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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

LA "FESTA DEI MORTI" A SAN DEMETRIO CORONE

Un mesto pellegrinaggio quello che si tiene dalle prime ore di domani nei cimiteri dei centri italo-albanesi di confessione cattolica e di tradizione greco-bizantina. Come prevede il calendario liturgico greco -  tranne per quelle comunità che da molto tempo hanno abbracciato il rito latino - ricorre la Commemorazione dei defunti, una “tradizione mobile”, che di fatto precede la Pasqua e cade il sabato prima del  Carnevale, esattamente a quindici giorni dalla Quaresima.

La ricorrenza è molto sentita, ancora più di quella del due novembre. Per gli arberesh si tratta di una vera “festa dei morti”, celebrata alle soglie della primavera, stagione del risveglio della natura. Probabilmente proprio per questa convinzione, sulla scia di una tradizione che si perde nella notte dei tempi e piena di significati religiosi, si pensa che le anime dei defunti da  domani lascino i luoghi di riposo eterno per ritornare tra i vivi, visitando quelle che una volta erano le loro abitazioni. Ed è per questo che in molte   case, da domani e per tutta la settimana prossima, è tenuto acceso un lume alimentato con olio di oliva, secondo l’antica usanza, così da rendere alle anime  “il ritorno ” più agevole e gradito. Poi, sabato prossimo, il mesto rientro nelle tombe. 

Due i momenti peculiari di domani mattina: la visita  in camposanto e la   benedizione del grano bollito una volta tornati nelle case.

Piena di significati storici e demo-antropologici è la remota consuetudine di consumare nelle prime ore della mattina tra le tombe “il pasto comune” con i morti, consistente in  vino e cibarie , e di offrirli  ai passanti affinché partecipino direttamente alla “festa” in memoria di chi ha lasciato questo mondo per sempre, nella convinzione che questi ultimi restino uniti ai vivi attraverso il cibo e i piccoli piaceri della vita, quali una bevanda abituale,  una sigaretta o un dolce.

Affascinante e alquanto arcana è l’usanza seguita, soprattutto nella giornata dei defunti arberesh, dagli  abitanti di San Demetrio Corone. Sul bordo di una stele, eretta lungo il viale che conduce nel camposanto in memoria dei giovani soldati del posto caduti durante il primo conflitto mondiale, la gente nel corso dell’intera giornata e anche dopo depone una piccola pietra. Forse quale pegno offerto alla morte perché stia ancora lontana per molto o una sorta di  “pedaggio” in cambio della salvezza. Un’altra antica tradizione, per nulla scalfita dal tempo, è l’omaggio da parte della gente di ogni età all’ossario comune, sulla cui porta si bussa  tre volte prima di lasciare il cimitero.

Altro momento di profondo significato religioso, e che anticipa i temi della Resurrezione, è la cerimonia della benedizione del grano bollito (simbolo del ritorno in vita dei corpi), di due pani, del vino (simboli sacramentali) e di una candela accesa (simbolo della immortalità dell’anima), che molte famiglie chiedono al papàs di presenziare nelle proprie case in suffragio dei cari estinti. Carico di significati è l’ultimo atto della giornata: la cena tra comitive di amici che si ritrovano per il banchetto dei morti, a base di vino , formaggi e salami. Accanto una sedia vuota, riservata all’anima del defunto più vicino ai componenti della compagnia.

Adriano Mazziotti

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