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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

LA MADONNA DLLE GRAZIE NEL CUORE DEGLI SPEZZANESI

I secoli passano, le generazioni si susseguono, ma la Madonna delle Grazie resta sempre nel cuore degli spezzanesi. Era la fine del 1400 quando i primi profughi si insediarono nella zona nei pressi della statua inamovibile della Madonna Regina ritrovata casualmente nel bosco. Oggi dopo cinque secoli la fede resta intatta e la folla che segue le celebrazioni della Madre di Dio, eletta nel frattempo patrona del paese, proveniente anche dai centri viciniori, č sempre tantissima. Ieri, martedģ dopo la Pasqua, i festeggiamenti hanno raggiunto come sempre il culmine con la messa alle 10,30 concelebrata dal vescovo della diocesi di Rossano, mons. Andrea Cassone ed il seguito dei parroci di Spezzano e del circondario, coadiuvati dai seminaristi, fra cui vi sono addirittura sei spezzanesi.

La folla dei fedeli, come da antica tradizione, rivolge in onore della madonna preghiere e canti in lingua arbėreshe che risalgono ai secoli passati. Lo scenario č altamente suggestivo e contribuisce a creare un’aura impalpabile di serenitą che favorisce l’incontro ideale con la divinitą chiamata a venire in soccorso degli affanni e delle pene di quanti si rivolgono fiduciosi per ottenere una grazia, sia pur piccola, ma sempre tanto agognata.

Lo scenario dei fedeli che accorrono in massa al santuario esplode letteralmente nel pomeriggio in occasione della processione per le vie del paese. La statua processionale che ricalca le fattezze di quella inamovibile, realizzata nel 1789, pesa ben tre quintali, ma i giovani disposti a portarla a braccia lungo i vicoli del centro abitato, non mancano, anzi fanno la fila, si danno il cambio e si prenotano. Quest’anno, grazie all’interessamento della prof. Maria Lauruito, la processione aperta dalle autoritą militari e dal sindaco Ferdinando Nociti con indosso la fascia tricolore, facevano ala ben quindici ragazze che indossavano gli splendidi costumi di gala della tradizione arbėreshe. I costumi llambadhor, č notorio, valgono un patrimonio, specie se si tratta, come in questo caso di originali tramandati di generazione in generazione.

La serata si č conclusa con i tradizionali fuochi pirotecnici sempre tanto attesi da grandi e piccini che guardano col naso all’insł e a bocca aperta estasiati dai botti sempre pił potenti fino allo scoppio finale che fa tremare le case e i cuori.

Raffaele Fera

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