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Il contratto di servizio Governo – Rai interessa anche le minoranze linguistiche storiche

Almeno per quel che riguarda l’informazione del servizio pubblico radiotelevisivo la legge quadro nazionale n. 482/99, che tutela le minoranze linguistiche storiche italiane, ha prodotto i suoi effetti positivi. In questi giorni, è stato firmato il contratto di servizio pubblico radiotelevisivo tra Rai e Governo per il triennio 2003-2005. Il contratto ha ad oggetto l'offerta televisiva, radiofonica e multimediale, i contenuti editoriali, i servizi tecnologici e altri aspetti organizzativi. La novità che riguarda direttamente le minoranze linguistiche è chiaramente indicata quale uno dei compiti prioritari del servizio pubblico che deve garantire, tra l’altro, il pluralismo e promuovere la cultura. Più in particolare, deve “dedicare attenzione alle minoranze linguistiche”. Finalmente, era ora! Ancora di più, la Rai deve valorizzare la cultura e l’informazione regionale, sino ad oggi affidata ai soli tgr  e gr, relegati ad uno spazio ridotto al lumicino rispetto all’informazione nazionale. Il presidente della Rai ha dichiarato alla stampa che questo contratto non è il solito documento con indicazioni generiche, ma contiene impegni precisi e quantificati, sottoposti a precise verifiche scaglionate in tempi ben definiti. Speriamo che lo sia davvero.

Nell’informazione regionale, intanto, un primo risultato positivo è il “Il Settimanale” del tgr, che si trasmette il sabato alle ore 12,25 sulla terza rete Rai e che vuole essere un approfondimento su ciò che accade in Calabria, ed anche un modo per far emergere le peculiarità di questa regione in fatto di ambiente, di storia, di cultura viva. Ora dipende dalla redazione giornalistica offrire un prodotto che non sia semplice cronaca ma approfondimento dei fatti. Per quel che riguarda le minoranze linguistiche calabresi vogliamo fare voti al redattore capo della sede Rai di Cosenza perché sappia offrire all’utenza un prodotto diverso da quelli di non più di due minuti in uso nei gr e tgr. Si chiede una diversa confezione dei servizi sia come testo che come immagini. Non più affrettate interviste volanti, non più gruppi in costume che danzano e cantano, non più filmati di repertorio. Si chiede un’informazione che oltre ad informare formi la gente. In pratica una programmazione che segua una cultura in movimento ed in espansione, come quella degli arbëreshë. I movimenti, le associazioni, l’università, l’economia, la stampa, l’arte sacra e profana, le tradizioni, le pubblicazioni e non ultima, la chiesa locale cattolica bizantina, in tutte le sue espressioni.

Ora non possiamo non chiederci se queste minoranze linguistiche si possano accontentare di tutto questo. Ricordiamo a noi stessi che la legge nazionale di tutela citata fa obbligo alle regioni nel cui territorio vi sono insediamenti di popolazioni alloglotte soggette alla stessa, di procedere alla convenzione con l’Azienda Rai per la programmazione nelle lingue minoritarie. La Regione Calabria, sempre pronta a portare la sua immagine all’estero, giustamente diciamo noi, dimentica i figli di casa propria trascurando, a questo punto diremo volontariamente, di dare attuazione alla legge quadro nazionale di tutela con una propria legge regionale, le cui proposte, da qualche tempo presentate da vari gruppi politici, giacciono inspiegabilmente in commissione. Diciamo che le altre Regioni interessate a questo fenomeno hanno da tempo provveduto a darsi uno strumento legislativo e sono già molto più avanti di noi nell’attuare tutta una serie di progetti che tendono alla salvaguardia non solo delle culture minoritarie ma anche dei comuni alloglotti.

Medesimo discorso va fatto per l’emittenza privata che se vuole attuare una programmazione in lingua albanese, grica o occitana non può realizzarla. Un progetto del genere, allo stato attuale, non potrebbe essere finanziato dalla Regione se con la stessa non ci sia stata una convenzione. L’ente regionale, a sua volta, non può procedere ai finanziamenti, proprio perché carente di una legislazione attuativa della legge quadro nazionale di tutela.

(da Il Domani di Cosenza e Provincia del 13.2.2003)

Maria Frega

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