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Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

RICORRENZE STORICHE

La chiesa di San Pietro e Paolo ha 399 anni di vita

Correva l’anno del Signore 1607. Era domenica 18 febbraio. Don Martino Barbato, primo papas di Spezzano di cui si abbia notizia storica, adempieva ad una funzione importante per l’intero villaggio, poche centinaia di anime, che gia da più di un secolo, si erano insediate in quel “Canalone delle Grazie” il cui sguardo spazia l’intero golfo di Taranto e si proietta direttamente su quella madre patria di cui i profughi conservavano ancora la memoria per le sepolture dei propri cari lasciati alla mercé del turco invasore.

Dopo 17 anni di intensi lavori, si apriva al culto un nuovo tempio dedicato alla religione degli avi. Dopo la Cappella delle Grazie, intorno alla cui statua inamovibile si raccolse il nucleo originario dei profughi, erano state realizzate le chiese di San Salvatore sulla collina omonima e quella di San Giovanni. Altre due ne sarebbero sorte, (Madonna di Costantinopoli e del Carmine) a dimostrazione del grande spirito di fede di cui questo popolo ha dato sempre grande testimonianza nel corso dei suoi cinque secoli di storia.

In quel periodo il centro abitato tende a spostarsi intorno alla nuova chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo ed assume la denominazione di “Spetianum noviter aedificatum”. Un termine alquanto pomposo per un villaggio che si era appena affacciato alla storia, da quando il 31 ottobre del 1572 Pietro Niccolò Bernardino Sanseverino, V Principe di Bisignano, (Morano 1/5/1541 - Napoli 21/11/1606), figlio di Pietro Antonio Sanseverino  e Irene Castriota, (figlia del duca don Ferdinando “de Skanderbeg” e di Adriana d’Acquaviva - nipote del figlio di Scanderbeg), si era degnato di concedere i tanto sospirati “Capitoli” con i quali si stabilivano le prime regole di convivenza all’interno della nuova comunità e, principalmente i doveri, in termini di tasse, tributi e prestazioni che erano dovuti al Principe di Bisignano.

Don Martino, il papas del tempo, che già dal 10 agosto 1598 aveva istituito i registri parrocchiali delle nascite e dei battesimi effettuati presso la chiesa della Madonna (poi detta delle Grazie) sin dal 22 gennaio 1607, registrava i battesimi nella nuova chiesa parrocchiale di San Pietro, che il re di Napoli, Francesco I, nel 1825 avrebbe elevato a “Collegiata Insigne”. La chiesa di San Pietro ha così compiuto lo scorso 18 febbraio, 399 anni di vita. Da quell’altare maggiore hanno celebrato tutti gli arcipreti spezzanesi, sia di rito greco-bizantino, che latino, rendendola la più prestigiosa del paese.

Ogni volta che don Gianni Nigro, (dal 5 ottobre 2002 regge la parrocchia di San Pietro), veste in sagrestia gli abiti talari prima di celebrare le sacre funzioni, rivolgendo lo sguardo ai quadri su cui sono ritratti i principali suoi predecessori, ritempra la sua fede e ritrova sempre lo spirito giusto per svolgere la missione sacerdotale a cui l’ha chiamato lo Spirito Santo, con la consapevolezza di avere nel popolo dei fedeli, il primo indispensabile supporto.

Raffaele Fera

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