Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
ARBITALIA presenta
 

 

L’Azione Cattolica Diocesana si unisce alla AC Nazionale nella celebrazione del Mese della pace, nella luce che irradia dal Nostro Signore Gesù Cristo, che piccolo bambino, ha fatto il suo ingresso nella nostra vita e con l’insegnamento che ci viene dalla luminosa figura di San Basilio, che con la sua fede e le sue opere, la «Basileide», la città costruita per l’altro povero, malato o bisognoso, invitiamo tutti ad unirsi a noi in questa iniziativa che vede l’AC impegnata insieme a Mani Tese.

“Libera le mani”

Il MESE DELLA PACE è arrivato, gennaio è per noi un periodo di confronto, riflessione e impegno, desideriamo volgere la nostra attenzione per il sostegno e aiuto ad bambini e ragazzi di alcune regioni dell'India, strappati dalle loro famiglie e utilizzati come manodopera nelle cave di calce.

L'iniziativa, promossa dall'associazione "Mani Tese" vuole essere un impegno concreto per i nostri ragazzi, come lo slogan del mese della Pace, "LIBERA LE MANI", invita a fare: esso infatti ci ricorda come noi siamo schiavi delle cose proprio come i bambini dell'India sono schiavi per le cose (cioè per la produzione di beni, che per altro in questo caso si rivolgono al mercato interno indiano). La schiavitù delle cose impedisce a quei ragazzi (come in parte ai nostri) di vivere da ragazzi, avendo cioè diritto al gioco, allo studio e alla salute fisica e psicologica (a volte anche il nostro essere schiavi delle cose non facilita i rapporti interpersonali, l'amicizia, il gioco…).

Fermiamoci un attimo….Pensiamo a come trascorriamo una delle nostre giornate: cosa facciamo solitamente?
Andiamo a scuola, giochiamo con gli amici, facciamo sport, stiamo insieme a mamma e papà, man-giamo abbondantemente più volte al giorno, e …mille altre cose che ci impegnano, ci divertono, ci aiutano a crescere.
Ma non è così, purtroppo per tutti i bambini.
Nei paesi più poveri molti bambini sono costretti a lavorare per un misero stipendio in condizioni pericolose per la loro salute e la loro crescita, non possono andare a scuola, non possono giocare.
Quando i bambini non possono vivere da bambini i grandi parlano di sfruttamento infantile.
Ecco una carrellata, dei beni e dei servizi prodotti dalle mani e dalle spalle dei bambini:

MINI BRACCIANTI: i braccianti sono tra i lavoratori più poveri e meno considerati del mondo, inevitabile che anche i loro bambini lavorino per sopravvivere.

SCHIAVI PER DEBITI
In India, Pakistan, Brasile, Perù una famiglia che si indebita rischia molto: prende un prestito da un usuraio e si ritrova a lavorare finché non ha ripagato il debito, ma gli interessi sono troppo alti e la condizione di schiavitù si tramanda di padre in figlio .

INVISIBILI SERVI NELLE FAMIGLIE MEDIO-RICCHE: non li vede nessuno ma sono a milioni i piccoli domestici dai 6 anni in poi molto spesso mal pagati solo con cibo e maltrattati.

BAMBINI IN DIVISA: più di 300.000 minori sono impiegati come soldati nelle guerre degli adulti

TAPPETI: un milione di bambini tessono tappeti su decine di migliaia di telai sparsi fra il Pakistan, l'India e il Nepal. Spesso sono i bambini i lavoratori preferiti non solo per via delle piccole dita adatte al lavoro, ma anche perché gli adulti non sono disposti a farsi sfruttare fino all'osso.

