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Gli Arbëreshë della Calabria - LUNGRO

 

Una legge per lo sviluppo dell’Arbëria

Tripodi-Guagliardi, Zavettieri tre firme per una legge che entro la fine dell’anno deve essere discussa in aula e approvata. Tredici e diciotto Dicembre, segnano due momenti importanti per l’approvazione della legge regionale di tutela per i gruppi linguistici presenti nella nostra regione. Albanese, grecanica, occitana tre isole alloglotte linguisticamente e storicamente differenti ma colpite da un problema universale che lascia un pesante strascico nel tessuto socio-economico: l’emigrazione intellettuale.

La percentuale di laureati che dopo aver terminato il percorso degli studi, operano nel territorio, è molto bassa. Solo quattro giovani su dieci di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, rimangono in Calabria. Per chi sceglie di studiare fuori regione, la percentuale aumenta in negativo, poiché solo il 20% degli studenti rientra nel territorio d’origine, dopo aver terminato gli studi.   

I paesi al di sotto dei 5000 abitanti soffrono ancora più di questa “malattia” che rischia di acutizzarsi se non le viene somministrata la cura giusta. Le comunità di cultura minoritaria rappresentano uno scrigno ricco di preziose risorse culturali dove si riversano, in maniera pesante,  i ritardi di un territorio vincolato da un pressappochismo atavico che frena in maniera  preoccupante, l’ opportuno e paventato ricambio generazionale.

Le associazioni culturali che operano nel territorio della realtà arbëreshe, per esempio, sono costituite da appassionati operatori che nonostante le importanti iniziative intraprese, non riescono a raccogliere le adesioni dei più giovani i quali stretti nella morsa dell’incertezza lavorativa, sono costretti a staccarsi dai luoghi d’origine ed abbandonare i progetti intrapresi.

Una cultura quindi si salvaguarda promuovendo lo sviluppo del territorio e delle risorse umane che lo stesso esprime, tenendo conto delle vicende storiche e degli aspetti sociologici e materiali.

Una legge regionale che tracci le linee essenziali dello sviluppo, risulta quantomeno indispensabile da approvare ed attuare per cercare di colmare un inadempimento durato  più di cinquant’anni.

Il diritto di proteggere le realtà culturalmente “diverse” regolamentato dall’articolo 6 della Carta Costituzionale (Costantino Mortati docet), non può essere “schiaffeggiato” dai ritardi burocratici degli organi regionali.

La Calabria si deve uniformare alle altre regioni d’Italia e d’Europa  e riconoscere il prezioso ruolo dei paesi albanesi, grecanici ed occitani, promuovere lo sviluppo di questi territori e far crescere nella popolazione il senso di appartenenza a queste culture minoritarie storiche che giorno dopo giorno subiscono l’incessante influenza della cultura dominante.     

Si chiede una legge che dia voce ai soggetti istituzionali affinché guidino il processo di valorizzazione delle comunità alloglotte.

Si chiede una legge che dia il dovuto riconoscimento all’associazionismo, alle istituzioni scolastiche, Università della Calabria in primis.

Si vuole una legge che finanzi adeguatamente la ricerca scientifica che rimane uno dei  fulcri fondamentali di sviluppo.

Si attende soprattutto una legge che bandisca il clientelismo, l’assistenzialismo e l’opportunismo di turno.

 NICOLA BAVASSO

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