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Gli Arbëreshë della Calabria - LUNGRO

 

L’esercito Arbëresh di Garibaldi

Quando Giuseppe Garibaldi disse al generale Pierdomenico Damis : “Questi tuoi albanesi sono dei leoni” era il 2 ottobre del 1860 ed i lungresi si erano distinti per l’alto valore militare dimostrato nella battaglia del Volturno, dove venne debellata definitivamente la tirannide borbonica. Che l’Eroe dei due Mondi fosse consapevole del notevole contributo dato dai lungresi al compimento dell’unità d’Italia è  noto e  viene testimoniato proprio da queste sue parole che diedero agli arbëreshë il definitivo riconoscimento nella società italiana. Lungro  fu il paese arbëresh che diede il contributo più sentito alla marcia garibaldina verso Napoli. Su poco più di tremila abitanti ben cinquecento volontari si arruolarono spontaneamente nelle fila dell’esercito garibaldino. Un uomo su tre lasciò il paese per la causa nazionale.  Quella straordinaria brigata arbëreshe guidata dai lungresi Damis e Stratigò, da Baratta, dal sandemetrese Mauro e da Giuseppe Pace, arbëresh di Frascineto portò l’Eroe dei Due Mondi ad una strepitosa vittoria. Quella brigata, che memore della gesta eroiche del valoroso Skanderbeg, ripose su Garibaldi l’ardente desiderio di inserirsi in una terra che aveva ospitato e cresciuto i propri  avi transfughi. Quella brigata che con forza e tenacia spezzò le catene della tirannide borbonica che per anni aveva soffocato i fratelli arbëreshë del Collegio di S.Adriano in San Demetrio Corone considerato da Re Ferdinando II  “Covo di Vipere” e pertanto censurato nel biennio 1848-’50 perchè considerato il luogo da dove partivano e si attuavano tutti gli atti di cospirazione contro il suo governo.

E Lungro, fu una città protagonista nel Risorgimento poiché gia nel 1820 dei movimenti irredentisti di notevole portata costrinsero la polizia a mandare un giudice istruttore per reprimere dei gravi “misfatti” contro il governo borbonico.

Lungro insieme alle altra comunità italo-albanesi della provincia,  partecipò alla sommossa di Cosenza nel marzo del 1844 e portò il 2 giugno 1848, dopo l’insurrezione di Cosenza, un contributo fondamentale al governo provvisorio retto del conte Ricciardi, che diede il grado di Capitano a Domenico Damis.

Lo stesso14 giugno il sandemetrese Domenico Mauro insieme a Vincenzo Stratigò poeta-soldato, Domenico Damis, Pietro Irianni, Cesare Martino, Giuseppe Samengo, Pasquale Trifilio ed altri 200 volontari lungresi raggiunsero le alture di Campotenese dove dal 27 al 30 giugno combatterono, in maniera durissima contro l’esercito borbonico. 

Sempre a  Lungro, il 16 Luglio 1859, Vincenzo Stratigò, costretto a latitare perchè ricercato dalla polizia borbonica, esaltando i successi delle truppe franco-piemontesi nelle battaglie di Palestro e San Martino, incitò i lungresi alla rivolta contro il tiranno e riunì la popolazione nella piazza antistante la propria abitazione. Ancora una volta, però, la rivolta venne violentemente sedata e molte persone furno tradotte nelle carceri di Lungro e Cosenza. L’insurrezione venne così descritta nelle colonne del Giornale del Regno delle Due Sicilie, del 19 luglio 1859:

Il 16 del corrente mese nelle ore pomeridiane, pochi forsennati del comune di Lungro cominciarono a percorrere l’abitato con grida sediziose incitando quella gente a fare altrettanto. Fra essi un Vincenzo Stratigò si diè ad arringare la popolazione, ed alcuni suoi complici si condussero al vicino comune di Firmo con lo stesso reo intento, ma fu vano il loro tentativo venendo assai male accolti da quegli abitanti. L’ordine fu ristabilito immediatamente all’arrivo del Sottointendente del Distretto e dalla forza di pochi gendarmi. Otto dei principali colpevoli sono già in prigione.”

Infine la già citata battaglia del Volturno che consacrò definitivamente la superiorità dell’esercito arbëresh di Garibaldi.

Nicola Bavasso

 

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