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DIVINA LITURGIA DEDICATA A SAN NILO

Una Divina liturgia è stata celebrata sabato 27 settembre alle 17 tra le diroccate mura dell’antico eremo dedicato a San Nilo , in località  Sant’Elia, luogo impervio e suggestivo a circa 1 km dalla chiesa di Sant’Adriano.

L’incontro di preghiera  è stato voluto dal parroco di San Demetrio Corone, papàs Andrea Quartarolo per ricordare, nel giorno dalla sua festa,  il fondatore del monastero di Sant’Adriano (955), San. Nilo di Rossano, co-patrono della Calabria.

Da qualche  anno papàs Quartarolo ha ripreso la consuetudine di recarsi in processione con i suoi parrocchiani nel luogo conosciuto come “Grotta di San Nilo” per un  momento di preghiera., sulla scia di una tradizione ripristinata un decennio fa dal suo predecessore, il compianto arciprete don Giuseppe Faraco; il quale dopo un secolo e mezzo aveva rinnovato la secolare usanza, praticata un tempo dai monaci del monastero, di celebrare messa ogni 27 settembre nel santuario eremitico dedicato al confratello rossanese                          

La storia dell’eremo affonda le radici nei venticinque anni   trascorsi dal monaco Nicola Malena tra le mura del piccolo monastero dedicato al Santo orientale Adriano di Nicomedia.

Spinto da un  incommensurabile desiderio di luoghi solitari, dove poter continuare la sua esperienza ascetica, meditare e pregare, il monaco probabilmente scoprì un anfratto naturale, immerso tra gli incantati silenzi del vallone Sant’Elia, dove spesso si ritirava in orazione  e in contemplazione.

Dopo la morte di  Nilo, avvenuta a Grottaferrata nel 1004 a 94 anni,  il luogo non fu dimenticato dai monaci del monastero, i quali probabilmente davanti alla grotta eressero  una cappella. Attaccata ad essa  fu edificata anche una cella per il monaco custode.

All’interno della chiesetta, la cui volta è crollata in tutta la sua lunghezza molto tempo addietro, resiste ancora  un affresco risalente al XVI o XVII secolo, di autore ignoto, raffigurante S. Nilo orante davanti al Cristo dentro una grotta. Il grave e inaudito sfregio sul volto di Cristo e del Santo, commesso da mano ignota, risale agli inizi del secolo scorso. Nell’estate ’95, l’ultimo atto sacrilego ai danni del sacro dipinto. Forse perché in cerca di chissà ‘quale tesoro’ nascosto  dietro l’affresco, i vandali di turno hanno gravemente rovinato a colpi di mazza o piccone la parte inferiore del dipinto. Anche le pareti laterali erano un tempo affrescate, come dimostra una traccia sul lato destro (nella foto).

Dalla Platea del monastero apprendiamo che gli ultimi restauri conservativi furono eseguiti  nel 1755, in occasione del settimo centenario della fondazione del monastero, curati da un probabile lontano discendente di Nicola Malena, abate del cenobio. Nel 1794 i monaci del monastero furono sistemati  in altri conventi calabresi, a seguito del decreto del re Ferdinando IV che trasferì il Collegio Corsini da S. Benedetto Ullano  a S. Demetrio, incamerando tutti i possedimenti del soppresso cenobio.

Da allora,  rimasto senza più custodia e manutenzione, per il santuario eremitico ebbe inizio l’inevitabile declino.

Adriano Mazziotti

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