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Gli Arbėreshė della Calabria - SAN DEMETRIO CORONE

SPAZIO A CURA DI GENNARO DE CICCO

Il consiglio comunale ha deliberato l'acquisto dei tre lotti del bosco Mezzana di Macchia Albanese

Il consiglio comunale ha deliberato l'acquisto - data la disponibilitą del proprietario, M. E. - dei tre lotti del bosco Mezzana di Macchia, messi all'asta nel 1996, insieme ad altri beni, dal commissario liquidatore nominato dal ministero degli Interni per ripianare il dissesto economico del Comune. Altri due lotti del bosco Mattarise-Calamia, in quell'asta, furono aggiudicati per 55 milioni di lire al commerciante D. O. All'epoca, la vendita dei boschi determinņ una serie di ricorsi al Tar - ultimo ancora quello in corso promosso dal Legambiente Calabria - e un lungo dibattito politico tra i partiti, reso ancor pił acceso dalla circostanza che uno degli acquirenti, l'imprenditore M. E., ricopriva in quel periodo la carica di vicesindaco. Adesso la lunga vicende si chiude e il Comune ritorna proprietario del bosco di Macchia. L'accordo prevede la restituzione dei 151 milioni di lire a suo tempo versati per l'acquisto pił altri cinquanta milioni riguardanti spese notarili e giudiziarie, migliorie apportate e maggior valore della massa legnosa. Si č astenuto il gruppo di minoranza per non aver potuto preventivamente discutere e approfondire l'argomento in quantro mancava negli atti contabili in Municipio, prima delle sedute consiliari e riguardanti i punti all'ordine del giorno, la documentazione attinente i termini dell'accordo bonario di compravendita del bosco. Circostanza, secondo “Rinascita sandemetrese”, che si č gią verificata altre volte in passato su altri argomenti. Il Consiglio ha poi, su iniziativa della minoranza, approvato all'unanimitą un appello da inviare all'Ambasciata nigeriana in Italia afffinché «venga scongiurata la lapidazione e garantito il diritto alla vita» ad Amina Lawal, la ragazza condannata a morte, dalla legge del suo Stato, per aver dato alla luce una bambina prima di contrarre matrimonio. Nell'appello si sottolinea che questo «tipo di sentenza e la pena inflitta rappresentano manifestazioni di antica e arretrata concezione del Diritto che trascura o ignora il valore della vita umana e che, agli inizi del terzo millennio, dinanzi alla grande evoluzione della civiltą giuridica, non dovrebbe pił sussistere angolo del mondo nel quale si pratichi questo crutdele rituale»

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