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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
Gli Arbëreshë della Calabria - SAN DEMETRIO CORONE

SPAZIO A CURA DI GENNARO DE CICCO

ISTITUTO COMPRENSIVO “SKANDERBEG”

INTERVISTA IMPOSSIBILE

A DOMENICO MAURO

ALESSIA D’AMICO

Noi alunni della  3 B, guidati e coadiuvati dal Preside Tucci, dal Prof. Bellucci,dalla Prof.ssa Critelli Stella e dalla Signora  Anna Maria Pagliaro, pronipote acquisita di Domenico Mauro, abbiamo realizzato una ricerca su questo nostro illustre concittadino e abbiamo appreso che è stato uno dei grandi del Risorgimento calabrese.

Miracolo della fantasia e della immaginazione, ci siamo trasformati in giovanissimi cronisti dell’epoca e siamo andati nella sua casa natale ad intervistarlo.

Oggi, ci siamo trasformati in cronisti per portare sulla scena un personaggio storico del nostro paese. Abbiamo inserito in questo lavoro musiche di Walt Disney: I sogni sono desideri Supercalifragilistichespiralidoso, Popey, Marcia di Topolino, La Pantera Rosa, Un Poco di Zucchero, La Bandiera dei Tre Colori, Va Pensiero, Due Balletti, Da La Traviata G.V. Due pezzi moderni.

In passato le nostre attività si sono incentrate su favole, fiabe e racconti, di cui siamo stati autori e protagonisti.

Tra queste attività vogliamo citare: “ Ora tocca a noi, La scuola di ieri e di oggi ecc”, per ricordare l’importanza e l’efficacia del Progetto lettura, nonché la sua utilità e validità didattica ed educativa.    

Comincia l’intervista:  

Gianluca:

Egregio concittadino, l’abbiamo cercata e siamo lieti che lei ci  abbia        

accordato l’intervista.

La prima domanda che le vogliamo rivolgere è questa: non si offenda, lei è

poco conosciuto nel suo paese , perché?

 

Domenico Mauro (Vito):     

“Nessuno è profeta in patria. Nemo profeta est in patria, dicevano i     

latini. Vedete, miei cari ragazzi, la mia sfortuna è stata di non essere        

 finito sui banchi di scuola”.

 

Bellucci:

Lei è nato a S. Demetrio Corone nel 1812 e nel 1820/21 è entrato nel

glorioso Collegio Italo- Greco di S. Adriano e vi rimase fino al 1831.

 Quali sono stati i suoi compagni di studi?

 

Domenico Mauro (Vito):

“I miei compagni di studi sono stati Girolamo De Rada, Demetrio Strigari

e Vincenzo Masci, tutti destinati a svolgere un ruolo importante nelle

vicende rivoluzionarie del 48”.

 

Andrea:

Da San Demetrio lei si è  trasferito a Napoli per seguire gli studi

Superiori. Quali  sono state  le sue esperienze?

 

Domenico Mauro (Vito):

 “Mi sono laureato in giurisprudenza e contemporaneamente ho aperto una

scuola privata gratuita per impartire lezioni ai giovani, servendomi della Divina Commedia come unico libro di testo”.

 

Valeria:

Lei, cresciuto nella “fucina del diavolo”, cosi chiamato dai Borboni, il        Collegio Italo- Albanese di S. Demetrio Corone, e malgrado avesse  conoscenze dei conflitti sociali ed esperienza del brigantaggio e mal sopportasse le prepotenze, ha preso attivamente parte alla vita  politica solo nel 1842. Perché?

                  

 Domenico Mauro (Vito):

“ Più che alla filosofia e alla rivoluzione, io ero interessato al Tasso,

all’Ariosto, al Byron e a Omero. Fino a quel momento ero dominato dalle appassionate letture di poeti e poesie e vivevo una vita felice unito a molti giovani quasi tutti miei compagni”.

 

Cristian:

Lei, come ha già detto, si accostò ai gruppi settari  carbonari nel 1842 e

quali attività cospirative ha svolto?

                                                                         

 Domenico Mauro (Vito):

“Partii da Napoli con altri compagni, giunsi a Cosenza come un “eroe di Omero” per organizzare una rivolta.Rivolta che fallì ed io fui imprigionato”.

  

Rose:

Perché fallì?

