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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

OMAGGIO A ENRIQUE CADICAMO

“Nell’anno 1875, una giovane coppia  formata da Angelo Cadicamo, di venti anni, e da Hortensia Luzzi, di sedici, contrae matrimonio nella piccola, vecchia e veneranda chiesa nel paesino di San Demetrio Corone, in provincia di Cosenza…Nell’anno del matrimonio di Angel e Hortensia nacque un bimbo che chiamarono Antonio, primo di dieci figli, due dei quali morirono poco dopo la nascita, mentre gli altri otto fratelli (tre maschi e cinque femmine) vissero a lungo. Quattro anni dopo il matrimonio, la giovane coppia influenzata dalle lettere che un fratello e una sorella scrivevano da Brooklyn e da un’altra sorella di Angel, da Buenos Aires, iniziò seriamente a pensare di emigrare per tentare la fortuna lontano dal territorio italiano…Dopo molte assemblee familiari, la coppia decise il viaggio non negli Stati Uniti ma in Argentina…Dopo un lungo viaggio di quaranta giorni arrivò in Argentina… Nel frattempo la famiglia crebbe… Un 15 luglio, tra la luce declinante del secolo e l’inizio di un altro, nacque il decimo figlio (colui che scrive)…” .

Queste notizie sono contenute nel volume autobiografico “Mis memoria”  che Domingo Enrique Cadicamo, poeta, drammaturgo, compositore,

pianista, autore, nonché regista cinematografo, regalò al Presidente della Giunta regionale Nisticò in vista ufficiale a Buenos Aires nel 1996.

          In quella occasione, con la grazia e l’eloquenza che lo ha sempre contraddistinto, il re del tango argentino, ha narrato la storia della sua famiglia, la sua vita di poeta e di artista, l’incontro con la giovanissima Nelly, il matrimonio, la nascita della sua unica e dolce figlia, Monica. Ha, inoltre, consegnato al Presidente un suo omaggio alla città di San Demetrio e all’intera Calabria. Una canzone inedita dal titolo “America”, che rievoca la sua storia e quella dei suoi genitori.

“E la vita trascorreva / e molti figli vennero… / Di San Demetrio era la sua gente / dove mai più ritornarono…

Pregando per la sua terra / Tanto lontano e tanto agreste, / molte lacrime spuntarono / Da quegli occhi celesti…”          

           Questo illustre “sconosciuto”, figlio dell’emigrazione italiana,  è stato ricordato nel paese natio dei suoi genitori dalla locale Amministrazione comunale nel corso di una serata in cui l’orchestra Serrensamble, diretta dal maestro Francesco Perri, in collaborazione con la Fondazione “Ernesto Sabato”, presieduta dal prof. Mario Benvenuto, ha presentato un concerto di tanghi argentini.

Prima di ascoltare le magiche note musicali, il Senatore Cesare Marini ha tracciato un profilo dell’artista e si è impegnato a divulgare la sua opera. Uno scrittore che con la sua attività ha onorato in ogni momento quell’Italia che la sua famiglia dovette lasciare, ma che egli, nonostante fosse nato in Argentina, portò sempre nel cuore. 

Enrique Cadicamo ha scritto oltre 1300 testi di canzoni, di cui ben 450 sono tanghi. A questi si aggiungono raccolte di poesie e opere teatrali. Alcuni dei suoi racconti o commedie sono arrivate al cinema sotto forma di cortometraggi, mondo che lo appassionò a tal punto da diventare egli stesso regista e produttore delle proprie opere.

“Lungi dal poter effettuare un’analisi sull’intera opera, afferma il prof. Mario Francisco Benvenuto, è rilevante la particolarità linguistica che caratterizza una parte della produzione poetica tanghera di Enrique Cadicamo. Il nostro autore, aggiunge, inizia la sua lunga e proficua attività scrivendo poemi o testi di tango impregnati di quel sapore di familiarità popolare di cui è costituito il tango stesso. In esso intervengono simbologia, storia, tematiche, ricordi ed emozioni che vengono mediati da un codice comune, quel linguaggio che appartiene alle masse popolari e che contraddistingue un’epoca, la storia di una  e di tante nazioni coinvolte nel fenomeno emigrazione europea. Questo codice è il lunfardo, cioè l’insieme di quei termini derivati, nella stragrande maggioranza, dai dialetti italiani incorporatisi nel linguaggio locale dalla fine dell’Ottocento fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale…”

Enrique Cadiamo, però, precisa ancora il prof. Benvenuto, possiede una scrittura raffinata, elegante, carica di elementi nostalgici che manifesta con toni energici profondi e commoventi, priva di lunfardismi all’occorrenza, ma carica di un forte risentimento per il distacco e la partenza, per l’abbandono o la perdita di persone o cose appartenenti all’universo sentimentale, quale attestazione del suo patrimonio ereditario della sensibilità dell’emigrante.

Gennaro De Cicco

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