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Ripubblicata la storia di Acquaformosa di Domenico De Marchis del 1857

Ristampato per i tipi de “il Coscile” l’introvabile libro di Domenico De Marchis la breve monografia storica del Comune di Acquaformosa, già edito da Raffaele Migliaccio in Salerno  nel 1857. Il De Marchis è stato anche autore di un’altra breve monografia sulle memorie storiche di Lungro del 1858, anch’essa ristampata. L’iniziativa la si deve all’Amministrazione Comunale di Acquaformosa che ha voluto celebrare i cinquecento anni della sua fondazione (1501 – 2001) inserendola nel novero di altre iniziative promosse per l’evento.

L’autore, nativo di Lungro, è stato uno studioso di filosofia e giurisprudenza. Ha scritto di storia patria e ha fatto parte, come corrispondente, della Società economica della Calabria citra. E’ citato da Francesco Tajani nella sua ponderosa opera “Le istorie albanesi” del 1886.

Il breve cenno monografico sulla comunità albanese di Acquaformosa venne scritto da De Marchis per uno scopo ben preciso come egli stesso espone nella prefazione, dopo aver disertato sul contenzioso sorto nel 1705 tra il principe di Bisignano signore di Altomonte e il monastero di Acquaformosa avente come oggetto il diritto della giurisdizione criminale e su quanto le “antiche carte” riguardavano tutti i privilegi di quel ricco cenobio, peraltro raccolte e conservate nella biblioteca di D. Nicola Demarchis, nipote dell’autore. Cos’ scriveva il De Marchis: “Non impulso di vana gloria, né eccesso di amor proprio mi determinarono al lavoro; ma bensì per rendere un omaggio ad un paese, che contermina con la mia patria (Lungro, ndr), che sprime i suoi concetti nello stesso idioma, che professa il medesimo rito, ed in cui vincoli di stretta parentela mi legano ad una delle principali famiglie, furono i veri motivi, che diedero spinta alle mie elucubrazioni; e mi reputerò largamente compensato, se la cortesia dei lettori, mi sarà prodiga di un sincero compatimento”.

Il De Marchis, dopo aver trattato gli aspetti geografici, sociali ed economici in modo ampio, affronta le origine storiche di Acquaformosa, della sua cultura particolare, la lingua e la letteratura.

Scrive della Chiesa di S. Maria del Santo Leucio del 1145, di cui era abate Pietro dell’ordine dei Cistercensi ed il cui dominio insisteva in vaste tenute. L’erezione del Monastero dedicato a S. Maria di Acquaformosa. Poi la venuta del primo nucleo di profughi dall’Albania, ormai occupata dai Turchi. Era l’anno 1501. L’Abate Carlo Ciuffi del Monastero accolse gli albanesi Pellegrino Capo, Giorgio Cortese, martino Capparelli ed altri. Tra l’Abate e gli Albanesi venne stipulato un contratto dosi si stabiliva l’edificazione del casale dietro precise e ben determinate condizioni. Solo nel 1506 la scrittura privata venne solennizzata in strumento pubblico. Il De Marchis indica i nomi dei primi albanesi che s’insediarono ufficialmente nel nascente casale di Acquaformosa nel 1504. Essi furono 22 e cioè: Pellegrino Capo, Giorgio Cortese, Martino Capparelli, Pellegrino Capparelli, Vetere Progano, Michele Damisi, Giorgio Buono, Martino Piccolo, Procano Buono, Tommaso Capparelli, Pumbo Belluccio, Pellegrino Buono, Paolo Blescia, Per ruzzo dello Previti, Giovanni Capparelli, Cola dello Previti, Jacovo Lazzaro Buono, Dimitri dello Previti, Camillo Dramisi, Cola Gramisci, Miglionico Panibianco e Giovanni Frega.

Nella vicina Lungro gli Albanesi giunsero ben 25 anni prima, ci tiene a sottolineare l’Autore.

E’ ecomiabile l’iniziativa del Comune di Acquaformosa per aver consegnato alle famiglie un simile documento a ricordo delle celebrazioni della fondazione del casale, anche dare la possibilità alle nuove generazioni di conoscere le radici della loro terra e la storia dei loro avi.

Breve cenno monografico-storico del Comune di Acquaformosa per Domenico De Marchis di Lungro, tipografia  di Raffaello Migliaccio, Salerno 1857, ristampa Edizioni “il Coscile”, Castrovillari 2001 (per conto del Comune di Acquaformosa)

(da Il Domani di Cosenza e Provincia del 18.02.2003)

Maria Frega

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