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Inaugurazione del Museo delle Icone
e della Tradizione Bizantina
Frascineto 1 Aprile ore 17.00,
Piazza Albania
Nella tradizionale cornice del monte
Pollino, la cittadina di Fracineto si appresta ad aprire le porte al Museo
delle Icone e della Tradizione Bizantina. L'evento di inaugurazione,
fissato per la prossima domenica 1 aprile a partire dalle ore 17.00,
porterà per la prima volta alla portata del pubblico la ricca collezione,
oltre 500 pezzi, dell’Archimandrita Paolo Lombardo di Roma, oltre alla
nutrita “Raccolta Ferrari” costituita da un congruo numero di elementi.
Il Museo, sorto per volere
dell’Amministrazione Comunale arbëreshe guidata dal sindaco Domenico
Braile, rappresenterà un polo di attrazione culturale dedicato all’arte,
alla spiritualità, alla storia ed alla liturgia bizantina.
L’intento dell’istituzione non è solo
espositivo ma anche informativo sulla funzione delle arti in rapporto al
culto secondo i criteri voluti dall’organizzatore, il prof. Gaetano
Passarelli (Docente di Storia e Civiltà Bizantina, UniRoma Tre).
Il Museo costituisce perciò il primo
momento di acquisizione delle conoscenze strettamente legate all’ambiente
circostante italo-albanese di tradizione bizantina. Il percorso è,
infatti, interno ed esterno. Quello interno è articolato sui tre livelli
che materialmente costituiscono l’edificio. Il primo presenta un carattere
propedeutico e didascalico che introduce nel mondo bizantino. Nel secondo
vi sono esposte le icone. Non mancano particolarità e pezzi rari. Il terzo
livello ha diversi settori: icone in bronzo usate dai Vecchio-credenti
russi e su smalto, arredi sacri e paramenti liturgici di foggia greca e
russa. Vi sono esposte anche rare edizioni di libri liturgici dei secoli
XVII-XX.
Il percorso esterno permette di vedere
tradotte nella realtà quotidiana le conoscenze acquisite sull’icona e la
tradizione bizantina. Si possono visitare, quindi, la chiesa attigua
dell’Assunta (sec. XVIII), la chiesa di San Basilio ad Ejanina e la chiesa
di San Pietro, monumento nazionale (secc. X-Xl /XVII).
Emblema del Museo è l’aquila bicipite
imperiale bizantina con inciso sul petto la scritta IC XC NIKA (Gesù
Cristo vince), testimone dell’identità cristiana dell’Impero, per
sottolineare la continuità di legame e di fede con i propri antenati.
Le icone
Le icone non sono opere d’arte secondo
il concetto occidentale, ma opere destinate attraverso il disegno e la
simbologia dei colori a trasmettere un messaggio sacro ed essere venerate.
Il loro raggruppamento è stato perciò
fatto per tematica al fine di sottolineare il principio base
dell’iconografia espresso al Concilio Niceno II (787) in cui si dice che
l’arte è del pittore, ma quel che è rappresentato è compito della Chiesa.
Questo perché fedeli di ambiti geografici e lingue diverse potessero
cogliere quanto raffigurato pur nella varietà degli stili.
La collezione di icone esposta è di
oltre 250 pezzi, provenienti da varie località della Russia, Bulgaria,
Grecia, Romania e Serbia. Presentano stili e maestranze diversi, fatture
di alto livello e popolari. Vi sono icone da chiesa e di devozione
familiare espresse in forme e dimensioni varie.
Si possono così contemplare icone
semplici e popolareggianti accanto quelle impreziosite da cornici e
rivestimenti metallici (rize); icone dipinte secondo la tecnica
tradizionale (tempera e uovo) accanto a quelle dipinte a tecnica mista
(tempera-olio); icone su legno e su smalto; di bronzo o su tela dipinta ad
olio. Si tratta in gran parte di icone che coprono un arco di tempo che va
dal XVII agli inizi del XX secolo.
Paramenti e arredi
La tradizione bizantina è suggestiva
nelle celebrazioni liturgiche perché presenta accanto ad una ricchezza di
testi, una grande espressività pregna di simbolismo e di mistica
orientale.
Questo perché la liturgia terrena deve
essere un riflesso di quella celeste. I paramenti diaconali e sacerdotali
con i loro colori, ricami e stoffe particolari, appaiono vicino agli
austeri abiti clericali in modo da permettere di avere un’idea
dell’abbigliamento quotidiano e di quello rituale nella sua composizione.
Sono esposti modelli greci e russi cuciti negli anni '30 e '40 dal sarto,
maestro Francesco Ferrari, di felice memoria, per suo fratello, papàs Sepa,
già parroco di Frascineto. Vi sono calici russi, patene, incensieri,
lampade e arredi liturgici in argento provenienti dall’ambito balcanico,
spesso finemente cesellati secondo le tradizioni dei vari popoli o dovuti
a maestranze che operavano sotto influssi stilistici ottomani. La loro
disposizione permette non solo di ammirarne la fattura ma soprattutto di
conoscere il significato e il loro uso.
Il medagliere
All’ingresso del Museo è stato esposto
anche un altro settore della grande collezione dell’Archimandrita Lombardo
comprendente 280 medaglie celebrative di vari avvenimenti civili e
religiosi (centenari, commemorazioni, beatificazioni, canonizzazioni,
ecc.), essenzialmente pontificie che abbracciano vari pontificati (da
Clemente XIII -1773- a Giovanni Paolo II -2005). Vi sono perciò medaglie
coniate dalla Zecca dello Stato, dalla Scuola Vaticana e da rinomati
laboratori italiani ad opera di grandi maestri.
Il settore presenta una sorta di
introduzione dei vari passaggi che portano alla creazione, alla
elaborazione e alle tecniche di confezione di una medaglia per permettere
poi una maggiore consapevolezza del valore artistico e compositivo di ogni
pezzo.
Si tratta di una
raccolta rara e inconsueta, posta in espositori originali che permettono
la visione di ambedue le facciate. Pur non avendo un legame diretto con la
peculiarità del Museo, è stata esposta per arricchire il patrimonio
espositivo e trasmettere lo spirito del collezionista spesso non dedito a
raccolta di opere di un solo settore.
Emanuele Armentano |