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KOSSOVARI ANCORA DETENUTI IN SERBIA: IL LEADER DELLI STUDENTI KOSSOVARI ALBIN KURTI SCRIVE AI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

07/01/2002 | OSTAGGI KOSSOVARI ANCORA DETENUTI IN SERBIA: LETTERA APERTA AI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO DI ALBIN KURTI, LEADER DEGLI STUDENTI KOSSOVARI E OSTAGGIO PER OLTRE 30 MESI DELLE AUTORITA’ SERBE

Bruxelles, 7 Gennaio 2002. Di fronte al silenzio che continua a circondare la questione dei 201 Kossovari albanesi ancora detenuti dalle autorità serbe, Albin Kurti, leader degli studenti kossovari e personalità della resistenza kossovara al regime nazional-communista di Slobodan Milosevic, ha fatto pervenire oggi ai membri del Parlamento europeo una lettera aperta nella quale denuncia l’”ingiustizia istituzionalizzata” di cui sono vittime gli ostaggi kossovari nonché le responsabilità della comunità internazionale in generale e dell’Unione europea in particolare.

OSTAGGI KOSSOVARI IN SERBIA: LETTERA APERTA DI ALBIN KURTI (*) AI MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO
 


Prishtina, Kossovo, 5 Gennaio 2002

Onorevole deputato, Con la presente Le voglio ricordare che, ad oggi, ci sono in Serbia, 201 Kossovari ancora tenuti in ostaggio a seguito della politica di brutale sopraffazione dei Kossovari iniziata con Milosevic e tuttora in corso.

Poche settimane fa sono stato improvvisamente liberato dalla prigione di Nish dopo essere stato violentemente privato della libertà per oltre due anni e sette mesi. Sono stato rapito a Prishtina nel corso dell'intervento della NATO. Il 13 marzo 2000, un'autoproclamata Corte del Distretto di Prishtina, situata a Nish mi ha condannato, a suo dire, a 15 anni di prigione.

Nonostante io non abbia mai riconosciuto le cosiddette Serbia e Jugoslavia né i loro organi o istituzioni, nonostante non abbia mai fatto appello né chiesto un'amnistia, cosa che non avrei fatto a nessun prezzo, mi hanno comunque rilasciato. Sono stato rapito al momento dell'arresto e sono stato rapito al momento del rilascio. La loro politica rimane al di sopra della legge.

Non l'hanno fatto per amore dell'umanità o della giustizia. E non si può certo dire, come alcuni fanno, che nel mio caso sia stata fatta giustizia. Grazie al mio rilascio hanno guadagnato del tempo e hanno ottenuto un attenuazione della pressione internazionale (malgrado questa sia sempre stata assai debole rispetto al problema degli ostaggi kossovari) sperando di migliorare a buon mercato la propria immagine agli occhi del mondo. Sono semplicemente stato rilasciato per ragioni di opportunità politiche. Così come gli altri sono tenuti ostaggio in vista di future opportunità politiche.

I kossovari che sono tuttora trattenuti ingiustamente in "Serbia", non sono prigionieri bensì ostaggi. Sono stati rapiti e brutalmente torturati, non arrestati. Per esempio, la prigione di Lipjan era diretta in maniera altrettanto brutale di un campo di internamento in Bosnia ed il giudice che dirigeva le torture in questo distretto è stato trasferito a Nish presso la cosiddetta Corte del Distretto di Prishtina a Nish. Continuano ad essere trattenuti e trattati come ostaggi in luoghi che assomigliano più a dei campi di concentramento che a delle prigioni. Non vi sono le condizioni per l'igiene o per cure mediche; non vi sono condizioni per vivere. La tortura psicologica, gli insulti, le minacce e le provocazioni hanno sostituito - e addirittura superato - la brutalità e le torture fisiche di prima.

Mi permetta di illustrare con più precisione le condizioni di detenzione. Nell'aprile 1999 molti ostaggi albanesi furono trasferiti da tutta la "Jugoslavia" nella prigione di Dubrava, in Kossovo, perché le autorità serbe sapevano che questa prigione sarebbe stata bombardata dalle forze della NATO come obiettivo militare. Vi rinchiusero circa 1.100 persone, sfruttando quest'occasione per uccidere e massacrare dei Kossovari. La NATO bombardò Dubrava tra il 19 e il 31 maggio 1999 e diversi giornalisti occidentali furono testimoni degli eventi. Il massacro per mano delle guardie e di alcuni detenuti è iniziati il 22 maggio 1999. Molti dei sopravvissuti di Dubrava sono ancora oggi detenuti in "Serbia".

Contemporaneamente, le stesse persone coinvolte nell'esecuzione di questo massacro continuano a lavorare come guardie sul territorio della "Serbia", sempre "controllando" degli ostaggi Kossovari.

La maggior parte di quanti sono sopravvissuti al massacro di Dubrava sono seriamente feriti - piaghe aperte, paralisi, ossa frantumate, amputazioni e in molti casi con frammenti di metallo provenienti da granate e proiettili tuttora nel loro corpo. Altri l'hanno informata prima di me di tutto ciò, ma ancora nulla si è mosso.

