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Gli Arbėreshė della Calabria - LUNGRO

 

LUNGRO - Cenni Storici - Usi e Costumi

Cenni Storici

Le origini  di Lungro affondano le proprie radici nel 1156 allorquando i signori della contea di Bragalla, Ogerio del Vasto e la moglie Basilia, con il beneplacito del vescovo di Cassano Soffrido, concessero ad alcuni monaci basiliani i territori circostanti l’agglomerato rurale di Ugrum o Lungrum, casale medievale costituito da pochissime famiglie di origine latina.

Sotto la blanda guida dei monaci – baroni dell’abbazia di Santa Maria de Fontibus, uno dei pił importanti centri di studi e cultura greca in Italia, il borgo medievale, che viveva della preziosa rendita derivante dall’estrazione del salgemma del vicino giacimento, gią conosciuto da Plinio il vecchio (23-79 DC), poté svilupparsi autonomamente. L’estrazione del minerale, del resto, fu la principale fonte economica per il Regno dei Normanni e degli Svevi prima, degli Angioini e Aragonesi in seguito. A dare una svolta repentina alle attivitą del piccolo borgo, fu l’insediamento di 17 famiglie albanesi fuggite dalla propria terra invasa dall’imperialismo ottomano e ben accolte nei tortuosi siti di proprietą di Geronimo Sanseverino principe di Bisignano.

Nel breve volgere di un secolo dal loro insediamento, avvenuto nel decennio 1476-86, i transfughi albanesi imposero agli indigeni italiani del borgo, la lingua albanese, gli usi ed i costumi orientali.   

I lungresi si distinsero nelle lotte del Risorgimento, dando un contributo fondamentale al compimento dell’unitą. Pier Domenico Damis generale garibaldino, Vincenzo Stratigņ poeta rivoluzionario arbėreshe, Pietro Irianni, Cesare Martino, Pasquale Trifilio e Giuseppe Samengo guidarono i 500 volontari lungresi nella famosa battaglia del Volturno (1 e 2 ottobre 1860) dove venne debellata definitivamente la tirannide borbonica.   

 

Usi e costumi

 

La tradizione religiosa arbėreshe identifica Lungro come centro della spiritualitą bizantino-greca d’Italia. La comunitą lungrese vive profondamente la propria identitą religiosa, culturale, linguistica e popolare che si definisce nelle solenni cerimonie bizantine, nella liricitą dell’antica lingua degli antenati e nei suggestivi riti delle feste popolari. Il patrimonio musicale liturgico in lingua greca e quello popolare rappresentato da vjershė (canti estemporanei d’amore), ajre (canti di lavoro), kalimere (canti della Passione di Gesł Cristo), costituiscono delle pregevoli testimonianze di un patrimonio canoro ancora oggi incredibilmente vivo.

Vengono gelosamente custoditi gli sfarzosi costumi femminili adorni d’oro e d’argento.

Crocevia di tradizioni orientali e mediterranee, a Lungro č possibile gustare la pasta fresca, dromsat, shtridhėlat e hullonjėrat conditi con sughi a base di pomodoro, fagioli, peperoncino e carne. Ottimi sono i funghi porcini, i formaggi e le carni arrosto. Tra i dolci un posto di rilievo hanno:  Kullaci; le specialitą natalizie, Xhuxhullet e Kanarikulit;  Kriqezit ed i famosi fichi bianchi di Lungro.        

 

a cura di Nicola Bavasso

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