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LA FESTA
DELL'EPIFANIA NEI PAESI ARBERESHE DI RITO BIZANTINO
Anche nei paesi
italo-albanesi di rito greco-bizantino l’Epifania “tutte le feste porta
via”.
Si commemora il
Battesimo di Gesł come manifestazione di Dio Teofania): San Gregorio
Nazianzeno la definisce “festa della luce”. L’Epifania viene anche
chiamata “il grande anno nuovo” perché in questo i vescovi annunciano la
data della Pasqua.
Questo il tropario
(breve e ritmica composizione liturgica) che viene cantato alla fine del
Vespro e durante la Messa: “Mentre Tu, o Signore, vieni battezzato nel
Giordano, si rivala l’adorabile Trinitą. E, invero, la voce del Padre
rende a Te testimonianza, proclamandoti suo Figlio diletto, e lo Spirito
Santo, sotto forma di colomba ģ, conferma quella testimonianza. Cristo
Dio, che a noi ti riveli e sul mondo spandi la tua luce, sia grazia a
Te!”.
La vigilia in
chiesa, durante il Vespro, si celebra la benedizione dell’acqua (Akoluthģa)
contenuta in una conca sistemata davanti l’iconostasi. Alla fine della
funzione religiosa, il sacerdote riempie le bottigliette che ogni fedele
porterą poi a casa. Quest’acqua benedetta verrą gelosamente conservata
e usata in particolari momenti come una sorta di toccasana. E, spesso,
il sacro si unisce al profano, come quando la si usa per liberare una
persona dal malocchio.
In tali
circostanze, il soggetto “affascinato” viene unto sulla fronte con
quest’acqua santa presa da un bicchiere e quella non utilizzata si butta
in un quadrivio e il malocchio si impossesserą del primo malcačpitato
che si trova a passare di lą.
Anche alla vigilia
dell’Epifania, come in quella di Natale, si osserva un’assoluta
astinenza di carne perchč “Kush ha mish sot/Nėng sheh faqen e Tjn Zot”
(Chi mangia carne oggi/Non vedrą il volto di Nostro Signore).
Si tramanda,
inoltre, che anche in questa notte, come a Natale, che gli animali
parlino. E conviene pertanto, per evitare che denigrino i loro padroni,
accontentarli con abbondante cibo.
Nel giorno
dell’Epifania, commemorando il Battesimo di Gesł, dopo la Messa si va
in processione in una vicina fontana pubblica o ruscello ed il
sacerdote benedice l’acqua, immergendo tre volte la Croce. E, dall’alto
di una finestra prospiciente la fontana, una bianca colomba ,
rappresentante lo Spirito Santo, legata con la ali ad un filo, scende. A
lambire l’acqua.

I fedeli, poi, in
fila baciano il Crocifisso dalle mani del papąs che li benedice
spruzzando, sulle loro teste, acqua con un rametto di rosmarino. Per
l’intera giornata, chi non l’ ha fatto in chiesa la vigilia, attinge
dalla fontana l’acqua benedetta.
Pasquale De
Marco |