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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
Da www.oresteparise.it

Il rischio idrogeologico della frazione di Cavallerizzo

di Oreste Parise

Il dissesto idrogeologico che interessa tutto il comune di Cerzeto, ma in particolare la frazione di Cavallerizzo ha una storia ormai ultracentenaria. È da presumere che al momento dei primi insediamenti degli albanesi i luoghi erano ricoperti di boschi. Il progressivo completo dissodamento dei terreni ha indebolito le difese naturali provocando un dissesto sempre più devastante.

Alla metà del settecento tutto il territorio sotto il centro abitato era certamente coltivato intensamente (grano, verdure ecc.) e vi erano stati impiantati vigneti, olivi e gelsi. Subito sotto il centro abitato vi era l'aia (lëmi), dove veniva trebbiato il grano, battendolo con lunghe mazze di legno e poi ventilandolo.

E' da notare che anche molte delle famiglie (fuochi) di Cerzeto coltivavano terreni nel Prato, il che lascerebbe presupporre che ancora all'epoca i due centri abitati erano collegati da una pianura. Nella memoria collettiva permane il racconto del tempo in cui gli abitanti dei due borghi si prestavano reciprocamente il pane. La «Sciolla» (il vallone-precipizio) si produsse presumibilmente in seguito. In quell'anno la Chiesa di San Nicola, oggi diruta e pressocchè sul ciglio del precipizio, non era ancora rovinata.

Recentemente, il 15 dicembre 2000, il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università degli Studi di Roma, "La Sapienza" si è interessata ai «Fenomeni di instabilità nell'abitato di Cavallerizzo» nell'ambito di una giornata di studi sulla Valutazione del rischio idrogeologico: valutazione del rischio e metodologie informatiche di rappresentazione cartografica. Lo studio è stato curato da:

bulletVincenzo Rizzo, CNR-IRPI, Roges di Rende, Cosenza
bulletFrancesco Fragale, Associato di Ricerca CNR-IRPI, Roges di Rende, Cosenza
bulletCarlo Calabria, geologo, Cerzeto (CS) </

Anche l'Università della Calabria e Amministrazione Provinciale di Cosenza hanno dedicato attenzione al fenomeno nello studio PROGRAMMA DI PREVISIONE E PREVENZIONE DEL RISCHIO NELLA PROVINCIA DI COSENZA , nel quale si legge:

La frazione di Cavallerizzo di Cerzeto da tempo è interessata da movimenti franosi, che causano le fessurazioni accompagnate da abbassamenti, scivolamenti ed ondulazioni del terreno. In questi ultimi anni il fenomeno si è accentuato, creando seri problemi alla stabilità di tutto il centro abitato della frazione di Cerzeto. Le frane sono più evidenti lungo la strada che attraversa il centro abitato di Cavallerizzo, e causano diversi danni ad abitazioni private ed alle condotte dell’acquedotto e della fognatura.

Anche se tale movimento franoso tende ad allargare il suo fronte, rischiando di coinvolgere un numero crescente di abitazioni civili ed opere pubbliche, non sono ancora stati attivati interventi di protezione civile né predisposti piani di intervento o di emergenza.

L'unica soluzione immaginata è il trasferimento dell'intero centro abitato altrove, in particolare nella frazione Vona. Il Prato non solo non esiste più da molto tempo, ma è ormai quasi completamente incolto. L'abbandono delle campagne è ancora più consistente dello spopolamento ed interessa l'intero territorio del comune (ed oltre...). Forse sarebbe il caso di tentare una rinaturalizzazione dell'intera area.

Ho ricevuto una e-mail, il 30 gennaio 2004, che riporto integralmente:

Vorrei complimentarmi con lei per il sito che ha messo a disposizioni di chi vuole sapere di più sul Comune di Cerzeto.

Vorrei anche ringraziarLa per aver parlato del problema idrogeologico della frazione di Cavallerizzo, cosa che sta molto a cuore a me che ho seguito tutte le vicende dal 1998.
Vorrei retificare quanto scritto da lei "Anche se tale movimento franoso tende ad allargare il suo fronte, rischiando di coinvolgere un numero crescente di abitazioni civili ed opere pubbliche, non sono ancora stati attivati interventi di protezione civile né predisposti piani di intervento o di emergenza.sul fatto che fino ad oggi non si è attivato" E' vero, il movimento franoso interessa sempre di più vaste aree della frazione, ma vorrei sottolineare che negli anni 1999/2000, per nostro interessamento è stato fatto un sopraluogo dalla commissione grandi rischi e da questo sopraluogo la frazione Cavallerizzo è stata inserita nella lista dei paesi ad alto rischio idrogeologico. Questo è stato il primo passo per la richiesta da parte del comune di fondi per il consolidamento.

I passi successivi sono stati:

  1. Incarico per la stesura di un progetto al Prof. Guerricchio docente del Università della Calabria;
  2. Convenzione con il CNR IRPI di rende per il monitoraggio del fenomeno franoso;
  3. Organizzazione di un work shop sulla frana di Cavallerizzo;
  4. Presentazione di due anni di dati di monitoraggio e progetto di consolidamento di tutta la frazione Cavallerizzo presentato all'Autorità di Bacino della Regione Calabria.

La regione Calabria ha inviato 1,5 miliardi delle vecchie lire per la pulizia dei torrenti che insistono sul territorio della frazione. La cosa che mi preme sottolineare è che questa mia comunicazione non vuole essere un elogio all'amministrazione uscente ma soltanto una puntualizzazione del faticoso lavoro fatto. La ringrazio della pazienza concessa a questa mia lettera e le invio i miei cordiali saluti.

Carlo Calabria

Non posso che esprimere il mio compiacimento del lavoro svolto. Qualsiasi tentativo di dare una soluzione al problema non può che essere salutato con molto favore, al di là delle Amministrazioni Comunali che si alternano. Sono convinto che a volte è necessario fare qualche passo indietro. I terreni oggi interessati al movimento franoso sono stati oggetto di intenso sfruttamento agricolo nel corso dei secoli da parte degli immigrati arbrësh , dopo essere stati disboscati. Successivamente sono stati abbandonati, senza aver tentato di ricostituire il manto arboreo che li avrebbe protetti dal dilavamento. In particolare sarebbe necessario proibire tassativamente la "raccolta" della liquirizia, ancora praticata anche se non in maniera intensiva. Nel caso specifico credo che l'incuria dell'uomo è lenitiva e serve a sanare qualche ferita. Un intervento riparatore sarebbe comunque necessario, senza uso di cemento. Voglio solo precisare che quanto riportato sopra sull'allargamento del fronte della frana è una citazione tratta da uno studio dell'Università della Calabria e non una mia affermazione. Ho evidenziato con maggior chiarezza le citazioni, spero di esserci riuscito. Questo mio sito è e vuole rimanere un "divertissement", un interesse puramente edonistico per il paese d'origine. Mi fa piacere se vi sono persone che condividano con me questo piacere.

C O P Y R I G H T

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