 

 Domenico Mauro (Vito):

 “ Perché non partecipò il popolo”.

 

Curino:

Lei prima non aveva una considerazione positiva dei ricchi e del popolo.

Perché ?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“ I ricchi non vogliono la rivoluzione perché sotto il dispotismo godono

di tutti i privilegi e sono anche “ asini vestiti da nobili e da ricchi” dunque non mi restava che sperare nel popolo che fino allora avevo  creduto incapace di fare qualcosa. Io mi sono convinto che un popolo,tenuto oppresso e affamato, non ha difficoltà alcuna a gettarsi in un movimento rivoluzionario”.

 

Sposato:

Le sue prime esperienze cominciarono, dunque, nel 1842 e continuarono

negli anni seguenti. Con quali risultati?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Nel 1844, organizzai a Cosenza una nuova insurrezione, ma l’intempestività del moto e la scarsa preparazione fecero fallire anche questo tentativo. Il 15 marzo alcuni insorti penetrarono in città e si scontrarono con i gendarmi lasciando sul terreno quattro morti. Io prima del moto fui arrestato e tenuto in carcere oltre un anno, a Cosenza prima e a Napoli poi”.

 

Bellucci:

Dopo un anno è tornato libero. Che cosa ha fatto?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Ho ripreso la propaganda nella capitale e mi sono adoperato ad accendere gli animi dei giovani e a prepararli alle future lotte. Per questo sono diventato l’idolo degli studenti di Napoli. E nel 1848 fui eletto deputato alla Prima Assemblea Costituente di Napoli. Partecipai attivamente al moto rivoluzionario e mi sono battuto strenuamente in Campotenese. In quella breve insurrezione mio fratello Vincenzo cadde con le armi in mano. Dopo questo fallimento mi rifugiai in Grecia, poi ritornai in Italia per difendere la Repubblica Romana. Fallita anche questa esperienza, fui esule prima a Genova poi a Torino vivendo in dignitosa povertà”.

 

Carmine:

 E’ vero che lei ha partecipato all’impresa dei Mille?

 

Domenico Mauro (Vito):

 “Si, sono stato uno dei Mille a Marsala assieme ai miei fratelli Raffaele ed Alessandro”.

 

Fusaro:

Si discute ancora su quanti fossero i Mille, come in seguito vennero chiamati. Quanti erano in realtà?

 

Domenico Mauro (Vito):      

“Eravamo 1088 più una donna, Rosalia Montmasson, moglie di Francesco Crispi., statista arberesce’ di sicilia e futuro capo del governo al tempo della sinistra. Fra di essi c’era di tutto. C’era un giovinetto pallido e timido di cui si diceva che fosse un poeta: Ippolito Nievo. C’erano due figli di padri illustri: Menotti Garibaldi e Giorgio Manin. C’era perfino un canonico, Bianchi, mezzo prete e mezzo soldato. Il grosso era formato di lombardi, in prevalenza bergamaschi. Quanto a condizione sociale: una maggioranza di borghesi intellettuali e una minoranza di artigiani”.     

 

Valentino:

Come vede lei il Risorgimento?                                                              

 

Domenico Mauro (Vito):      

“Come il periodo che ha fatto dell’Italia una nazione libera e indipendente, una nazione pari alle altre potenze Europee, senza tirannie, il periodo degli eroi nazionali, il periodo dell’unità”.

 

Rose Demetrio:

Lei ha scritto delle opere e quali?

 

Domenico Mauro (Vito):      

“Si, ho scritto Le Allegorie e Bellezze della Divina Commedia, il Poema, in cinque canti, l’Errico, Vittorio Emanuele e Mazzini, molte poesie e L’ Epistolario. Fui anche critico letterario, come dimostrano i numerosi saggi sui romantici e soprattutto la mia monografia Dantesca sul Concetto e forma della Divina Commedia”.

 

Madeo Anna:

Nel 1843 lei fu arrestato dalla polizia borbonica e in carcere maturò una rinnovata coscienza politica.  E’ vero che si allontanò progressivamente dalle posizioni estremiste e si avvicinò all’idea unitaria e monarchica di Cavour?

 

Domenico Mauro (Vito):

 “Si, è vero, infatti frutto di questo travaglio ideale fu l’opera Vittorio Emanuele e Mazzini, che usci a Torino nel 1852. Essa costituisce il mio testamento etico- politico”.               

