Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
NOTIZIE lajme NOTIZIE lajme
LAJME notizie Lajme notizie
da e per IL MONDO ALBANESE
 
Gli Arbëreshë della Calabria - SAN DEMETRIO CORONE

SPAZIO A CURA DI PASQUALE DE MARCO

SAN DEMETRIO CORONE E ACQUAFORMOSA TRA I COMUNI PIU' BELLI D'ITALIA

Prestigioso riconoscimento a San Demetrio Corone per l’inserimento tra i sedici comuni calabresi più belli d’Italia.

Un marchio Doc attribuito dall’Associazione nazionale comuni italiani (Anci)  per la storia e  la cultura,  le strutture architettoniche e il paesaggio a soli 305 degli 8.100 comuni italiani.. Un “passaporto” importante per la valorizzazione turistica e per l’accesso a finanziamenti speciali.

I consiglieri regionali  Giuseppe Pezzimenti e Umberto Pirilli hanno già presentato  una legge per interventi di conservazione e valorizzazione dei centri  calabresi inseriti in questo prestigioso Club dei “Borghi più belli d’Italia”.

In provincia di Cosenza, il riconoscimento è stato attribuito, oltre che a San Demetrio Corone, a Morano Calabro, Rocca Imperiale, Altomonte, Acquaformosa, Fiumefreddo Bruzio, Longobucco e Cariati vecchia.

Cinque i paesi  in provincia di Reggio Calabria: Gerace, Stilo, Roghudi, Pentadattilo e Scilla. Uno in provincia di Crotone : Santa Severina; due in provincia di Vibo Valentia ,Tropea e Nicotera).

San Demetrio Corone, fondato da profughi albanesi nel 1471, è situato sulle colline della Presila Greca e si affaccia sulla Sibaritide.

“Lo sguardo, superando  foreste e paesi e fiumi e lunghe strisce di terra coltivata, abbraccia le cime nevose del Dolcedorme e il mar Ionio. Ma non è tanto la varietà della scena, né la memoria dell’antica Sibari che accende l’immaginazione, quanto la sua vastità”. Così ne descrive il panorama, agli inizi del ‘900,  il celebre scrittore inglese Norman Douglas in “Vecchia Calabria”.

Un bel biglietto da visita per la capitale culturale degli arbereshe.

Questo appellativo deriva a San Demetrio Corone dall’essere sede del Collegio Italo Albanese di Sant’Adriano, fondato a San Benedetto Ullano, nel 1732, da papa Clemente XII e trasferito poi, nel 1794, a San Demetrio presso la Badia basiliana fondata nel 955 da San Nilo.

Definito “fucina del diavolo” dai Borboni, il Collegio fu uno dei più attivi centri di diffusione delle idee liberali e rivoluzionarie e da lì uscirono gli uomini più rappresentativi del Risorgimento calabrese e della Rilindja albanese.

Attigua al Collegio, si erge la Chiesa di Sant’Adriano, uno degli esempi più significativi dell’arte normanno-bizantina.

Nel centro abitato c’è da visitare la Chiesa Madre dedicata al patrono San Demetrio Megalomartire.

Inerpicandosi per le caratteristiche viuzze del centro storico, ci si tuffa nel passato, avendo modo di ammirare le “gjitonie” (vicinati) che, nelle loro semplici e povere strutture architettoniche, ricordano un modo di vita, incentrato sull’amicizia e sulla solidarietà, che, purtroppo, la società dei consumi, sta cancellando. Ed è ancora possibile incontrare qualche anziana col tradizionale costume.

Nei pressi del Municipio, vale la pena di dare uno sguardo al bel portale litico, del Settecento, della chiesetta di Sant’Onofrio, di fronte alla casa natale dello scrittore e patriota Domenico Mauro.

Alle incontaminate bellezze naturali, alla lingua arbëreshe, ai costumi femminili, alla gastronomia , ai canti, all’artigianato e all’arte, si affianca il regale e suggestivo rito religiioso greco-bizantino.

Questi i “tasselli” che ne hanno determinato l’inserimento tra i “Borghi più belli d’Italia”.

Un riconoscimento che inorgoglisce ma che implica un forte dovere morale di tramandare alle nuove generazioni un patrimonio così prestigioso che non è un museo da imbalsamare, ma una risorsa da utilizzare per uno sviluppo sociale ed economico della comunità.

Non, dunque, conservazionismo ad oltranza, ma “rivisitazione” con equilibrati interventi di “chirurgia urbanistica” finalizzati ad una ottimale fruizione, nel segno della tradizione e rispettando gusti e forme, luce e colori, materiali e dettagli del passato.

Ed evitando di considerare il piccolo centro come una mini città, ma restituendogli la sua identità e conciliando l’evoluzione con la storia. 

Pasquale De Marco

priru / torna