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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
 

ATTO VANDALICO AI DANNI DELL'ANTICO "EREMO DI SAN NILO"

Sconcerto e indignazione per l’atto vandalico perpetrato ai danni del patrimonio artistico sandemetrese, reso ancora più grave dal fatto che gli ignoti autori non si sono fermati nemmeno dinnanzi alla effige di un santo.

La parte centrale dell’affresco raffigurante San Nilo - fondatore nel 955 del monastero  e della chiesa di Sant’’Adriano - esattamente all’altezza delle mani, è stata imbrattata di una scritta (CIA ?) fatta con vernice nera. Anche sulla parete laterale sinistra attigua all’affresco sono visibili segni indecifrabili realizzati con il medesimo colore, come pure su alcuni punti delle mura perimetrali   interne ed esterne della secolare cappella.

Difficile stabilire quando l’episodio di inciviltà è stato portato a termine, ma da testimonianze di persone che hanno visitato il posto di recente è probabile che il danno sia stato apportato non più di un mese fa. I carabinieri, al comando del maresciallo Salvatore Spinelli, una volta informati dell’episodio si sono immediatamente recati sul luogo  e  avviato le indagini per risalire agli autori.

L’antico èremo da qualche mese è raggiungibile attraverso il vecchio   percorso riqualificato grazie alla  realizzazione di una pavimentazione fatta di basole di pietra lavica inserite a fascia dentro la carreggiata in ciottoli di fiume, che consente un più agevole accesso ai visitatori.

Il suggestivo ed evanescente  affresco, all’interno delle  diroccate mura perimetrali dell’antico romitorio immerso nel silenzioso e impervio vallone di Sant’Elia - distante meno di un km dal complesso del Sant’Adriano - raffigura il monaco rossanese in preghiera davanti al Crocifisso dentro una grotta, dove era solito ritirarsi in meditazione per  pregare e  rafforzare la sua esperienza ascetica. Il dipinto, di autore ignoto, risalirebbe al 1500 o al 1600, e avrebbe un riscontro con l’affresco del Domenichino nella cappella farnesina del monastero di Grottaferrata. Di esso oggi, purtroppo, rimane ben poco, sfregiato com’è, dagli inizi del secolo scorso, nei volti di Cristo e del Santo, opera di blasfemi rimasti ignoti, e aggredito dalle intemperie. Nell’agosto 1995 l’ultimo sacrilego e scellerato atto ai danni del sacro affresco: sconosciuti hanno rovinato a colpi di mazza o piccone la parte inferiore del dipinto. A spingere la mano degli   autori del deplorevole gesto, forse, è stata l’intrigante leggenda secondo la quale dietro l’affresco fosse custodito un antico tesoro !

da "Il Quotidiano della Calabria"

Adriano Mazziotti

Un sedicenne  albanese residente con i suoi genitori a S. Demetrio Corone da  qualche anno,  e munito di regolare permesso di soggiorno, è stato denunciato a piede libero alla  Procura della Repubblica dei minori di Catanzaro.

Il provvedimento è stato emesso al seguito delle  minuziose indagini condotte dai carabinieri di S. Demetrio Corone, al comando del maresciallo Salvatore Spinelli, per risalire al responsabile del deprecabile atto vandalico compiuto , circa un mese fa, ai danni dell’antico ed evanescente affresco raffigurante   San Nilo, posto sulla parete interna dell’antico èremo in località Sant’Elia.

Allora la sacra effige è stata imbratta con vernice nera.

.Al momento non  è  stato  reso noto se assieme al ragazzo ci fosse qualche amico, né perchè l’autore dell’atto vandalico sia andato nell’eremo distante circa 1 km dalla chiesa di Sant’ Adriano munito di bomboletta spray.

L’autore del grave atto ha confessato di avere imbrattato l’affresco, giustificandosi  di “non essersi reso conto della sua importanza  religiosa e storica”.

Il suggestivo ed evanescente  affresco, all’interno delle  diroccate mura perimetrali dell’antico romitorio immerso nel silenzioso e impervio vallone di Sant’Elia - distante meno di un km dal complesso del Sant’Adriano - raffigura il monaco rossanese in preghiera davanti al Crocifisso dentro una grotta, dove era solito ritirarsi in meditazione per  pregare e  rafforzare la sua esperienza ascetica. Il dipinto, di autore ignoto, risalirebbe al 1500 o al 1600, e avrebbe un riscontro con l’affresco del Domenichino nella cappella farnesina del monastero di Grottaferrata. Di esso oggi, purtroppo, rimane ben poco, sfregiato com’è, dagli inizi del secolo scorso, nei volti di Cristo e del Santo, opera di blasfemi rimasti ignoti, e aggredito dalle intemperie. Nell’agosto 1995 l’ultimo sacrilego e scellerato atto ai danni del sacro affresco: sconosciuti hanno rovinato a colpi di mazza o piccone la parte inferiore del dipinto. A spingere la mano degli   autori del deplorevole gesto, forse, è stata l’intrigante leggenda secondo la quale dietro l’affresco fosse custodito un antico tesoro ! 

Adriano Mazziotti

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