ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

CROAZIA: COMUNITÀ ALBANESI, ELEZIONI E NON SOLO

Antonio Frate intervista Drago Kraljevic esperto di politica internazionale già ambasciatore croato in Italia

 

Dott. Kraljevic, in Croazia, tra le tante minoranze linguistiche è presente una minoranza albanese: dove è dislocata?

Innanzitutto esiste L’Unione che raggruppa tutte le comunità albanesi in Croazia con sede a Zagreb/Zagabria. E poi ci sono comunità dislocate nelle Contee della Croazia: Contea di Zagabria, Contea Quarnero Montana (nella zona di Rijeka/ Fiume), Comunita’ Albanese a Osijek, Sisak,  Pula/Pola,  Slatina, Comunità delle Contee di Zadar/Zara e Split/Spalato. E poi ci sono anche due Associazioni culturali delle donne Albanesi “Drita” e “Regina Teuta”, un gruppo folcloristico-musicale “Shkendija” di Zagabria, un Foro degli intellettuali Albanesi in Croazia , Club degli studenti Albanesi con sede a Zagabria.

Anche la minoranza albanese, dunque, gode della tutela prevista dalla legge: ci può fare qualche esempio?

Naturalmente  gode la tutela prevista per altre minoranze in Croazia. La nostra Legge tra l’altro prevede anche la costituzione dei consigli delle minoranze presso le amministrazioni locali ( citta’, comuni etc.) . Per esempio nella Citta’ di Rijeka/Fiume il Consiglio della minoranza Albanese  e’ composto da 15 membri. Il presidente attuale e la Sig. Ra Suada Shahini.                                  

A fine mese la Croazia va al voto per rinnovare il Sabor (parlamento monocamerale): che cosa dicono i sondaggi?

I sondaggi dicono che il partito Socialdemocratico (SDP) è per la prima volta dopo l'indipendenza della Croazia il primo partito nel Paese con il 30,8% delle preferenze degli elettori. Il secondo è l’Unione Democratica Croata (HDZ) - attualmente al potere (28,7%). Poi seguono; il Partito del Diritto Croato (HSP) - destra (7,3%);  coalizione dei partiti HSS-HSLS-PGS (Contadini, Socialliberali, Partito regionale di Rijeka/Fiume) con il 7,2%, Partito dei pensionati - HSU ( 6,4% ), Popolari (HNS) 5,0%). In questo momento è molto difficile prevedere il vincitore delle elezioni politiche in Croazia, perche’ dipendera molto delle coalizioni postelettorali.

La comunità albanese va al voto compatta oppure le preferenze sono divise?

La Legge elettorale prevede che le seguenti minoranze: Albanesi, Bosniaci, Montenegrini, Macedoni e Sloveni insieme, eleggono un deputato nel Parlamento croato. Per adesso mi sembra che la Comunita’ Albanese sarà compatta.

Parlare di elezioni e di albanesi in questa area ci porta a parlare del Kosovo: come viene vista la questione dello status?

A mio parere l’indipendenza di Kosovo è ormai una realtà, tutti sanno che è inevitabile. A livello internazionale adesso si sta cercando una soluzione che potrebbe piu’ meno soddisfare tutti, inclusa la Russia. Non credo che quest’ opzione sarà possibile. Il vero problema, invece, è la parte nord del Kosovo dove vive la minoranza Serba e dove Pristina ancora non controlla pienamente il territorio. Se in breve tempo non si troverà una soluzione efficace, questo fatto potrebbe influire negativamente sulla stabilita’ della regione, inclusa la Macedonia. La Serbia adesso cerca tutte le soluzioni possibili a livello internazionale per impedire che l’indipendenza di Kosovo alla fine si verifichi nel modo con il quale le repubbliche della ex Federazione hanno ottenuto la loro indipendenza. Quindi, la Serbia è pienamente convinta che il Kosovo sarà indipendente, però cerca di negoziare e coinvolgere in tutto questo anche la Republika Srpska (la repubblica serba di Bosnia-Herzegovina), sebbene si tratta di due cose diverse.

In che modo?

La Republika Srpska è adesso in conflitto con Miroslav Lajčak l’Alto Rappresentante dell’ ONU per la Bosnia ed Herzegovina, perché vuole modificare gli Accordi di Dayton nel senso di assicurare una prospettiva europea di questo Paese, che prossimamente vuole firmare l’ Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Unione Europea. Subito dopo questo scontro, i due presidenti della Serbia; B. Tadić -Capo dello Stato e V. Koštunica – Prima ministro, hanno visitato Banja Luka - capitale della Repubblica Srpska per dare un appoggio alla politica di Milorad Dodik – leader della Republika Srpska. Oggi, Dodik esegue un concetto politico il quale vuole allontanare Banja Luka da Sarajevo, cercando il modo di uscire dalla Bosnia - Erzegovina. Il suo rapporto verso gli Accordi di Dayton, non è come trovare una graduale ricostruzione del Paese quale stato sovrano internazionalmente riconosciuto che vuole assicurarsi una prospettiva nell’UE, ma come convincere la comunita’ internazionale che la salvaguardia della Bosnia - Erzegovina è un progetto fallito.

Può farci un esempio concreto?

Dopo che la Telecom RS è stata venduta alla Serbia; dopo che nella RS è entrato il capitale Russo; dopo che nella RS hanno iniziato grandi investimenti stranieri ecc.., per la leadership di questa entità Bosniaca (praticamente stato nello stato), Sarajevo come capitale della Bosnia - Erzegovina dà sempre più fastidio. Ciò altro non è che un tacito “via libera” all’indipendenza e poi all’annessione con Belgrado. Quasi come a dire: si perda pure il Kosovo ma ci riprendiamo la nostra fetta di Bosnia (con o senza la Serbia). Quindi inizia una nuova crisi sui Balcani per il semplice motivo che il programma conosciuto come “Progetto della Grande Serbia” non è stato sconfitto dopo la caduta di Molosevic. Milosevic e molti suoi collaboratori (inclusi quelli della Republika Srpska) sono stati accusati e poi processati presso il Tribunale internazionale di Aia (anche se non tutti condanati), per la politica che ha causato la guerra e la “pulizia etnica” nell’ ex Jugoslavia. Però fino ad oggi (escluso Lajčak) nessuno ha messo in discussione il progetto di questa  politica sul territorio della  Bosnia ed Erzegovina. Alcuni anni fa  Richard Holbrooke disse: “Il più grande errore degli Accrodi di Dayton è che alla Repubblica Srpska abbiamo concesso l’aggettivo per chiamarsi Repubblica. Non abbiamo capito bene le connotazioni storiche di questa parola per la realtà dei Balcani”.

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