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JEMI NJE KULTURE ĒE NGE MEND VDES

TOTEM DELLO SCULTORE HEVZI NUHIU DEDICATO ALLA CELEBRE CANZONE DI PINO CACOZZA

“Jemi njė kulturė  ēė nėng mėnd vdes / Siamo una cultura che non puņ morire” (titolo di una celebre canzone del cantautore Pino Cacozza) č l’ultima opera, in ordine di tempo, del Museo all’aperto di Hevzi Nuhiu, lo scultore di origini kosovare trapiantato da decenni a San Demetrio Corone.

Rappresenta un totem (affettivo e artistico il legame con il grande pittore albanese Ibrahim Kodra) con medaglioni in pietra del vate Girolamo De Rada e dell’aquila bicipite, simbolo dell’Albania.

La scultura č stata realizzata – peculiaritą di questo singolare museo  - sul tronco di un pino, reciso perché secco, posto ai lati di un rifornimento di benzina, alla fine di Corso Skanderbeg., lungo la “provinciale” che scende per la Piana di Sibari.

E sono una quindicina finora le opere di Nuhiu disseminate nel centro abitato e in tutto in territorio comunale e tutte realizzate su tronchi d’albero.

Tutto ha inizio nel 1999  con un bassorilievo inciso su un castagno in localitą Calamia, ai confini con Acri, raffigurante Madre Teresa di Calcutta, albanese di Skopie.

Arrivano poi, dopo l’entusiasmante accoglienza del primo “pezzo”, altre opere:  Arberesha,   L’uomo che prega, Girolamo De Rada , Padre Pio , Nudo di donna , San Demetrio Magalomartire , Tenerezza, Che Guevara, Omaggio a Kodra, Il vate di Macchia Albanese, La maga, Domenico Mauro. E, in una parete rocciosa all’ingresso del paese natio dello scultore, Presheva ,   una maestosa Madre Teresa. Un’opera   che ha animato un acceso dibattito tra le varie componenti etnico-religiose del Kosovo.

 Un  museo particolare, dunque,  forse unico nel suo genere. E realizzato senza alcun contributo finanziario pubblico.

 Sculture   che tracciano, con il linguaggio universale dell’Arte, un percorso culturale dell’Arberia, l’insieme delle comunitą albanofone d’Italia, con costanti legami e con la madrepatria. Un’arte moderna e “popolare” che  per strada, fuori dunque dai luoghi canonici, “dialoga” ogni giorno con la gente, senza distinzione alcuna. E ci aiuta a riflettere su cosa siamo, come minoranza arbėreshe, ma soprattutto dove andiamo.

Hevzi Nuhiu č uno scultore ormai affermato. Ha al suo attivo numerose mostre, in Italia e all’estero,  e diversi cataloghi di cui l’ultimo uscirą a giorni, curato da Giulio Palange per i tipi dell’editore Ferrari e finanziato dall’Amministrazione provinciale di Cosenza.

 Nelle sue opere, arcaicitą e modernitą si fondono armoniosamente, sfociando in un equilibrio che appaga l'animo e sublima il pensiero. Un linguaggio che tende alla purezza, stilizzando le immagini, Un dinamico gioco di luci ed ombre, che "scrive" poesie. Evidente e voluto il riferimento costante ai canoni di Henry Moore, anche se l'impegno sociale di Nuhiu lascia meno spazio alla fantasia. E, cosģ i ritmi magici dell'Oriente, filtrati da nuove e diverse esperienze, si stilizzano in chiave astrattista, pur mantenendo, in sintonia con i canoni italiani, un felice equilibrio tra realismo ed astrazione. In definitiva, una riuscita sperimentazione verso tendenze modernistiche quale reazione, forse, all'appartenenza ad un’etnia fortemente legata alle sue tradizioni e gelosa custode della propria specificitą culturale.

Pasquale De Marco

VISITA ON LINE ILMUSEO ALL'APERTO DI HEVZI NUHIU

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