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SAN COSMO ALBANESE - MIRĖPRITIA: L’ACCOGLIENZA, UN DONO INFINITO. DOPO
ROSARNO
SAN
DEMETRIO CORONE - «Mirėpritia: l’accoglienza, un dono infinito. Dopo
Rosarno» č stato il tema di una giornata di riflessione e di studio
promossa a San Cosmo Albanese dai giovani dell’Azione cattolica dell’Eparchia
di Lungro in collaborazione con la Presidenza diocesana e la locale
parrocchia dei SS. Pietro e Paolo. In mattinata, nel Santuario dei
Santi Cosma e Damiano, č stata concelebrata la Divina liturgia dal
parroco Pietro Minisci e dal responsabile della pastorale giovanile
papąs Helia Hagyi. Dopo il saluto del presidente parrocchiale di A.C.,
Vincenzo Ferudo, č toccato alla responsabile diocesana Kikina Martino
introdurre la relazione del prof. Vincenzo Bova (docente di Sociologia
dei fenomeni politici presso la Facoltą di Scienze Politiche
dell'Universitą della Calabria) che ha parlato dei fatti di Rosarno
inquadrandoli nelle dimensione pił ampie a partire dal rapporto con
‘l’altro’ e l’idea dello straniero. Il prof Bova si č poi soffermandosi
sulle dinamiche migratorie e sulle drammatiche esperienze degli italiani
e dei calabresi migranti, passando ad interrogarsi sugli inganni e sulle
linee che sottendono alla comunicazione e alle scelte dei media, per
concludere con un richiamo all’unicum dell’esperienza cristiana che si
fonda sulla vicenda di un uomo che č capace di dare salvezza e quindi
capace di renderci portatori di semi di salvezza.
Nel
pomeriggio, i giovani convegnisti hanno ascoltato l’intervento
dell’avv. Giovanni. Capparelli che ha commentato la relazione della
Caritas diocesana di Oppido –Palmi ( da cui dipende Rosarno) in cui
emerge la drammatica situazione degli immigrati, ma anche la presenza
costante della Chiesa e, nello stesso tempo, le tante inadempienze e
cecitą che hanno causato gli scontri: E, cosa ben pił grave, la
negazione dell’esercizio della accoglienza e la stessa libertą
dell’uomo. Sulla stessa falsariga il documento della delegazione
regionale di A.c. dove si afferma che «I recenti fatti di Reggio e
Rosarno testimoniano, ove ce ne fosse ulteriormente bisogno, la
complessitą della situazione calabrese, in cui la ndrangheta si rivela
davvero protagonista e regista, di azioni di illegalitą, contro la
persona, l’ambiente, la sana vivibilitą, il futuro di un intera regione.
Tali episodi costituiscono perņ solo l’apice odioso di una quotidiana
guerra silenziosa e strisciante, che vede spesso lo Stato cedere terreno
nel controllo del territorio, e la societą vivere nella tolleranza,
quando non nell’acquiescenza, del fenomeno mafioso».
Pasquale De Marco |