Ulteriori esempi d'ingiustizia istituzionalizzata nei confronti dei Kossovari si trovano nelle procedure investigative che hanno preceduto i "processi". Oltre al fatto che tutte le indagini erano caratterizzate da brutali e disumane torture, gli inquirenti serbi hanno sempre preso come fatto provato che i Kossovari fossero tutti collettivamente colpevoli per la semplice ragione di essere Kossovari. In seguito, in tutti i "processi" contro i Kossovari, le Corti serbe (chiamate, ad esempio, Corte del Distretto di Prishtina) hanno agito come se non fosse loro dovere provare la colpevolezza dei Kossovari, ma che fossero i Kossovari a dover dimostrare la propria innocenza.

L'essenza di questi processi erano pregiudizi, irregolarità e manifestazione di prepotenza. Da questo punto di vista, quei "processi" non sono contestati non solo perché mancavano di fatti ma soprattutto perché i fatti contestati non sono mai esistiti. Hanno creato fatti inventati per i Kossovari - che sarebbero comunque insufficienti per un processo - e l'altro metodo principale consisteva nel costringere i Kossovari ad autoaccusarsi. Le loro deposizioni, estratte sotto tortura, sono state usate per condannarli. E' universalmente sbagliato e illegale usare in un processo una confessione estorta con la forza contro qualcuno. Queste confessioni estorte sono state le sole prove. Inoltre, molto spesso ai Kossovari non era nemmeno consentito esprimersi nella propria lingua in tribunale.

Se tutto ciò puo' sembrare assurdo, come qualcosa che non può succedere nel nostro secolo, considerate l'inconsueto documento che Haekkerup - Covic hanno firmato il 5 novembre 200l. Ancora una volta sembra che ai tribunali serbi sia riconosciuto il diritto di riesaminare i "casi" dei cittadini albanesi Kossovari, che sono cittadini del Kosovo sotto la giurisdizione della UNMIK, e non della Serbia!

L'obiettivo originale di questo documento era di affermare pubblicamente la giurisdizione dell'UNMIK rispetto ai suddetti casi. Ma cosa è accaduto? (Inoltre,) Come è possibile consentire che ciò continui a succedere quando gli stessi tribunali, illegali e illegittimi, hanno costruito sia le prove (confessioni) che le sentenze contro questi ostaggi?

La comunità internazionale in generale e l'Unione europea in particolare hanno fatto ben poco a questo riguardo. E soprattutto per quanto riguarda il Consiglio e la Commissione le pressioni sono state rare e sono consistite solo nel sollevare l'argomento nel corso di incontri privati con le autorità serbe. Non c'è mai stata una pressione pubblica e nemmeno alcuna conseguenza per il mancato rilascio di queste persone e la mancata restituzione della loro libertà.

Nella migliore delle ipotesi, il silenzio della Commissione e del Consiglio dell'Unione europea e l'inefficacia dell'Unione europea in generale sono assurdi. Tutto ciò ha, e continuerà ad avere, tragiche conseguenze non solo per gli ostaggi ma anche per le loro famiglie ovunque in Kossovo. Si tratta né più né meno che di un sostegno ed un aiuto alla "Jugoslavia" e alla "Serbia" mentre continuano a detenere e trattenere degli ostaggi. Persino in questo momento l'Unione europea continua a sostenere, aiutare e a favorire i detentori degli ostaggi. Tutto ciò rende l'Unione europea co-responsabile per la detenzione dei Kossovari come ostaggi. Per di più tutti gli Stati membri dell'Unione europea sono responsabili e cofirmatari delle Convenzioni di Ginevra, che affermano che tutti i detenuti devono essere immediatamente rilasciati alla fine delle ostilità, e che le famiglie hanno il diritto di non subire la sparizione dei loro cari. Se l'Unione europea non applica e promuove apertamente questi diritti, chi lo farà?

Gli ostaggi dovrebbero essere rilasciati immediatamente e senza condizioni. Rispetto a qualunque aiuto o sostegno che l'Unione europea sta fornendo alla "Jugoslavia" e alla "Serbia" o che ritiene di poter fornire loro in futuro, se li condizionasse (seguendo il tentativo del Senato americano di ridurre i finanziamenti, visto per di più che i crimini in questione si stanno consumando in Europa e non negli USA) al rilascio degli ostaggi Kossovari - nel qual caso quanti sono accusati di crimini comuni sarebbero trasferiti nelle prigioni del Kossovo - allora vedreste che il problema sarebbe risolto immediatamente.

Sono consapevole delle iniziative prese e delle risoluzioni adottate dal Parlamento Europeo a proposito degli ostaggi Kossovari e La ringrazio sentitamente per tutto, ma il fatto stesso che 201 Kossovari siano ancora ostaggi in “Serbia” rende chiunque cosciente dell'insufficienza dei risultati e quindi anche delle iniziative prese.

La questione degli ostaggi Kossovari è anche un problema che riguarda la Sua coscienza oltre ad essere un problema di Stato di Diritto e di legalità internazionale. Non può comportarsi come se nulla stesse succedendo o che non stia accadendo in Europa.

Sperando in un maggior sforzo e in una maggiore pressione da parte sua sul Consiglio e sulla Commissione dell'Unione europea affinché si possa finalmente risolvere la triste vicenda degli ostaggi Kossovari, colgo l'occasione per trasmettere a Lei e alla sua famiglia i miei migliori auguri per il 2002.
Albin Kurti


(*) Sono stato rilasciato il 7 dicembre.