- Martedì 27 maggio 2003
LIBRI
Raymund Netzhammer, Tra gli Albanesi di Calabria, Collana Eredità Viva,
editrice Il Coscile, Castrovillari, a cura dell’Amministrazione comunale
di Acquaformosa
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A cura
dell’Amministrazione comunale di Acquaformosa per le celebrazioni
del cinquecentesimo anniversario della fondazione della Comunità
italo-albanese, dopo la ristampa dell’introvabile opera
monografico-storica su Acquaformosa di Domenico De Marchis, viene
edito il resoconto del viaggio “Tra gli Albanesi di Calabria” del
monaco benedettino Raymund Netzhammer, nella Pasqua del 1905, ai
centri albanesi del Cosentino. Il testo è una traduzione dal tedesco
di Papàs Vicenzo Matrangolo del 1930, “Unter den Albanensen
Kalabriens”, apparso su “Studien und mitteilungen dem Benediktiner
und dem Cistercienser Orden”. Ora il volume vede la luce nella
collana “Eredità Viva”, diretta dall’Archim. Mario Pietro Tamburi,
per l’Editrice Il Coscile di Castrovillari.
E’ il racconto di un viaggio che l’Autore,
nella sua qualità di Rettore del Pontificio Collegio Greco di Roma,
fece in Calabria, invitato dal Vescovo di Mileto, e che comprese
anche la visita ad alcuni paesi italo-albanesi, luoghi di origine
degli alunni ospitati nel suo Collegio. ”L’autore di questa
gradevolissima e colorita cronaca – scrive M. P. Tamburi nella
prefazione – viene in Calabria per visitare i centri albanesi,
conoscere la realtà e le condizioni di vita in cui vivono
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quelle popolazioni ed anche, con discrezione, oculatezza e prudenza,
rendersi conto della conservazione del rito bizantino, ancora osservato e
custodito gelosamente in quei centri albanesi della Calabria”.
L’opera di recupero di questo prezioso scritto rappresenta un contributo
alla conoscenza storica delle comunità albanesi agli inizi del XX secolo,
con particolare riguardo alla presenza della chiesa bizantina in Calabria,
allora soggetta giurisdizionalmente alle diocesi “latine”, quando ancora
era lontana l’istituzione di una Eparchia greca, avvenuta soltanto nel
1919. Già verso la fine dell’800, Papa Leone XIII con la Lettera
Apostolica “Orientalium Dignitatis” del 1894, dimostrò grande interesse
verso l’Oriente Cristiano, in special modo verso i cattolici di rito
bizantino, con l’intento da parte della Santa Sede, di un loro ritorno, si
legge nella prefazione, “all’osservanza del proprio rito, purificato dagli
abusi e dai guasti che il tempo e gli influssi occidentali avevano
apportato alla tradizione spirituale e liturgica bizantina”.
Sulla scia dei viaggiatori stranieri del “gran tour”, venuti nel Sud
Italia ed in particolare in Calabria, tra il XVIII ed il XX secolo,
anche il racconto di viaggio di Netzhammer, rappresenta una
testimonianza, pur nella brevità del testo, sullo stato sociale e
religioso degli Albanesi di questa parte di Calabria, dove la natura fa
esprimere all’Autore “stupore e fascino”; dove, i personaggi da lui
incontrati, tra i quali diversi parroci, vengono descritti nella loro
semplicità e nella loro quotidianità.
Il
racconto parte dalla descrizione del viaggio da Catanzaro a Corigliano
Calabro e da qui a S. Demetrio Corone. “Un viaggio, certamente avventuroso
e pieno di disagi, per le difficili condizioni viarie e di comunicazione
di allora” annota in prefazione il Tamburi. Un viaggio anche interessante
per la presenza dei greco-albanesi e delle testimonianze bizantine.
L’Autore narra dell’impatto avuto arrivando a S. Demetrio Corone, la
visita al Collegio di S. Adriano, l’incontro con alcuni personaggi del
luogo, il ricordo ancora vivo anche tra la gente più umile dell’eroe
Giorgio Castriota Scanderbeg e le emigrazioni albanesi dopo l’occupazione
turca dell’Albania. E’ messo in rilievo lo stato d’abbandono e di
trascuratezza in cui versava l’abbazia di Sant’Adriano. Soffermandosi sul
Collegio, ricorda il passaggio amministrativo dal vescovo greco al
commissario regio, a causa dell’incuria e dell’inettitudine
dell’amministrazione ecclesiastica e quindi la sua chiusura alla fine del
1900. Scrive del Collegio: “Prima del riordinamento delle cose in Italia,
Sant’Adriano fu sempre riguardato dal governo napoletano come un focolaio
di tendenze rivoluzionarie e in realtà, gli albanesi sostennero, nel
movimento critico talmente le parti di Garibaldi che questi assegnò al
seminario albanese una non tenue somma in segno di riconoscenza”. La
situazione paradossale in cui viveva la Chiesa bizantina nell’Italia
Meridionale interessò il viaggiatore ecclesiastico. Come la presenza di un
vescovo ordinante greco in Calabria, che operava senza avere alcuna
giurisdizione sulle comunità albanesi, appartenenti alle giurisdizioni
dei vescovi latini di Rossano, Cassano, Anglona e Bisignano. Breve la
cronaca della visita nei paesi posti sui contrafforti della Sila e sulle
pendici meridionali del Pollino. Lungro, con le sue 5000 anime, gli
apparve “molto simpatico”. Annotava le tante case vuote dovute alle
numerose emigrazioni nelle Americhe. Grande e degna si mostrò ai suoi
occhi la chiesa dedicata a San Nicola di Mira che, come le altre, si
presentava strutturalmente alla “latina”, con gli altari laterali e la
mancanza di immagine sacre, l’assenza dell’iconostasi, mentre i sacerdoti
greci vestivano come quelli “latini”. Visitò a Lungro la “grande miniera
di sale”, poi il viaggio del ritorno, confortato dai “magnifici quadri del
paesaggio”. Si riferiva al Pollino e alle sue valli.
Raymund Netzhammer, tedesco, fu monaco benedettino di Einsiedeln, rettore
del seminario latino in Romania e poi professore al Sant’Anselmo, infine
rettore del Collegio Greco di Roma. In quello stesso anno viene elevato
alla cattedra arcivescovile, per i latini, di Bucarest.
Si segnala questa
pubblicazione alle biblioteche ed alle scuole dei comuni albanofoni,
poiché offre spunti e riferimenti interessanti per una conoscenza di parte
della storia degli Arbëreshë agli inizi del secolo passato.
Maria Frega