INTERVISTA AD
ALFIO MOCCIA, CANTAUTORE ARBĖRESH (*)
Uno tra i maggiori
cantautori arbėreshė residenti in Calabria č sicuramente Alfio Moccia di
San Benedetto Ullano (Cs).
Il suo «hobby di
maggiore rilevanza», come lui stesso lo definisce, č legato allinteresse
verso la musica e la cultura arbėreshe. «Nel tempo, ho fatto in modo che
questo non fosse un interesse passivo -afferma Moccia-: mi sono
preoccupato di averne coscienza, interessandomi alla storia dei paesi
arbėreshė e come si sono integrati in Italia. Ho studiato anche la lingua,
cosģ da poterla tramandare».
La tradizione
musicale legata ai paesi arbėreshė calabresi, nella quale Moccia si forma,
č espressione della comunitą, della famiglia che si riconosce in certi
valori e sentimenti espressi attraverso una poesia popolare che č quasi
sempre occasionale ed originale, dato che spesso si crea al momento, quasi
a stornello, in modo estemporaneo.
Sentimenti come
lamore per la propria storia di arbėresh, la cultura e la tradizione
antica legata a questo popolo: sono questi tratti salienti che da sempre
caratterizzano la musica di Moccia.
Al giorno doggi
ci sono sostanzialmente due scuole di pensiero, tra gli intellettuali di
cultura arbėreshe: alcuni sostengono il bisogno di mantenere la tradizione
senza introdurre elementi melodici nuovi; altri, no. Alfio Moccia si dice
contrario al parere dei conservatori: «Se si fa una ricerca scientifica
sulla nostra tradizione arbėreshe, allora bisogna riferirsi alla cultura
tramandata. Altrimenti, se vogliamo proporre un prodotto nuovo, č
necessario un adeguamento. Contaminare la tradizione con ritmi e testi
moderni č un valore aggiunto. Se la musica non č funzionale al
divertimento e al gusto diventa un prodotto anacronistico».
I primi testi di
Moccia, pensati direttamente in albanese, nascono negli anni Settanta, in
forma di poesie che ripropongono la storia della gente comune, con i suoi
problemi e le sue particolaritą; dalla sua abitudine di dar loro anche un
creativo accompagnamento con la chitarra, nasce laccostamento alla
categoria dei cantautori.
Gią nel 73 scrive
il suo primo testo intitolato Lakuriqi.
«Se qualcuno un giorno
decidesse di fare una raccolta della musica colta arbėreshe, nel senso
di musica moderna non legata a quella popolare, dovrebbe considerare
questa mia canzone il primo testo in assoluto prodotto in tal senso»,
afferma lo stesso cantautore. Malgrado abbia scritto tanto, diventa
famoso per un testo ironico che prende bonariamente in giro il suo
paese, dal titolo Sa i bukur ėshtė ki katund arbėresh. Giocando con
doppi sensi, mai volgari, dipinge i vizi ed i difettucci della gente
locale e non solo: «riproponendo questa canzone nella varie piazze, ho
capito cosč la popolaritą: il popolo non crea testi, tocca al singolo. La
popolaritą, nel senso tradizionale -sottolinea Moccia- č quel consenso
dato ad un testo che ha saputo interpretare il sentimento comune di quanta
pił gente possibile. Cosģ, come sosteneva Gramsci, si diventa popolari».
Johnny Fusca
(*) Pubblicato da La Provincia Cosentina del
13 settembre 2005