- CONVEGNO DI STUDI SULLA
- GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA
LINGUA MADRE
-
-UNICAL, 24 FEBBRAIO
2006-
Si è svolto venerdì mattina 24
febbraio ‘06 presso l’aula magna dell’Unical un importante convegno legato
alla celebrazione della “Giornata Internazionale della Lingua Madre” che,
come stabilito dalla XXX Sessione della Conferenza generale dell’Unesco nel
1999, su sollecitazione del Bangladesh, si tiene il 21 febbraio di ogni
anno.

L’iniziativa, il cui dibattito è
stato incentrato sul tema della “diversità linguistica come patrimonio
dell’Umanità”, è stata promossa dalla Commissione italiana dell’Unesco in
collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Cosenza e l’Università
della Calabria.
Da sottolineare la presenza di
diversi sindaci provenienti dalle comunità di minoranza linguistica, come ad
esempio Frascineto, Spezzano Albanese, San Demetrio Corone, Guardia
Piemontese, Castroregio e Cerzeto.

Ad introdurre i lavori del
convegno c’era il Rettore dell’Unical Giovanni Latorre: «Promuovere giornate
come questa -ha detto- a favore delle culture minoritarie, rende possibile
la candidatura della Calabria verso un multiculturalismo linguistico reale,
che poi si traduce in tutto il mondo come messaggio di unione tra le genti e
di pace».
Ha coordinato i lavori del
convegno, illustrandone motivazioni e scopi, Francesco Altimari, ordinario
dell’Unical – Osservatorio delle lingue e culture minoritarie. Questi, dopo
aver dato lettura delle lettere ufficiali inviate dai consoli di Francia e
Grecia, assenti per motivi istituzionali, ha fornito alla platea dei dati
concreti sulle lingue a rischio di “estinzione” presenti nel mondo (tra le
quali quella arbëreshe), sottolineando come siano solo 600 (su 6000) le
lingue non a rischio. Altimari ha poi fatto presente che insegnare la lingua
madre ai più piccoli, anche nel momento in cui questa differisca da quella
nazionale in uso, non può che rappresentare un fattore di sviluppo
intellettivo e di crescita cognitiva.

Sulla stessa lunghezza d’onda il
Console d’Albania Mario Brunetti, il quale ha affermato che «La
riappropriazione di un’identità pone problematiche delicate ma la perdita di
una lingua-cultura minoritaria indebolisce una democrazia». Brunetti ha poi
voluto evidenziare il ruolo pacifico e costruttivo svolto negli anni dalla
comunità arbëreshe presente sul territorio nazionale italiano, affermando:
«Noi arbëreshë siamo una minoranza portatrice di valori alti, differenti da
quelli sostenuti da altre minoranze che in questo particolare momento
storico stanno sconvolgendo varie parti del mondo. La minoranza arbëreshe
non è mai stata una minoranza di “rottura” e, anzi, ha svolto un ruolo
fondamentale nell’unità d’Italia». Concludendo, il Console si soffermato
sull’importanza della Legge 482, invitando tutti a non sminuirla nel
significato perché si tratta di un atto legato proprio ai valori appena
espressi.
Dopo il saluto dell’On.
Guagliardi, che ha invitato tutti i sindaci presenti a costruire un futuro
migliore per la minoranze culturali calabresi, per la segreteria nazionale
Unesco ha preso la parola Vincenzo Pellegrini. Questi, portando il saluto
del presidente Puglisi, ha spostato l’attenzione sulla “Convenzione sul
patrimonio immateriale”, appena entrata in vigore con la recente ratifica
dei 30 stati membri. Il segretario ha lamentato l’assenza dell’Italia in
questo progetto, invitando i vertici ministeriali a colmare questo vuoto.
Pellegrini si è poi soffermato sulle motivazioni dell’incontro odierno,
sottolineando l’importanza giuridica e culturale che la “Giornata sulla
Lingua Madre” assume in un contesto globale di diritto a sostenere la
propria lingua di nascita e di sostegno alla tradizione. Concludendo,
Pellegrini ha invitato le università italiane ad “adottare” una lingua
minore tra gli insegnamenti.
A seguire, sono intervenuti Damir
Dijakovic, della sezione di Venezia dell’Unesco, e l’assessore provinciale
alle minoranze linguistiche Donatella Laudadio. «La conoscenza delle altre
culture -ha detto Dijakovic- e l’aver coscienza della multiculturalità,
porta inevitabilmente verso il bene comune e verso la composizione di quel
mosaico per il quale stiamo lavorando».
L’ass Laudadio ha proclamato
l’urgenza di difendere la specificità e la diversità, nell’ottica per la
quale interagire con chi è diverso non è un pericolo ma un motivo di
crescita. «La battaglia fondamentale è quella per la conservazione della
lingua -ha precisato l’assessore- perché l’identità stessa risiede nella
lingua. Le nuove generazioni non devono dimenticare e devono conoscere la
storia: solo in questo modo si può alimentare una tradizione». Prima di
cedere la parola, la Laudadio ha voluto riportare alcuni dati relativi alle
frequenza delle nascite riscontrate nei centri arbëreshë negli ultimi 10
anni, in parallelo con il fenomeno dell’immigrazione verso i nostri centri.
Esaminando i dati, l’assessore ha evidenziato come il numero dei nuovi
venuti al mondo si sia dimezzato in modo preoccupante e, viceversa, come il
numero degli immigrati sia invece aumentato. Per l’ass. Laudadio, dunque,
l’immigrazione e l’apertura agli altri è da vedersi come elemento di
crescita e di ricchezza.
In ultimo l’assessore provinciale
ha voluto sottolineare il ruolo “positivo” del popolo arbëresh che, nel
corso degli anni, ha rifiutato la sottomissione mantenendo sempre la propria
dignità e libertà. «L’integrazione della cultura dell’Arbëria in Italia –ha
detto la Laudadio concludendo- sta a testimoniare proprio come questo popolo
abbia saputo arricchirsi e, contemporaneamente, abbia avuto modo di
arricchire la stessa cultura italiana, sempre secondo i canoni della
tolleranza e della pace».
In relazione a ciò l’assessore
Laudadio ha fatto presente di aver già inoltrato al Dirigente Scolastico
regionale una richiesta ufficiale per introdurre le lingue minoritarie nelle
ore di scuola curricolari.
A seguito dell’intervento
dell’assessore Laudadio, sono intervenuti i sindaci di Cerzeto, Frascineto,
Guardia Piemontese e il delegato di San Demetrio Corone.

I lavori, proseguiti nel pomeriggio a Guardia
Piemontese, si sono conclusi con gli interventi di Vincenzo Orioles
(università di Udine), di Leonardo Savoia (università di Firenze) e dello
scrittore arbëresh Carmine Abate. Quest’ultimo, “duettando” con il prof. De
Renzo e partendo dal suo ultimo romanzo pubblicato per la Mondadori, è
tornato sul tema dell’importanza di conoscere altre lingue, portando la sua
personale esperienza: «Fino a 6 anni conoscevo solo la lingua arbëresh. A
scuola, invece, i miei insegnanti mi dicevano che non dovevo esprimermi
nella lingua madre ma che, viceversa, dovevo imparare la lingua italiana,
dimenticando l’arbëresh. A tutt’oggi io mi potrei definire “un contaminato”
e posso tranquillamente affermare che conoscere più lingue è una ricchezza
personale da acquisire».
Johnny
Fusca