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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

IN RICORDO DI TULLIO DE PAOLA

 

“E’ morto Salvatore De Paola, uomo probo, animato da grande passione civile”. Così recitava il manifesto funebre.

Così, nella tarda mattinata di un tiepido giorno di settembre, è bastato qualche rintocco di campana e la voce si è subito sparsa in paese: Tullio, come lo chiamavano i compagni e gli amici più cari, se ne era andato per sempre.

Salvatore De Paola era nato a Plataci 70 anni fa. A San Demetrio Corone, però, aveva trascorso buona parte della sua vita. Era il figlio di Mimì De Paola, del quale ancora si ricordano le battaglie in favore dei deboli e degli oppressi; era il fratello di Gigino; era il compagno di Sara. Oggi, però, vogliamo ricordarci di lui, del suo percorso, della sua storia.

Alla metà degli anni 60, scomparso tragicamente il padre, lascia il PCI ed è tra i fondatori del PSIUP ove milita come dirigente sino allo scioglimento, nel 72; da qui, insieme ad altri dirigenti autorevoli, tra questi Minnicelli, Guagliardi, Fantozzi, fonda il nuovo PSIUP, da cui poi nasce il PdUP: anche in questo caso Tullio è un autorevole dirigente provinciale e regionale.

Insieme a Lucio Magri ed a tanti altri compagni, poi, contribuisce alla costruzione del PdUP per il comunismo, dal quale, nel 76, nasce DP. Nel 1979, quando il gruppo fondatore del nuovo PSIUP calabrese (Brunetti, Guagliardi etc), aderisce al PCI, lui non li segue e rimane fuori dalla politica-partitica sino al 1991, anno in cui nasce Rifondazione Comunista. In Tullio, allora, scatta una molla nuova che segna il ritorno alla politica militante: è tra i fondatori del Movimento per la Rifondazione Comunista, di cui fu consigliere comunale a San Demetrio Corone dal 1993 al 1997. Poi, seguì Cossutta nella scissione di Rifondazione, anche se l’età e gli acciacchi non gli consentirono di continuare a far politica per come sapeva.

Ispirò buona parte del movimento giovanile studentesco; fu sempre disponibile al confronto politico; ma fu duro come una roccia se si trattava di difendere principi ed ideali.

Numerosi sono i ricordi: rimane epica la sua battaglia nel Consiglio Comunale, unica voce fuori dal coro, allorché votò contro la concessione della cittadinanza onoraria a Sali Berisha, primo ministro albanese del tempo, duramente attaccato in consiglio per aver concesso le basi albanesi al governo americano. Potremmo parlare di tanti altri episodi: la sua fu una vita di lotte per la libertà e l’uguaglianza. Ci piace, però, ricordare il buon rapporto che aveva con la gente, la sua affabilità, il suo essere vicino a chi soffre. La sua scomparsa è un grave lutto per l’intera cittadina arbereshe di San Demetrio Corone e per l’intera sinistra calabrese: sicuramente ci ha lasciati un compagno che ha scritto la storia di queste terre, che ha portato, insieme a Gigino, quel testimone che gli aveva lasciato il padre. Ci piace immaginare ora, che in un altro mondo, possibile, tanto sognato dai comunisti d’ogni tempo, possa ritrovare la sua compagna Sara ed insieme, fianco a fianco, lottare per la libertà e l’uguaglianza d’altri popoli. Ci piace immaginarlo così, sperando che possa, il suo pensiero, schiarirci il cammino.

Adriano D'Amico

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