 

Palopoli:

Quali lettere ricorda con più affetto?

 

 Domenico Mauro (Vito):

 “Quelle con i miei familiari e con alcuni illustri personaggi della cultura italiana ed europea, come il De Sanctis e Victor Hugo”.

 

Straface:

Lei ha scritto molto, ma la sua opera letteraria non ha avuto la stessa fortuna che ha avuto la sua vicenda umana. Perché?

 

Domenico Mauro (Vito):

“La mia figura è stata oggetto di studio da parte degli storici per l’azione patriottica , per la partecipazione all’impresa dei Mille e come deputato al Parlamento di Napoli nel 1848 e dell’Italia unificata per la IX e la X legislatura. Ma non si è prestato attenzione alla mia opera di letterato, di poeta, di filosofo e di esegeta di Dante, perché la diffusione delle idee, in un contesto culturale povero di mezzi, come quello meridionale era difficile”.

 

Pignataro:

Qual è l’opera a cui è rimasto particolarmente legato?

 

Domenico Mauro (Vito):

“l’Errico e il Saggio Esegetico su Dante”.

 

Salerno:

Perché?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Dante non è un tema come tanti, è un elemento costitutivo l’’eterno Affetto’ l’‘ Animo Invitto’ del Calabrese. 

Con l’Errico volevo dare vita a un ciclo di poemetti di ispirazione romantica per cogliere l’intera fisionomia morale della Calabria ed anche la sua storia dei tempi passati. Ho scelto la poesia perché meglio poteva ritrarre lo stato dei sentimenti morali, quali sono in Calabria e la forza delle passioni Calabresi, quando vengono destate”.

 

Biffano:

Lei ha avuto estimatori e detrattori. Perché?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“Si, però tra gli estimatori ho avuto il De Sanctis e Victor Hugo, invece tra i detrattori ho avuto il Settembrini e L’Imbriani: una notevole differenza di valore”. Victor Hugo scrisse cosi di me il 15 giugno 1865: “ Sono sensibilissimo, signore, all’invio del vostro insigne lavoro. Voi avete più che studiato questo gran soggetto. Voi l’avete approfondito. Felice l’Italia di avere Dante: felice Dante di avere un commentatore qual siete voi. Ricevete l’assicurazione dei miei sentimenti distinti. Victor Hugo”. Il giudizio di De Santis su di me come uomo e letterato mi è ancora più caro. Infatti egli dice: ‘ E’ un uomo semplice che non parla mai di sé, ma nello stesso tempo è un uomo stimabile di valore’. Il Settembrini, mi definisce ‘ Scrittore di Rabbuffate poesie e diversi Ventosi’ e ‘ tutto orgoglio e vanti e minacce’. L’Imbriani mi chiama ‘estremista e addirittura comunista’. “Io voglio ricordare che ho avuto rapporti epistolari non solo con Victor Hugo, ma con moltissimi esponenti della cultura del tempo, come dimostra la lettera di Giuseppe Giacomelli, inviatami il13 luglio 1857, in cui mi da conferma della morte di  Pisacane”.   

 

Salerno:

Perché questa disparità di giudizi?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Dopo il 1848 la classe dirigente si è spaccata quindi è mancata una serena considerazione delle ragioni di fondo”.

 

Valentina:

Lei è stato un grande giornalista. Nel 1840 ha fondato il giornale “Il Viaggiatore”. Quale è stato lo scopo della sua fondazione?

 

Domenico Mauro (Vito):

“lo scopo è stato culturale e politico, cioè trovare sempre più adepti alla causa rivoluzionaria e nello stesso tempo aggregare il gruppo calabrese che studiava a Napoli. Infatti segretario ne era Padula e tra le molte presenze aveva rilievo quella del De Rada. La rivista usciva ogni dieci giorni e ne furono tirati solo dieci numeri. Poi , venne sospesa per mancanza di fondi”.

