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SAN GIORGIO ALBANESE FA FESTA AD ANDREI VON ESCHENBACH LUMINARE DELLA MEDICINA

Torna nella terra degli avi centoquindici anni dopo la loro partenza

Il suo bisnonno materno, Salvatore Fremņ, era emigrato in America nel lontano 1890, imbarcandosi su uno dei tanti bastimenti che avevano rappresentato  la speranza per migliaia di meridionali.

Sono passate tre generazioni, ma le radici non si dimenticano. E, cosģ, oggi torna nel luogo d’origine dei suoi avi, Andrei von Eschenbach, direttore del National cancer istitute (Nci) di Bethesha (Maryland), un ente federale con oltre 4.000 dipendenti e con un bilancio annuale di circa cinque miliardi di dollari.

Von Eschenbach, che ieri a Catanzaro ha ricevuto la laurea honoris causa in Medicina dall’Universitą Magna Graecia, č un famosissimo chirurgo urologo ed ha alle spalle una prestigiosa carriera accademica. Ha diretto tra l’altro, prima di essere nominato direttore del Nci, il Centro urologico del Texas, promovendo importanti programmi di ricerca integrata nella prevenzione e nel trattamento dei tumori alla prostata.

Vasta la sua produzione scientifica (pił di 200 articoli e libri) e numerosi e prestigiosi i riconoscimenti ottenuti da varie organizzazioni internazionali per il contributo dato nella lotta al cancro.

Oggi verso le 12 č a San Giorgio, comunitą di origine albanese che si affaccia nella Sibaritide, per visitare il paese dei suoi antenati materni e la casa dove viveva il suo bisnonno. Non č difficile immaginare i sentimenti che l’illustre scienziato proverą.  Nella sua mente ritorneranno vive le storie commoventi , pił volte ascoltate dai suoi, di chi č stato costretto a lasciare i luoghi d’origine e le sofferenze e i sacrifici nella terra d’adozione per integrarsi e migliorare la condizione socio-economica.

Tutta la comunitą, con in testa il sindaco Mario Scura, lo attende con emozione, gioia

e un malcelato e naturale sentimento di orgoglio per un concittadino cosģ illustre che non si č dimenticato della terra da cui trae origine, dalla parte materna, la sua famiglia. Un grande atto d’amore che i sangiorgesi, ma non solo loro, certamente non dimenticheranno.

 

(Gazzetta del Sud del 19 marzo 2005)

Pasquale De Marco

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