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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
Rivista d’informazione della Regione Calabria - Anno VI – N. 8 – Agosto 2005

NELLA CATTEDRALE DI LUNGRO SCULTURE IN STILE BIZANTINO DI GIOVANNI TALARICO

di Alfredo Frega

Negli itinerari turistico-culturali, religiosi ed etnici della nostra regione, una delle mete più gettonate è Lungro, il centro spirituale degli arbëreshë di rito bizantino dell’Italia continentale, per la sua grande Cattedrale, dedicata a S. Nicola vescovo di Mira, patrono della cittadina e dell’Eparchia (diocesi), dove si registra una costante affluenza di pellegrini e turisti provenienti da tutta la regione e dalla Sicilia, Basilicata, Puglia e Campania. Così, per il turismo scolastico Lungro è una tappa d’obbligo. 

 Prima degli anni ’70, invece, la cittadina era famosa per l’antichissima miniera di salgemma, la cui attività estrattiva cessò nel 1976, visitata da studiosi e turisti che avevano anche la possibilità di accedere addirittura nel suo interno, ma solo di domenica.

Perché questa chiesa è diventata così nota anche fuori lo stretto ambito regionale? Sicuramente le preziosità dell’arte sacra bizantina che contiene: gli splendidi mosaici, le grandi pitture murali, le numerose icone, realizzati grazie ai finanziamenti concessi dalla Regione Calabria Ma sono i suggestivi ed partecipati soprattutto i riti della liturgia orientale a dare significato di fede e valore spirituale a tutto ciò che è rappresentato dovunque: nelle pareti, nel catino dell’abside, nella grande cupola della crociera, nelle paraste. Se tutto ciò non bastasse, ecco le tre grandi porte di bronzo della superba facciata esterna della Cattedrale, autentiche opere, realizzate nel corso di questi ultimi anni, dallo scultore calabrese Giovanni Talarico da Scagliano. Egli si è cimentato a plasmare il bronzo in altorilievo, per proporre, per la prima volta nella sua carriera artistica, il tipikon dell’arte sacra bizantina nella scultura. Gli ultimi laboratori di scultura bizantina in Italia risalgono ai secoli XI e XII.

Alla bellezza delle scene che illustrano i miracoli del Signore (porta centrale), del santo taumaturgo Nicola, vescovo di Mira, e la vita della Madre di Dio (Theotokos) (rispettivamente le porte laterali di sinistra e di destra), si aggiungono le cornici decorative dei pannelli con motivi floreali stilizzati.

Osservando con attenzione i grandi pannelli che compongono i battenti delle porte, si nota l’uso dell’altorilievo che da, ai tanti personaggi e agli ambienti dove essi sono collocati, una visione scenografica molto affascinante. Per arrivare, poi, al brillante risultato, lo scultore calabrese ha percorso un iter tutto particolare che lo ha impegnato in mesi e mesi di lavoro.

 A detta dell’Arciprete della Cattedrale, Archimandrita Mario Pietro Tamburi, che ha voluto questa realizzazione a completamento delle decorazioni artistiche nell’interno, tracciando egli stesso l’itinerario della storia della Chiesa, “non si conoscono esempi di scultura ad altorilievo di porte di bronzo, in stile bizantino, di epoche precedenti”. Soffermandosi sull’artista e sulla sua opera, ha rilevato che “per il suo valore intrinseco, il lavoro del Talarico, supera gli angusti confini della cronaca per assumere la dimensione dell’autentico avvenimento artistico e culturale, anche perché non propone, soltanto, gli schemi e le tematiche dell’arte sacra bizantina, scrupolosamente osservati nell’esecuzione dei pannelli, ma perché l’artista ha usato l’altorilievo nell’esecuzione dell’opera, ispirandosi ai grandi scultori del Rinascimento. Giovanni Talarico, con grande sensibilità d’artista, passione ed intelligenza, è riuscito a penetrare il mondo misterioso, ma affascinante, dell’arte sacra bizantina e produrre un’opera che è veramente unica nel suo genere. Con sapienza e maestria ha modellato i pannelli con la tecnica antica e collaudata da tantissime opere d’arte della cera persa, per intervenire poi, a fusione avvenuta, con il cesello ed il bulino per gli ultimi ritocchi e le rifiniture e consegnare, così, l’opera perfetta”.

A lui gli si riconoscono la sensibilità artistica conquistata in tanti anni d’appassionato lavoro e un profondo sentimento religioso, senza il quale le sue mani non avrebbero cesellato quei volti e quelle scene sacre e davanti alle quali si rimane ammirati e stupiti. Queste porte di bronzo c’invitano alla rilettura della storia della Salvezza, offrendoci un momento di riflessione come in una Bibla Pauperum.

Anche la comunità di Lungro gli è riconoscente per l’importante opera che da subito ha dato un forte impulso al richiamo di turisti, di fedeli e di amanti dell’arte sacra bizantina.

Scheda biografica

Giovanni Talarico è uno scultore affermato della Calabria. Dopo il Liceo artistico a Cosenza, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Da qui inizia la sua storia, un percorso tra estro e abilità tecnica che gli hanno consentito meritati riconoscimenti. Vive e lavora nella sua natia Scigliano. Le sue opere sono state accolte in numerose manifestazioni culturali in Italia ed all’estero dove la critica gli ha attribuito lusinghieri giudizi. Molti suoi lavori sono ospitati in permanenza in diverse sedi istituzionali ed importanti chiese. Tappe importanti della sua attività sono le mostre di Villa Aldrovandi Mazzacorati di Bologna, della Galleria Carrier, del Columbus Center di Toronto e quella tenuta a Milano presso la sede della Banca Popolare, in piazza Meda. Dovunque lascia il segno con le sue opere, e col suo modo di plasmare materie eterogenee, come la cera d’ape, l’abete, il noce, l’ulivo, il castagno, il granito, il marmo, l’argilla, la pietra ed il bronzo. Nascono così dal legno Meteorite 1995, dalla pietra calcarea Segni di Vita 1993, dal granito Elementi 1993, dal marmo La fenice 1990.

Ora le porte bronzee della cattedrale di Lungro, ammirate anche da studiosi ed esperti d’arte, che elevano le sue qualità artistiche in una nuova dimensione e con il Maestro anche la Calabria che, da sempre, ha dato all’arte un forte contributo ampiamente riconosciuto.

Ci piace riportare un pensiero di Laura Villani, in occasione di una sua esposizione a Bologna: “La tensione dei volumi e l’equilibrio delle forme al tempo stesso, nonché la modulazione di una forma che fluttua a sua volta nella realtà spaziale che la circonda, ci confermano la vocazione alla scultura di Talarico che lo porta creare in modo febbrile, modo in cui egli vive il suo rapporto con la materia, qualsiasi essa sia”. Quel suo presentarsi agli occhi degli attenti critici, quel suo modo di affrontare la materia e di trattarla con incisività, decisione e sicurezza, sono le qualità che lo distinguono facendolo apprezzare anche negli ambienti più elitari dell’arte. Così ancora la Villani: “Dalla materia da utilizzare quale fosse un reperto di natura, le forze e le forme scaturiscono in altre forme altrettanto volutamente naturali, dove la curva evoca elementari forze che hanno modellato la materia. Nello svolgimento di queste curve flessuose, la forma viene dall’artista modulata e riplasmata in volumi annodati. La ricerca di forme archetipe lo porta a generare elementi scultorei, non privi di elementi di mistero, che si contorcono come fossero permeati da una vitalità interna”.

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