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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

LA FESTA DEI SANTI MEDICI

Sono iniziate lunedì scorso le “novene” (con meditazioni dell’archimandrita Fiorenzo Marchianò) in onore dei Santi Cosma e Damiano. E un concerto della locale banda musicale, nell’anfiteatro comunale,  ha ufficializzato il cambio di guardia  tra il maestro Arcangelo Bua, che lascia l’incarico di direzione dopo mezzo secolo di attività, e il suo allievo Arcangelo Marini, docente al Conservatorio.

In occasione della festa, nella piccola cittadina di origine albanese che si affaccia sulla Sibaritide, come ogni anno, migliaia di fedeli, molti dei quali a piedi, giungeranno da tutti i paesi del comprensorio per venerare i “Santi Medici”.

Ai “segni” di pura  religiosità si accomunano tradizioni popolari che rafforzano la fede e rendono viva e peculiare la festa. Balli e canti , accompagnati dal tamburello e dall’organetto, vanno avanti per tutta la notte della vigilia , davanti al sagrato del Santuario. Accanto alle bancarelle di mercanzie, sono allestite pittoresche “baracche” di canne dove, in un’atmosfera di altri tempi, si può assaporare lo “spezzatino” di carne o di trippa. Il tutto, ovviamente, innaffiato dall’ottimo vino rosso locale o – segno della tradizione che si rinnova – da birra e coca-cola.

“I Santi Cosma e Damiano – come scrive il parroco don Pietro Minisci in un opuscolo dedicato al Santuario –erano fratelli e nacquero in Arabia nella seconda metà del III secolo, da genitori cristiani. Per ragioni di studio si trasferirono in Siria dove si specializzarono in medicina. Si distinsero per la professionalità e per la forte azione benefica verso i malati, con predilezione per i più poveri”.

 “In seguito alle persecuzioni seguite all’editto del 303 - scrive ancora  papàs Minisci -  i due fratelli vennero arrestati con l’accusa di professare una fede religiosa vietata. Dopo l’arresto ed il processo furono sottoposti a crudeli torture. Secondo il dotto Teodoreto, vescovo di Ciro in Siria dal 440 al 458, biografo dei SS. Cosma e Damiano, essi furono martiri cinque volte, passando indenni per le prove dell’annegamento, della fornace ardente, della lapidazione e della flagellazione, per finire i giorni terreni col martirio nel 303”.

Il Santuario dei “Santi Cosma e Damiano”, posto all’ingresso del paese, venendo dalla Piana di Sibari, risale all’XI secolo  e fu costruito sui resti dell’antico omonimo monastero nelle cui vicinanze, verso la fine del ‘400, si stanziò un gruppo di famiglie di albanesi staccatosi, in seguito a contrasti, dal nucleo originario della vicina Vaccarizzo. 

La chiesa è a tre navate. Quella centrale  è riccamente decorata con mosaici rappresentanti scene di vita di Gesù,  realizzati ,dal 1970 al ’74, dalla bottega d’arte Mellini di Firenze.    Sopra l’arco del presbiterio troneggia la maestosa figura di Cristo Pantocrator (l’Onnipotente).

Le due navate laterali sono state dipinte, tra il 1974 e il ’78, dall’iconografo greco Nikos Jannakakis e illustrano episodi dell’Antico Testamento e del martirio dei Santi.

Un insieme armonioso di mosaici e dipinti che fanno del  Santuario uno scrigno d’arte, un suggestivo e mistico “lembo d’Oriente” che invita alla meditazione e alla preghiera.

La cerimonia liturgica del 27 sarà presieduta da mons.Ercole Lupinacci, vescovo di Lungro e già parroco di San Cosmo.

Pasquale De Marco

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