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CIVITA (CS)

La Filanda Filardi da 9 anni ancora chiusa

 

di Emanuele Pisarra

CIVITA – A quando l'apertura della Filanda Filardi? Non č dato a sapersi. La Filanda Filardi, acquistata dalla Comunitą montana del Pollino da oltre nove anni č ancora chiusa. Dopo un primo periodo connesso al restauro, la Comunitą montana decise di affidarla attraverso un concorso-idea a un gruppo di giovani. Questi dopo l'affidamento – non sapendo che farsene – l'hanno di nuovo restituita al mittente. Ora l'antica Filanda č chiusa. Ripercorriamo brevemente la storia di quest'importante opificio che negli anni passati ha dato lavoro alla comunitą e ha creato ricchezza. L'impianto fu costruito nei pressi del torrente Raganello nel lontano 1917 con macchinari fatti venire espressamente dalla Germania. Aveva due distinte filiere: la cardatura e il filato. Un appropriato sistema di trasmissione, fatto con cinghie di cuoio, trasmetteva il moto, generato da una turbina mossa a energia idraulica, e azionava tutti i macchinari: dalla cardatura ai filatoi. Nei momenti di pausa della lavorazione della lana l'energia prodotta serviva per muovere il tornio per la manutenzione in loco di tutta la parte meccanica dell'impianto. L'acqua cosģ sfruttata andava a riempire una seconda vasca che serviva per fare funzionare il mulino per la produzione di farina per l'intero circondario. All'apice della produzione i fratelli Filardi, proprietari e gestori dell'impianto, vinsero addirittura un importante premio in una delle prime edizioni della Fiera del Levante di Bari per «l'alta qualitą della lana merino prodotta nello stabilimento Filardi di Civita Albanese», recita il diploma gelosamente conservato dalla famiglia. Dopo l'avvento delle fibre sintetiche e l'inizio della grande emigrazione verso l'Europa centrale l'impianto non fu pił produttivo e pian piano cessņ l'attivitą. Gli eredi Filardi decisero di vendere l'intera struttura alla Comunitą montana del Pollino col patto che quest'ultima si impegnasse nella ristrutturazione dell'immobile e ne trasformasse l'uso in un museo di archeologia industriale. Il risultato č stato un pessimo restauro (al posto dei depositi si sono ricavati dei bagni pubblici) e la struttura chiusa con ripetute «visite» dei soliti ladri che hanno portato via l'antico tornio e quasi tutta l'utensileria di manutenzione.

 

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