PALLONI: sono migliaia i bambini che cuciono palloni nella regione di Sialkot in Pakistan, e aiu-tano la famiglia per poche rupie (moneta locale)


CONVENZIONI, LEGGI, CONFERENZE.
A partire dagli anni 70 i paesi più ricchi si sono incontrati per cercare insieme una soluzione a questo triste problema.
Nel 1989 l'ONU ha emanato la Convenzione sui diritti dell'infanzia che 191 stati si sono impegnati a rispettare. Si tratta di una serie di articoli di legge che ricordano a tutti i governi i diritti fonda-mentali per la sopravvivenza, lo sviluppo, la tutela e la partecipazione alla vita sociale dei bambini.
Si parla di diritto all'istruzione, alla salute, all'alimentazione, al riposo, allo svago e si sottolinea la responsabilità dei genitori nella crescita dei figli.
Si obbligano inoltre i governi a difendere i bambini contro lo sfruttamento economico e da qualsiasi lavoro che possa portargli rischi nello sviluppo fisico, mentale, spirituale.


…E ALLORA NOI COSA POSSIAMO FARE?
Molti dei prodotti che usiamo e compriamo quotidianamente a caro prezzo sono fabbricati da bambini costretti a lavorare nelle condizioni che abbiamo descritto. E' necessario quindi che noi cerchiamo di informarci per essere sicuri di non contribuire involontariamente a questo sfruttamento .

In molte realtà nel sud del mondo oggi i piccoli produttori agricoli e artigiani si sono organizzati autonomamente per produrre e vendere i loro prodotti nei paesi ricchi a condizioni eque.

Negli ultimi anni iniziative di questo genere si sono moltiplicate, e noi come consumatori possiamo e dobbiamo sostenerle, è importante ESSERE INFORMATI PER SCEGLIERE, assumere dei com-portamenti coerenti come cittadini e come consumatori.
Esistono infatti alcune campagne per gli "acquisti trasparenti, nelle quali si promuovono acquisti di prodotti realizzati senza alcuna forma di sfruttamento, in particolare di bambini (CTM, Tran-sfair…)


IN ITALIA COSA SUCCEDE?

Nel nostro paese si direbbe che il lavoro infantile è scomparso, in realtà si stima che in Italia ci siano circa 500.000 bambini che lavorano. Questa cifra è poca cosa rispetto alle statistiche che riguardano i paesi in via di sviluppo però non c'è ugualmente da stare tanto tranquilli. Pur essendo proibito dalla legge il lavoro dei fanciulli esistono nelle grandi città e nelle zone agricole del Sud, casi diffusi di lavoro infantile. Talvolta esso è dovuto alle condizioni difficili delle famiglie più povere, in altri casi far lavorare i bambini risulta il modo migliore per risparmiare denaro sulla manodopera. Vi sono purtroppo situazioni persino peggiori dovute alla "tratta dei bambini stranieri": essi vengono trascinati dalla povertà e gettati con qualche straccio ai semafori delle nostre grandi città ad elemosinare per ore e ore, o costretti a prostituirsi.
Secondo recenti studi in Campania lavorano 90.000 bambini, di cui 35.000 solo a Napoli. La crisi economica molto spesso diventa causa del lavoro minorile. Quando aumenta la disoccupazione dei genitori, ci vogliono i bambini per aumentare le entrate.
Per cui diventano anche loro lavoratori "in nero".
Anche se siamo uno dei paesi più evoluti ed industrializzati del mondo possiamo davvero vergognarci della quantità di bambini che lavorano e dei tipi di lavori che sono costretti a fare.

Con il gruppo dei ragazzi:

Si può provare a portare nella stanza del gruppo una mappa del mondo e leggendo il materiale di Mani Tese segnare sulla cartina tutti i posti dove i bambini sono maltrattati e costretti a lavorare. E' utile aiutare i ragazzi a visualizzare queste realtà perché non restino solo raccontate. Una volta individuate le situazioni di bisogno si può provare a segnalare quelle di aiuto facendo vedere che aiutare è possibile e che niente necessariamente è perduto.

Il gruppo dei ragazzi può organizzare una raccolta di fondi per aiutare le famiglie dei bambini in-diani costretti al lavoro. Si possono vendere torte, preparare e confezionare dolcetti di carnevale, maschere colorate fatte a mano, ….sarebbe bello qualcosa di manuale per sottolineare come sono le nostre mani che liberano le mani dei bambini lavoratori.

Il materiale ed informazioni si possono richiedere al Centro Diocesano dell’Azione Cattolica 0981956013

 

priru / torna