albanese Girolamo De Rada, del quale quest’anno ricorre il centenario della morte, ora grazie all’impegno sinergico del Comune di Cerzeto e dell’Universitą degli Studi della Calabria, verranno pubblicati integralmente in un’opera omnia costituita da 12 volumi impreziositi da un cd rom sul patrimonio lessicale santoriano. Coniugando fare amministrativo e scrupolositą scientifica, appunto, il sindaco della cittadina arbėreshe Francesco Lata e l’ordinario di lingua e letteratura albanese Francesco Altimari durante la seconda giornata di studi santoriani, hanno annunciato alla cittadinanza ed agli studiosi del settore, la imminente stipula della convenzione e del piano editoriale riguardante l’edizione critica delle opere santoriane, resa nota con largo anticipo lo scorso anno durante la prima giornata di studi dedicata all’intellettuale arbėresh.

Rimarcando la straordinaria capacitą  letteraria del sacerdote intellettuale originario di Santa Caterina Albanese Picilia e parroco di San Giacomo di Cerzeto Sėnd Japku, il primo

cittadino di Cerzeto Qana, da anni promotore instancabile della riscoperta delle radici culturali della propria comunitą, ha introdotto i lavori del convegno che hanno registrato l’intervento del priore della confraternita S. Maria del Buon Consiglio Angelo Stamile e di Don Ennio Stamile che ha portato i saluti del Vescovo della diocesi di San Marco Argentano-Scalea monsignor Domenico Crusco. A seguire si sono succeduti gli autorevoli contributi scientifici di Francesco Altimari che dopo aver posto l’accento sulla straordinaria produzione letteraria di Francesco Antonio Santori, ha illustrato la bozza del piano editoriale delle opere dello scrittore arbėresh. Sulle composizioni religiose, in particolare sulle Kalimere, si č soffermato Vincenzo Belmonte dell’Universitą di Bari mentre sulla figura letteraria del Santori scrittore innovatore e precursore del dramma sociale albanese, si č incentrato l’intervento di Anton Nikė Berisha della cattedra di lingua e letteratura albanese dell’Unical che ha anche curato la prefazione della tragedia santoriana “Neomenia” edita per i tipi della Shpresa di Prishtina.  

A quasi 120 anni dall’anniversario della morte del religioso dei Padri Riformati, autore dell’ “Emira” pietra miliare della drammaturgia italo-albanese e di tante altre opere autografe tra le quali ricordiamo Il Cristiano Santificato, Il Prigioniero Politico, La Figlia Maledetta, le numerose Kalimere e i canti sacri composti per le ufficiature dell’anno liturgico,  le biblioteche e le scuole della comunitą arbėreshe prossimamente potranno dotarsi di una serie di volumi di pregevole rilevanza letteraria che consacreranno, in maniera compiuta, lo spessore intellettuale di uno dei pił importanti scrittori della letteratura albanese del XIX secolo.

Portando alla luce le opere degli scrittori del passato che con il loro genio letterario hanno raccontato attraverso raffinati strumenti letterari, lo scandire della semplicitą quotidiana, le tradizioni avite del popolo arbėresh interpretando in maniera straordinaria il rapporto tra la natura e l’uomo, oggi č pił che mai necessario percorrere nuove strategie culturali che mirino al riconoscimento vero delle radici arbėreshė.  Tale percorso, che deve passare attraverso la fruttuosa collaborazione tra enti locali, universitą ed associazioni, deve porsi come obiettivo primario la rivalutazione della coscienza storica fattore indispensabile per lo sviluppo sociale e culturale dell’Arbėria, nell’ottica di una autentica valorizzazione delle differenze e delle specificitą che rendono la comunitą arbėreshe ancora pił europea.

Quelle balze cariche di vegetazione, un tempo battute dalla furia di Fumel e macchiate dal sangue della repressione del brigantaggio, presto ritorneranno a riecheggiare delle vallje dei giovinetti, dei vjershė intonati da Miriano e si riapproprieranno delle guance rosse come una mela e delle rosse labbra di melograno della dolce Emira.

 

NICOLA  BAVASSO

 

(articolo pubblicato sul quotidiano “La Provincia Cosentina” del 05.11.2003)

priru / torna