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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

CIVITA UN PAESE ALBANESE DEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

La gente investe sulle risorse culturali ed ambientali: storia, tradizione, gastronomia, natura, ospitalità. Molte le presenze turistiche dalla Puglia.

di Alfredo Frega

 

Vogliamo farvi conoscere un paesino incastonato in uno dei luoghi più caratteristici e scenografici della Calabria. Il paese è Civita. Il suo territorio è compreso nel Parco Nazionale del Pollino, definito “il polmone verde dell’Europa”, al centro del Mediterraneo. Siamo al confine calabro – lucano. Lo abbiamo rivisitato in questi giorni, il 28 ed il 29 dicembre scorso, ospiti dell’Associazione Culturale “Gennaro Placco”, in occasione del III Meeting della stampa italo-albanese, che ha avuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria e della Banca di Credito Coop. della Sibaritide di Spezzano Albanese. Civita, da anni ormai, è meta di un avviato turismo culturale naturalistico. Il visitatore trova in questo centro, dove l’ospitalità è proverbiale, un’assistenza organizzata: ricettività ottimale grazie ad iniziative imprenditoriali private (pensioni dove dormire, un ostello, rinomati ristoranti dove la cucina locale primeggia); un museo etnico Arbëresh (ossia italo – albanese, significando che Civita è una delle comunità dove si parla l’antica lingua albanese), le ataviche tradizioni come la notissima vallja (danza) del martedì dopo Pasqua, il rito bizantino – greco osservato nella bellissima parrocchiale ricca di arte sacra bizantina, la visita del centro storico, tenuto pulito, con le sue viuzze, le piazzette ed i tanti comignoli, piccoli capolavori dei maestri muratori locali, le escursioni lungo le famose gole del Raganello e sui sentieri montani del grande Parco.

Gli amici dell’Associazione, lo fanno con tutti da oltre un trentennio, sono stati di una disponibilità eccezionale. Ricordiamo Demetrio Emmanuele, presidente fondatore dell’Associazione e direttore responsabile dell’organo di stampa che puntualmente, ogni trimestre, raggiunge centinaia e centinaia di lettori sparsi nei comuni albanofoni d’Italia, ma dovunque essi si trovano, in Italia ed all’estero. Sono ben 35 anni che la rivista Katundi Ynë (Il nostro paese) conduce una battaglia nobile per la conservazione, divulgazione, promozione e sviluppo della cultura minoritaria a partire da quella degli Arbëreshë per estendere il suo impegno a favore dei grecanici dell’Aspromonte e degli occitani di Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza. Così come Vincenzo Bruno, vice direttore della rivista, studioso delle tradizioni popolari, ed Emanuele Pisarra, segretario di redazione, guida ufficiale del Parco del Pollino. Essi hanno saputo coinvolgere i numerosi rappresentanti della stampa convenuti a Civita che, lo hanno detto i responsabili dell’Associazione, “rappresenta un polo turistico culturale unico, dove la cultura autoctona dell’etnia arbëreshe entra in simbiosi con la natura, le tradizioni con l’ambiente, la storia con il paesaggio”.

Un opuscolo del 1999, estratto di un articolo apparso sulla rivista Katundi Ynë, di Demetrio Emmanuele, riassume “le sette meraviglie di Civita” da cui la gente del posto, gli operatori culturali e le amministrazioni che si sono succedute nel tempo, ha trovato l’imput per l’impennata economica e turistica della comunità.

Il folklore, autentico, ben radicato nell’anima del popolo, è stato il primo passo. Tutto imperniato sul meraviglioso costume femminile e sulla tradizionale danza albanese di Pasqua, le vallje, una consuetudine questa che si perde nella notte dei tempi. Forti sono le radici storiche la cui memoria risale alla venuta dei primi profughi dall’Albania, invasa dagli ottomani dopo la morte di Scanderbeg, il leggendario eroe difensore della cristianità, avvenuta nel 1468.

La natura ha dato a Civita le Gole del Raganello, un parente minore del Gran Canyon del Colorado, maestose e profonde, lunghe  13 km.. Sono un gioiello del Parco del Pollino. Qualche anno addietro, le piogge torrenziali trascinarono a valle il caratteristico ponte in pietra, detto “del diavolo” e che ora, grazie anche alle continue denunce della rivista Katundi Ynë, sta per essere ricostruito così com’era.

Il rito bizantino – greco è seguito dalla popolazione di Civita da sempre. Fa parte dell’Eparchia bizantina di Lungro, come tante altre comunità albanofone dell’Italia continentale. La chiesa parrocchiale, in questi ultimi tempi, è tornata a risplendere attraverso nuove decorazioni di arte sacra bizantina: mosaici, pitture ed icone.

Civita ha un abitato assai pittoresco e disseminato da gjitonie (è il vicinato albanese) dove si affacciano linde case, alcune con caratteristici orti o giardini, e da dove si dipartono strette vie che terminano nelle scenografiche piazzette. Alcuni angoli sono dei veri terrazzi sulla Gola del Raganello, sulla fiumara che va incontro verso la pianura di Sibari ed il litorale dello Ionio. Sovrasta l’abitato una grande parete rocciosa costellata da macchia mediterranea. Da Civita partono alcuni sentieri che raggiungono le amene montagne del Pollino.

Nella piazza, che ha al centro una bella fontana in pietra, si affaccia la piccola casa che ospita il Museo Etnico Arbëresh, dove è racchiuso una cultura quella albanese che, bisogna dirlo, è molto viva non solo a Civita. Il Museo vuole essere una piccola vetrina per i numerosi turisti. C’è stato detto che in soli due mesi l’estate scorsa a Civita e quindi al Museo vi sono stati ben diecimila visitatori. Ogni altra considerazione ci appare superflua.

La gastronomia e l’ospitalità hanno contribuito a che molte persone del luogo realizzassero piccole iniziative imprenditoriali, come si diceva, nel settore ricettivo.

Le sue montagne, specialmente nel periodo estivo, sono meta di turisti ed amanti del trakking. Un aspetto interessante è la forte presenza di turisti che provengono dalla vicina Puglia, dal Salento in particolare.

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