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Lajme ka Shėn Mitri / Notizie da San Demetrio Corone
 

LA STAGIONE DEI FUNGHI – INTERVISTA AL MICOLOGO CARMINE LAVORATO

Gli esperti prevedono un’ottima stagione di funghi.  Sulle varietą della Presila greca ne parliamo con l’ingegner Carmine Lavorato, fondatore dell’Associazione micologica Bresadora Gruppo Sila Greca e autore, insieme alla moglie Maria Rotella, di “Funghi in Calabria” e “I funghi nella cucina calabrese”.

“A basse quote, fuori dal bosco, nel comprensorio di San Demetrio Corone e dei Comuni limitrofi – esordisce l’ingegner Carmine Lavorato – cresce il fungo del fico d’india, sull’omonima pianta. Negli stessi ambienti e in tutti i tipi di terreno, cresce la ferula detta in dialetto ferrudazzu e, solo in presenza di suolo calcareo, fruttifica il gustoso ferlengo, chiamato fungiu ‘e ferrudazzu avendo due periodi di crescita, uno in autunno e l’altro a fine inverno. Sempre a basse quote - sotto il lentisco, la tamerice comune, il lagano, il cappero, la liquirizia e il cappero selvatico - crescono diverse specie di funghi minuscoli, interessanti per la scienza micologica, ma senza valore alimentare. Negli aranceti abbiamo di recente scoperto un lungo da sempre apprezzato dagli abitanti del posto, ma finora sconosciuto dalla scienza e che abbiamo battezzato col nome di “Lyophyllum calabrum”.

Saliamo di quota e nella macchia mediterranea, con il leccio che ne č il fiore all’occhiello e che č tra le piante pił ricche di specie fungine, troviamo oltre 250 tipi di funghi. “Tra i pił ricercati  dai locali – ci spiega Lavorato – ci sono il porcino nero (sillu ‘e cerza), il porcinello lepido (silliciellu ‘e jiudiciu), l’aganico violetto (violeddu) e l’aganico vinato (vinazzu). Sotto l’albero di sughero cresce un tipo di porcino molto raro (scoperto dai francesi nel Nord Africa, qualche decennio fa) che solo gli esperti riescono a distinguerlo dal porcino nero comune”.

Ma, da sempre, il re dei funghi per gli indigeni rimane l’agarico geotropico (dal caratteristico aroma dolciastro simile al miele) chiamato miretta.

Molto pił interessante e ricca,  dal punto di vista micologico, la zona collinare, con i suoi ulivi e, a quote pił alte, i boschi di cerri, querce e castagne. “Sotto queste piante – ci spiega ancora il micologo Carmine Lavorato – crescono moltissimi funghi, ottimamente commestibili, come il porcino nero (sillu ‘e cerza),il porcino estivo (sillu prumentiyu), il tricologa acerbo (perrupatu), il gallinaccio (gallinella), l’ovolo buono (vrigliuocciudu) e il falso tartufo (tirituppitu)”.

Un fungo molto apprezzato e che cresce nella macchia mediterranea č il  cisto di Montpellier detto pucchia, dal gradevole sapore amarognolo, ma leggermente tossico da determinare, secondo un’indagine medica, l’alto numero di gastriti tra gli abitanti di questo comprensorio.

Dall’ultima Guerra mondiale, con il rimboschimento di pinete da parte dell’Opera-Sila, si sono diffusi il rosito (pinicudu), il lattaio vinoso (sambranciscanu), la tricoloma stans (monachella), il bavoso (vavusu) e il boleto di Bellini (vavusu ‘e da marina). Infine, nei cespuglietti illuminati dal sole e nei pascoli sono presenti le gustose mazze di tamburo (cunocchielli), i prataioli (pratarudi) e diversi tipi di vesce (piriti ‘e dupu).

Pasquale De Marco

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