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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

GLI ARBERESHE CHE SEGUIRONO GARIBALDI

LUNGRO CELEBRA IL CENTENARIO DELLA MORTE DEL GENERALE DAMIS, UNO DEI MILLE

Lungro ricorda in questi giorni il centenario della morte di uno dei suoi figli più importanti, il generale Domenico Damis. Una personalità complessa, una cultura non comune, un amore sconfinato per la libertà e uno speculare rifiuto di qualsiasi regime oppressivo sono alcuni dei caratteri che segnano la vita del Damis, al punto da proporlo, non certo per caso, come uno dei non tanti uomini del Sud pronti a mollare gli ormeggi da Quarto alla volta della Sicilia, nella famosa spedizione garibaldina dei Mille del maggio 1860.

Partecipe non certo per caso dei Mille, perché l’azione precedente l’impresa garibaldina testimonia già la coraggiosa tempra del personaggio.

Era nato a Lungro nel 1824, dopo gli studi superiori nel collegio sandemetrese di S. Adriano, quelli universitari a Napoli; dello stesso periodo, la sua iscrizione alla mazziniana Giovane Italia, fucina anch’essa di tanti personaggi impegnati nell’impresa risorgimentale.

Le sue gesta antiborboniche, comunque, risalgono già a molti anni prima della spedizione dei Mille: partecipò all’insurrezione cosentina del 1844; nella battaglia di Campotenese del 1848 fu alla testa dei duecento lungresi che dopo aver prevalso sulle truppe borboniche non fecero mancare il loro sostegno agli altri arbereshë colà impegnati; nel 1851 è protagonista di un fatto curioso (dopo molte perquisizioni, la polizia lo scopre sotto le ampie vesti d’allora della Maria Cucci, moglie dell’amico e cospiratore Raffaele Molfa) che non lo salva comunque dagli arresti, dalla condanna a venticinque anni di carcere e dall’internamento nell’isola di Procida; nel novembre 1859, costretto dal regime borbonico all’esilio perpetuo, pratica adottata dai governanti  per allontanare anche fisicamente personaggi ritenuti pericolosi per l’assetto politico e sociale dell’epoca, non può che imbarcarsi insieme ad altri cospiratori sulla nave Stromboli diretta verso le coste americane, viaggio però interrotto in anticipo insieme ad altri in Irlanda, da dove ritorna clandestinamente in Italia e precisamente nel maggio del 1860 a Genova, deciso a partire con i Mille.

Lungo la spedizione, intenta a risalire il continente, lo si ricorda comandare la brigata “albanese” dell’esercito garibaldino nella battaglia del Volturno (ottobre 1860), per la quale conquistò anche una medaglia d’argento al valor militare. A Italia unita occuperà lo scranno di deputato del collegio di Castrovillari per tre consecutive legislature, non prima di aver servito la nazione come ufficiale dell’esercito.

A cento anni dalla sua morte, dunque, Lungro intende ricordare e celebrare il Generale, ma è obbligata a riconoscere anche il particolare contesto locale del quale il Damis era certamente punta di diamante.

L’humus che caratterizzava la Lungro dell’epoca era particolare; la presenza della miniera di salgemma aveva i suoi risvolti dal punto di vista sociale. La fetta di operai, infatti, a Lungro era di gran lunga superiore a tutti gli altri paesi della zona e non solo. Essi, e non solo a Lungro, erano certo più sensibili a un certo tipo di idee rispetto a un ceto contadino molto restio, se non addirittura avverso, a tentativi capaci di stravolgere l’assetto socio-politico del momento. È, d’altronde,  la stessa letteratura coeva e successiva a render giustizia in proposito. Basta ricordare il romanzo “Confessioni di un Italiano” di Ippolito Nievo (un compagno del Damis nell’avventura dei Mille), per avvertire la necessità, ma anche la difficoltà, nel coinvolgimento del mondo contadino.

Sulla stessa falsariga, una novella del Verga, Bronte, racconta fatti dell’epoca realmente accaduti, allorché i contadini massacrarono un gruppo di ricchi possidenti terrieri, pensando d’intendere la raggiunta libertà nel modo giusto, ma finendo per pagare un conto salatissimo quando il Bixio per dare un terribile esempio ne fucila qualcuno sul posto e altri ne fa incarcerare.

Il borgo arbëresh di Lungro, allora, segna in quell’epoca un’eccezione di rilievo (anche numerica), facendoci giungere alla conclusione che si sia trattato quasi di un movimento di massa (considerando anche la complicità di parecchie donne lungresi alla causa): sono duecento, infatti, i lungresi del 1848 a impugnare le armi contro il regime borbonico; saranno ben cinquecento su circa cinquemila lungresi residenti, dodici anni dopo, divisi in cinque compagnie (comandate dai lungresi Vincenzo Stratigò, Pietro Irianni, Pasquale Trifilio, Giuseppe Samengo e Cesare Martino), a unirsi ai Mille e al Damis, al cui comando furono poste.

Queste vicende della Lungro risorgimentale, in varie tappe nell’arco di un intero anno (si comincia il 4 ottobre al cinema Ungra), saranno oggetto di approfondimenti e incontri pubblici promossi da un Comitato promotore, denominato non a caso “Lungro, città del Risorgimento”.

Eugenio Marigliano

ARTICOLO APPARSO SULLA PROVINCIA COSENTINA DEL 2 OTTOBRE 2004

Risorgimento, Lungro commemora il suo eroe

Il 2004 segna una data importante della storia passata lungrese. Sono strascorsi esattamente cento anni dalla morte del Generale Domenico Damis, figura eminente del Risorgimento lungrese. Per ricordare uno dei periodi più luminosi della storia di Lungro si è giunti alla formazione di un Comitato, formato da esperti dell’argomento storico e da alcuni discendenti dello stesso Damis. A presiedere il  Comitato è l’assessore alla cultura del piccolo centro arberesh Raffaele De Marco, che precisa: “Partiamo dal ricordo di un illustre lungrese, ma furono molti i nostri concittadini ad aver partecipato ad alcuni significativi eventi dell’epoca. Anche per questo, il primo incontro, che terremo il 4 ottobre, sarà solo una delle diverse tappe previste dal programma che aspetta ancora una stesura definitiva. Nella prima occasione abbiamo ritenuto imprescindibile il coinvolgimento degli istituti scolastici lungresi, così da imprimere, grazie anche alla preziosa collaborazione del corpo docente, il ricordo non solo del Damis, ma di una comunità lungrese capace di mostrare un’indole ribelle nei confronti del regime borbonico”.

La data successiva all’appuntamento del 4 ottobre dovrebbe essere fissata per il successivo novembre, in contemporanea con il ricordo dei caduti di tutte le guerre. Nel comitato, tra tante proposte, è circolata anche quella di definire Lungro “città del Risorgimento”. “Non sembri uno scherzo – precisa l’assessore – vista l’alta partecipazione, rispetto alla popolazione, di lungresi al movimento risorgimentale meridionale. Proposte più concrete, sempre al vaglio del Comitato e compatibili con i contributi stanziati, potrebbero essere la richiesta dell’emissione di un francobollo commemorativo dell’evento, la ristampa di un testo (Parliamo di Lungro) molto dettagliato in proposito e l’assegnazione di assegni di studio a studenti delle superiori o alle tesi di laurea in materia degli studenti universitari”.

Eugenio Marigliano

ARTICOLO  DALLA  PROVINCIA  COSENTINA  DEL  15/09/2004

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