 

Gabriele:

De Rada lo conosciamo. Ma chi era Padula?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“Vincenzo Padula è nato ad Acri e fu grande poeta e scrittore. Già prima del 1840 incominciai ad avere stretti rapporti con lui. Sono stato collaboratore del suo giornale “ IL Calabrese” e siamo stati gli ispiratori del malcontento dei liberali calabresi e accaniti oppositori al re borbonico. Io ,Vincenzo Padula, Benedetto Musolino, Luigi Settembrini, Biagio Miraglia appartenevamo al Romanticismo calabrese e abbiamo  partecipato attivamente, con gli scritti e con l’azione, al riscatto del Meridione e alla rivoluzione calabrese del 1848. Posso dire che siamo stati i veri animatori di questo moto.   

 

Bellucci:

Già nel 30/31 i patrioti delle due Sicilie si organizzarono in forme nuove, dando vita a molte riviste. Perché ?

 

Domenico Mauro (Vito):

 “le loro attività non vennero concentrate più unicamente nell’organizzazione settaria, ma in una azione condotta a mezzo della stampa”.

 

Gallina:

Dal 1830, a Napoli, ci fu un proliferare di riviste. Come mai ?

 

Domenico Mauro (Vito):

C’era meno controllo della polizia Borbonica. Le maglie della censura si erano allargate”.

                                                                    

 Palopoli:

 Tornando alla politica, lei è  progressista o  conservatore?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Io sono un illuminato e un democratico, non potrei mai essere un conservatore: le mie radici culturali affondano nel Romanticismo rivoluzionario Calabrese”.

 

Madeo:

Le spinte progressiste vennero dalla cultura ufficiale o da quella privata?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“Vennero dalle scuole private perché offrivano gli strumenti organizzativi per una vita intellettuale più confacente alle esigenze moderne della crescita di una società civile e assicuravano una notevole circolazione delle idee filosofiche, giuridiche ed economiche”.

 

Valentina:

Quali sono stati i centri culturali più importanti?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“Senza dubbio Napoli e Cosenza. Napoli per le scuole private, Cosenza perché le sette massoniche e carbonare avevano lasciato un’eredità tesa a rovesciare una situazione sociale di grande arretratezza”.

 

Straface:

Il Colletta, considerava la Calabria una terra ribelle. Perché?

 

 Domenico Mauro (Vito):

“Si, è vero, perché più presenti sono stati la feudalità e la tirannia e quindi più presente la carica libertaria delle genti, ma anche la loro tenace fedeltà al passato”.

 

Gabriele:

Come vede lei la situazione politica attuale? Non ha provato orrore, lei cosi attaccato alla bandiera, sentire un senatore come  Bossi oltraggiare la bandiera Italiana?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Purtroppo la situazione è grave, ma sono fiducioso, come allora, in un nuovo Risorgimento italiano”.

 

La pronipote Lucia:

Caro zio, sono Lucia, una tua pronipote e ti voglio comunicare che a San Demetrio abbiamo istituito il Centro Studi Risorgimentali Domenico Mauro, con sede in palazzo Mauro, dove abbiamo custodito anche l’archivio. Sei contento?

 

Domenico Mauro (Vito):

“Si, sono contento che una tale iniziativa si sia realizzata, cosi in futuro potranno usufruire i giovani e tutti quelli desiderosi di ampliare i propri orizzonti culturali”.

 

D’amico:

La ringraziamo, signor Mauro, lei ci ha detto verità importanti sul Risorgimento e ci ha fatto conoscere la sua vera personalità. Siamo sicuri che lei e le sue opere avranno in futuro il successo e l’immortalità.                    

                                 

Vito:

Lettera a Domenico Mauro in Torino da Giuseppe Giacomelli.

Il Giacomelli dà conferma della morte di Pisacane.

 

                                                                                        Genova 13 luglio 1857.

                         Carissimo amico

                   Ieri sera alla mezzanotte mi trovavo in Genova quanto ti dissi sulla                      

                   morte di Pisacane è purtroppo vero; sabato nel pomeriggio il console

                   di Napoli accompagnato da un delegato del governo Sardo recatosi dalla

                   sventurata compagna di Pisacane per annunziarli ufficialmente la morte

                   dell’ardito condottiero. Fecero un inventario di tutto e apposero i suggerli

                   nell’interesse degli eredi. Domani sarà convocato un consiglio di famiglia

                   composto da Salomone….. Onde eleggere la tutrice della figlia di

                   Pisacane e credo verrà eletta la madre. Interrogato il console, se anche

                   Nicotera era morto il Console confermò con certezza tale sventura e dal

                   fattore Russo il quale trovatasi per caso presente.

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