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SAN DEMETRIO CORONE - E’ MORTO IL PROF. PIETRO DI MARTINO, GIUDICE DI PACE, GIÀ GIUDICE CONCILIATORE

La morte ci ha portato via il prof. Pietro Di Martino. Era uno dei professionisti più amati e stimati della nostra piccola comunità. Certamente tra gli ultimi personaggi di un paese in grave crisi d’identità; un paese poco attento ai destini umani dei protagonisti della sua storia.

Il prof. Pietro Di Martino aveva la laurea in legge; ma tempo fa, quando era possibile scegliere tra la libera professione e l’insegnamento, optò per la seconda ipotesi ed insegnò lingua e letteratura francese nella scuole. Il suo rapporto con gli alunni fu sempre particolare. Dietro la cattedra sedeva un professore poco attento alle etichette dell’ortodossia scolastica: una pacca sulla spalla quando l’interrogazione non andava bene; una battuta per sdrammatizzare, per toglierti dall’imbarazzo dell’impreparazione. Tutti i suoi alunni lo hanno sempre amato per questo modo di insegnare, che portò con se anche quando divenne Preside.

Ma il suo primo amore, quello per le dottrine giuridiche, non lo abbandonò mai. Per lunghissimi anni, spesso nell’anonimato, svolse in maniera esemplare le funzioni di Giudice Conciliatore. Ossia quel Giudice che aveva l’onere e l’onore, trattandosi di un piccolo paese, di dirimere le controversie civili il cui valore non eccedeva il milione di lire. Chissà quanti casi ha trattato il prof. Di Martino nell’aula d’udienza arrangiata all’interno della sede municipale; con lui il Cancelliere Giuseppe Canadè, gli Avvocati di San Demetrio Corone ed il più delle volte le parti litiganti; quivi assolveva quel gravoso onere di capire ove fosse collocata la ragione: perché anche una piccola controversia, magari di modesto valore, era comunque influente nella sfera economica dei litiganti, in un piccolo paese povero, ove il più delle volte innanzi il Giudice Conciliatore si contro verteva il credito del commerciante nei confronti dell’operaio o del disoccupato.

Il prof. Di Martino, che lo spirito di conciliazione lo portava nel sangue, capiva che il più delle volte la ragione non alloggiava solo da una parte o solo dall’altra, ma poteva avere molteplici sfaccettature. La sua maggiore soddisfazione quando le controversie si conciliavano alla sua presenza: allora l’istituzione diveniva qualcosa di più concreto, di più reale, ti portava il rispetto e la stima di due litiganti che con il tuo intervento avevano fatto la pace.

Questo senso particolare della giustizia lo portò anche nell’incarico di Giudice di Pace, che onorò con dedizione ed impegno profondo fino alla sua morte. Anche in questo caso, le sue doti umane erano quelle che più ti colpivano: la sua umiltà nei rapporti con gli avvocati e con le parti, con il personale di Cancelleria. Anche in questo caso la battuta era sempre pronta, per sdrammatizzare l’attimo di negatività che ci prende. Fino alla sua morte, dicevamo, rimase fedele all’incarico che ricopriva dalla istituzione dell’Ufficio a San Demetrio Corone, quello di Giudice di Pace Coordinatore. Sabato, la sua ultima udienza civile. Lunedì mattina la sua ultima udienza penale, ove compariva con la toga, proprio per il rispetto dell’incarico che aveva. Nella tarda notte di lunedì, la morte.

Ma non si può ricordare degnamente Pietro Di Martino senza menzionare il suo rapporto di collaborazione con la rivista Ziarrj di Giuseppe Faraco: qualcuno ricorda ancora la rubrica “Relata refero”; lo spazio quotidiano nella Radio Libera Skanderbeg, della quale fu tra i soci fondatori, dedicato all’humor, all’ironia: si ricorda ancora la dolce melodia di “Spingule Francesi” che accompagnava in allegria i lunghi pomeriggi dei sandemetresi; l’”Associazione ex alunni del Liceo Ginnasio di San Demetrio”, della quale fu anche Presidente.

Ma molti sandemetresi lo ricorderanno soprattutto perché era buono e perché riusciva ad instaurare un rapporto buono con tutti, travalicando gli spazi che a volte, in un piccolo centro, ognuno di noi si ritaglia in base al ruolo che riveste nella società, con un sorriso, una battuta. Lo stesso sorriso che gli è rimasto in volto, quasi a voler ingannare la morte.

Per questo motivo di lui si ricorderanno. Nella nostra comunità avrà voce nel capitolo dei personaggi che con il loro contribuito e la loro presenza fattiva hanno contribuito a scriverne la storia.

Adriano D’Amico

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